Cosa sta succedendo in Myanmar: Shwe Yin Aye in conversazione con May Myat Noe

"Più brutali saranno le forze militari, più uniti saremo noi. Ormai, indipendentemente da dove ti trovi, non si riesce più a dormire bene. Le nostre menti e i nostri cuori desiderano una sola cosa: Democrazia."

di Gloria Venegoni e Shwe Yin Aye
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05 luglio 2021, 4:00am

Abbiamo sentito parlare molto del Myanmar dallo scoppio del golpe militare avvenuto il 1 febbraio scorso. Ci sono state mobilitazioni nelle piazze, e sollevamenti sui social ma, come spesso accade, dopo i primi bollori la questione ha smesso di occupare spazio sulle pagine dei quotidiani e nelle story dei social justice warrior

Noi di i-D vogliamo coltivare la fiamma dell’interesse su una situazione che non solo non si è conclusa, ma che continua a mietere vittime con costanza. Per farlo, abbiamo lasciato la parola alla modella di origini birmane May Myat Noe, in conversazione con l’artista, attivista e studentessa dell’Università di Edimburgo Shwe Yin Aye.

La storia del Myanmar è lunga e travagliata, densa di eventi violenti che ne hanno lacerato il tessuto sociale da quando nel 1948 ha ottenuto l’indipendenza dai coloni britannici come concausa dell’omicidio del giovane rivoluzionario Aung San, padre di Aung San Suu Kyi, la leader della Lega Nazionale per la Democrazia attualmente detenuta dal regime militare dopo che era già stata tenuta prigioniera per oltre 14 anni.

May Myat Noe appoggiata al muro maglioen bianco foto di Rosario Rex di Salvo
foto di Rosario Rex di Salvo

Di fatto, a parte brevi parentesi, il Myanmar è nel pieno di una guerra civile dal 1962—anno della prima rivolta studentesca—, e ha visto il susseguirsi di guerriglie tra i vari gruppi delle forze armate delle minoranze etniche (EAOs - Ethnic Armed Organizations) e i militari che vogliono assoggettare il paese. Il paese è stato teatro di violente soppressioni, come la sanguinosa Rivolta 8888 del 1988, ricordata per la partecipazione attiva di studenti e monaci e per il numero esorbitante di vittime civili (circa diecimila) che ha provocato, e della Rivoluzione Zafferano, condotta con metodi non violenti—ancora una volta protagonisti monaci, studenti e civili—, e che venne soffocata dai militari in un bagno di sangue

Solo nel 2010 il paese ha visto elezioni democratiche, pur mantenendo costituzionale la partecipazione al governo dei militari, e nel 2015 viene democraticamente eletto il NLD di Aung San Suu Kyi—la Premio Nobel per la pace non priva di ombre relativamente al genocidio dei Rohingya. Il mandato dell’NLD sarebbe dovuto essere riconfermato dopo aver ottenuto la maggioranza dopo le elezioni di novembre 2020. Elezioni però che hanno portato al coup d’etat dei militari che hanno fatto ripiombare il paese negli anni bui delle dittature militari.

May Myat Noe modella birmana foto di Rosario Rex di Salvo
foto di Rosario Rex di Salvo

May, modella birmana che dal giorno del colpo di stato si è attivata per aumentare la sensibilizzazione del pubblico e per amplificare la voce di coloro che combattono sul campo, si è confrontata con Shwe, giovane studentessa birmana e attivista, mente dietro alla campagna #MLYPforMyanmar (da “Mont Lone Yay Paw”, un dolce tipico dei festeggiamenti per l’anno nuovo), che permette a coloro che hanno lasciato il Myanmar a seguito della diaspora birmana di contribuire al paese di origine offrendo sostegno economico. Ne è uscito un dialogo sulla storia del paese e sulle cicatrici indelebili che un paese straziato da continui attacchi violenti inferisce inevitabilmente ai propri cittadini, sia a quelli che lo abitano, sia a quelli che si trovano lontani dalla patria, ma che vedono i propri cari essere vittime di una violenza cieca.

Shwe Yin Aye: Non credo che in molti avessero previsto quello che sta succedendo. Come sei venuta a conoscenza del colpo di stato, e qual è stata la tua reazione iniziale?
May Myat Noe: Quel giorno avrei dovuto avere un servizio fotografico e mi stavo preparando, quando hanno iniziato a dare la notizia dell’arresto della Presidente e del Consigliere di Stato. All’inizio ho pensato fosse una bufala, ma appena ho capito che si trattava della verità ho iniziato a non capire più niente.

May Myat Noe a mani conserte con indosso maglione bianco foto di Rosario Rex di Salvo
foto di Rosario Rex di Salvo

SYA: Crescendo, hai mai sentito raccontare storie dai tuoi parenti riguardo al regime militare? Loro cosa ne pensano di quello che sta succedendo?
MMN: Essendo cresciuta a Singapore, non ho vissuto sotto il regime militare. Mia mamma, che è stata anche una delle teste della rivoluzione di quegli anni, ci raccontava della rivoluzione del 1988. Ma ci sembrava quasi un racconto di fantasia. Non mi sarei mai aspettata di doverne avere a che fare direttamente. Essere cresciuta in un paese democratico mi fa capire quanto il Myanmar abbia bisogno di una democrazia. L’ingiustizia e gli atti disumani dei militari mi fanno infuriare, e allo stesso tempo mi sento frustrata all’idea di non poter fare niente di concreto.

