Fotografie di Federica Iannuzzi

Queste fotografie ci portano in una dimensione di calma, pace e stasi che credevamo di avere perso

Sono parte di "Lunario dei giorni di quiete" di Federica Iannuzzi, che traccia mappature emotive e archeologie sensoriali per metabolizzare le ansie di quest'epoca irrequieta.

di Carolina Davalli
|
04 agosto 2021, 9:50am

Fotografie di Federica Iannuzzi

Vite frenetiche, una società opprimente, un momento storico sulla soglia della distopia. Se l’esistenza in sé ha sempre fatto sentire l’essere umano inadeguato, risucchiato in un vortice di preoccupazioni e ansie, la pandemia globale ha fatto sì che questa sensazione si espandesse, fino a diventare un’irrequietezza pervasiva e febbrile distesa sulla nostra quotidianità. E la deriva più alienante di questo spettro di sensazioni è che possa adombrarsi di una maschera di apparente apatia.

Per chi si riconosce nella parola overthinker, quest’ultimo anno e mezzo ha reso il nostro cervello un posto ancora più ostile in cui abitare. Ed ecco che sono entrati in gioco hobby come la maglieria, le produzioni handmade e le discipline artistiche in generale (ma non solo), a placare il rimbombare dei nostri pensieri, anche solo per qualche minuto. Alcune persone hanno sperimentato nuove pratiche, altre hanno semplicemente riscoperto il potere catartico della propria passione. La missione comune? Trovare un po’ di pace.

Una ricerca intrapresa anche da Federica Iannuzzi, fotografa che durante il primo lockdown italiano di marzo 2020 ha avviato un progetto personale con l’obiettivo di ritagliarsi una dimensione di quiete dentro un mondo allo sbaraglio, in balia di repentini cambiamenti e privo di appigli, porti franchi o cupole di cristallo sotto cui rifugiarsi. Da questo bisogno di calma—e forse anche di escapismo—nasce Lunario dei giorni di quiete, un progetto ampio e stratificato che punta al recupero di una condizione intima, pacifica e serena della propria sfera emozionale, un luogo accessibile per Federica attraverso il mezzo fotografico.

Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo

Dopo essersi approcciata alla fotografia intorno ai 16 anni “un po’ per caso, come capita spesso,” ha studiato Beni Culturali e Archeologia, per poi entrare nel collettivo fotografico Cesura e cimentarsi direttamente sul campo. Qui, ha iniziato a sperimentare con questa pratica, fino a capire che sarebbe stata la costante della sua vita. “La fotografia è la scusa che ho per conoscere me stessa e ciò che mi circonda, ed è una scusa importante per me; sono una persona essenzialmente timida. Mi sento privilegiata ad avere questo espediente, e lo reputo fondamentale per stare a galla,” ci confida.

"L’esperienza a Cesura mi ha portato a capire effettivamente cosa mi piacesse. Così, ho deciso di non proseguire il percorso accademico in Archeologia per dedicarmi esclusivamente alla fotografia,” racconta. “L’archeologia, però, l’ho recuperata attraverso il mio approccio fotografico, e con il tempo mi sono resa conto che tutto quello che avevo studiato aveva un impatto molto forte sulla mia pratica, soprattutto per quanto riguarda il concetto di tempo,” continua. Negli scatti di Federica, infatti, il tempo sembra quasi non esistere, appare come un concetto lontano, secondario e quasi fuori luogo. Quello che resta cono immagini sospese, in bilico tra lo sguardo personale della fotografa e una condizione universale, collettiva e trascendente, quasi storica.

Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo

“I miei pensieri non si fermano mai e mi logorano da quanto mi assordano,” spiega Federica, che ci confida di trovare calma dal proprio flusso di pensieri solamente nel momento dello scatto; un gesto intimo e rivoluzionario, capace di collezionare mondi ovattati e racchiuderli nel perimetro di ogni immagine. “È per questo che continuo a fotografare,” conclude. Così, Lunario dei giorni di quiete prende la forma di uno scavo a cielo aperto delle profondità emotive dell’animo umano, un reportage archeologico di quelle percezioni e sensazioni tattili che negli ultimi tempi sembravano averci abbandonato, ma che avevano solo bisogno di un momento di silenzio e di stasi per riaffiorare.

“Tutto è fotografato d’istinto ed è collegato a ciò che provo nel momento dello scatto. Fotografando in pellicola, cerco di non sprecarla e scatto solo quando sento che c’è una forte connessione con quello che ho davanti,” ci racconta Federica. Attraverso un’operazione di mappatura sensoriale, la fotografa stila nei propri scatti piccole biografie di emozioni, tessendo una trama narrativa composta da frammenti percettivi e residui di ricordi, il tutto pervaso di una quiete che spiazza, oscillando da estasi contemplativa a rifugio precario.

Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo

“Prendo le mie ispirazioni dai fotolibri e, quando posso, cerco di comprarli o sbirciarli nelle librerie e negli archivi dei miei amici e colleghi. Poi inserisco tutto in un archivio personale, dove butto dentro ciò che mi ispira,” ci spiega Federica. “La mia è una ricerca tattile dell’immagine, ed è anche il motivo per cui scatto in pellicola,” conclude, rimarcando l’affinità tra la scala di grigi e la palette di sfumature del proprio stato d’animo dall’inizio della pandemia.

“Il titolo del progetto è una copia spudorata della raccolta di poesie curata da Guido Davico Bonino, un volume che riprende il format del taccuino per 365 poesie o appunti di testo, uno per ogni giorno. È una raccolta di giorni e informazioni, di fasi lunari. Il mio lunario raccoglie dettagli di calma, di quiete e di contemplazione, intesa come assenza di pensiero e fuga dalle pressioni della società e del momento che stiamo vivendo,” racconta Federica. Come il libro di Davico Bonino, il lunario di Federica ci ricorda che il tempo può essere declinato, interpretato o sezionato secondo altri parametri che non siano quelli delle lancette o dei fusi orari. Parametri come le fasi lunari, il tempo di un bacio, la lunghezza di un’ombra o il momento di apnea dopo un tuffo.

Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo

“Cerco sempre di decontestualizzare le immagini che scatto, di suscitare delle domande. Non mi interessa che le persone comprendano il significato della fotografia o del mio lavoro, mi interessa che associno a quell’immagine una propria sensazione, o che riescano a percepirla attraverso lo scatto,” ci spiega Federica, sottolineando le intenzioni dietro al suo progetto. Nelle sue fotografie, lo scorrere del tempo prende così la forma di pause, di sovrapposizioni e di cortocircuiti, come se fossero cartoline da un futuro inesplorato o ritrovamenti di qualche epoca ancora sconosciuta; in un gioco capace di ricollegarci al nostro apparato percettivo, risvegliandolo con brusca innocenza dall’apatia di un torpore esperienziale.

“Ci ho pensato un po’, e non credo che esista una musica che possa accompagnare il progetto,” risponde Federica alla domanda se esista un suono che leghi tutti gli scatti. “Però un suono c’è, quello delle cicale, una litania che mi accompagna ormai da mesi. Un suono costante, martellante, molesto e alienante, di cui non riesco a fare a meno,” conclude, in una metafora inconsapevole che rivela quanto anche il brusio più assordante e assillante possa contenere, o diventare, un angolo di quiete.

Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo
Intervista a Federica Iannuzzi sul suo progetto fotografico continuativo

Segui i-D su Instagram e Facebook

Crediti

Testo: Carolina Davalli
Fotografie: Federica Iannuzzi

Leggi anche:

Tagged:
tempo
escapismo
bianco e nero
a new focus
federica iannuzzi
lunario dei giorni di quiete