SYA: Molte libertà di base sono state annullate all’inizio del colpo di stato. Com’è cambiata la tua vita dopo il golpe?
MMN: Ho avuto la fortuna di lasciare il Paese, ma ho saputo che l'esercito ha tolto tutti i diritti umani ai cittadini del Myanmar, compresa la possibilità di comunicare con il mondo esterno. A un certo punto non ero in grado di comunicare con la mia famiglia a causa dei blocchi della rete Internet. I militari stanno cercando di impedirci di mostrare al resto del mondo le violenze che stanno infliggendo al popolo birmano e i loro crimini contro l'umanità.

May Myat Noe foto a mezzo busto foto di Rosario Rex di Salvo
foto di Rosario Rex di Salvo

SYA: Il Movimento per la Disobbedienza Civile (The Civil Disobedience Movement - CDM) è stato candidato al Premio Nobel per la Pace. Quali sono alcuni modi creativi in cui le persone hanno protestato contro il colpo di stato, e perché pensi che il popolo del Myanmar meriti questo riconoscimento?
MMN: Credo davvero che i birmani siano le persone più simpatiche del mondo. Siamo sempre disponibili e pronti a fare beneficenza e aiutare chi ne ha bisogno. Le persone del CDM stanno stanno portando avanti il movimento facendo le veci di tutto il popolo birmano, senza danneggiare nessuno. Gli altri supportano facendo donazioni in tutti i modi possibili per aiutare il CDM. Inoltre, in alcuni casi, anchenov le donne del CDM danno i propri soldi alle persone più bisognose. Se questo non vale un Nobel, non so cosa potrebbe valerlo. Il CDM merita il riconoscimento. Altri modi creativi di protesta pacifica includono sbattere pentole e padelle per 15 minuti ogni sera alle 20:00, i SilenceStrike, e i FlowerStrike

SYA: Personalmente, sono stata perseguitata da incubi vividi e inquietanti, e questa è una situazione reale che accomuna molte persone che si stanno mantenendo al passo con le notizie che ci arrivano da casa, quando vediamo che nonostante le proteste pacifiche, i militari rispondono con la forza bruta. Tu hai fatto sogni del genere?
MMN: Più brutali diventeranno le forze militari contro il popolo, più uniti saremo noi. Non vogliamo soffrire di nuovo gli eventi che abbiamo dovuto affrontare negli ultimi 60 anni. Ormai, indipendentemente da dove ti trovi, non si riesce più a dormire bene. Le nostre menti e i nostri cuori desiderano una sola cosa: Democrazia.

may myat noe nella sede di i-D italia foto di Rosario Rex di Salvo
foto di Rosario Rex di Salvo

SYA: Ci sono dei giorni di protesta che ricordi in particolare? Hai preso parte ad alcune delle proteste, e nel caso potresti parlarcene?
MMN: Alcune personalità dello spettacolo, come me, hanno iniziato a fare il saluto con le tre dita, il simbolo che unisce il popolo del Myanmar nella richiesta di Democrazia. Sin dal primo giorno del golpe, soprattutto nelle prime 71 ore, ho usato la mia voce e i miei account social per parlare di quello che stava succedendo e diffondere notizie. Tuttavia, quando finalmente ci siamo resi conto che era ora di uscire e protestare, non ho esitato. Ho chiamato all’appello coloro che lavorano nella moda con me e siamo scesi a protestare!

Un giorno, dopo che il generale militare ha pubblicamente mentito, dicendo che il governo eletto dal popolo con a capo l’NLD aveva truffato le elezioni, milioni di persone sono scese in piazza a protestare. Quel giorno ho visto il vero volto dell'unità. Personalità pubbliche come me sono sotto accusa secondo l’articolo 505A del codice penale birmano, e sono stati emessi mandati di arresto per aver diffuso le notizie. Molte di quelle persone sono in fuga e alcune sono state persino arrestate. Questo dimostra quanto dobbiamo rigettare il governo militare. Un paese senza libertà di parola non può dirsi democratico.

foto bianco e nero di May Myat Noe seduta su uno sgabello foto di Rosario Rex di Salvo
foto di Rosario Rex di Salvo

SYA: Pensi che il colpo di stato militare abbia colpito in modo sproporzionato le minoranze etniche che hanno già dovuto affrontare le guerre civili precedenti per decenni? Cosa sta succedendo ai rifugiati?
MMN: Sono convinta che i militari abbiano fatto il lavaggio del cervello ai nostri connazionali del Myanmar su molte cose, aizzando contro le minoranze etniche, la comunità LGBTQ+ e le religioni diverse dal Buddhismo. Fomentano l’odio per nascondere i loro massacri. La gente del Myanmar sente il dolore e la sofferenza che i rifugiati hanno affrontato per molti anni. Fortunatamente, ora sappiamo che chi si nascondeva dietro a queste sofferenze è il nemico comune.

Alcune nazioni hanno condannato il golpe senza fare niente in concreto per aiutare. Oltretutto, molte di queste continuano ad avere rapporti commerciali con i soldati commerciando merci come petrolio e armi. Qual è la tua opinione a riguardo?
MMN: Credo che guardare il torto inflitto senza fare niente sia dannoso esattamente quanto il crimine stesso. Le persone al potere dovrebbero detenere quel potere per proteggere i più deboli, non per sabotarli. Ciò di cui il Myanmar ha bisogno ora è che i militari smettano di uccidere, abusare e arrestare i cittadini innocenti che combattono per proteggere i loro diritti e la democrazia. Vogliamo che i leader democraticamente eletti dal popolo siano immediatamente rilasciati. I nostri diritti vengono continuamente violati. Bambini, donne e animali vengono uccisi. Le case vengono continuamente perquisite. Tutto questo non è abbastanza per far sì che le Nazioni Unite e il resto del mondo aiutino il popolo del Myanmar?

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Crediti:

Foto di Rosario Rex di Salvo
Testo di Gloria Venegoni e Shwe Yin Aye

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