Fotografia di Cristina Cosmano con cui si è aggiudicata il "Premio Speciale VICE" alla Prima Edizione della Biennale della Fotografia Femminile di Mantova

Intervista a Cristina Cosmano, la vincitrice del Premio VICE alla prima Biennale della Fotografia Femminile a Mantova

"Il mio lavoro di fotografa comporta sempre fatica, l’essere donna in molte parti del mondo è stato un ostacolo. Quando l'ho visto mi sono sentita a casa."

di Alina Cortese
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19 maggio 2020, 1:38pm

Fotografia di Cristina Cosmano con cui si è aggiudicata il "Premio Speciale VICE" alla Prima Edizione della Biennale della Fotografia Femminile di Mantova

Quest’anno abbiamo dovuto tutti modificare le nostre abitudini, cambiare i nostri programmi e stravolgere radicalmente i nostri calendari. E se nel privato siamo rimasti paralizzati, anche tutto il mondo è stato messo in stand by, inclusa l'industria dell’arte, che è stata uno dei settori più colpiti da tutto ciò che l’emergenza Covid-19 ha comportato. Tuttavia, se i momenti di crisi ci insegnano qualcosa, è che con la giusta dose di reattività possono nascere nuovi modi per creare, comunicare e condividere.

Prendiamo La Biennale della Fotografia Femminile di Mantova, che sulla carta fa parte di quell'infinita lista di eventi rimandati a data da destinarsi. Ovviamente l'edizione fisica dell'evento è stata momentaneamente messa in pausa per cause di forza maggiore, ma per l'edizione online è vero l'esatto contrario: la Biennale continua, e oggi vi presentiamo la vincitrice del “Premio Speciale VICE” selezionata da Amanda Margiaria, Editor di i-D Italy, e Ludovica De Santis, Fotografa e Video Editor di VICE Italia. L'immagine con cui si è aggiudicata il premio è quella in bianco e nero che trovate in copertina.

Si chiama Cristina Cosmano, è una fotografa italiana ed è nata a Roma nel 1980. Affascinata fin da bambina dalle immagini, si laurea con una tesi fotografica all’Accademia di Belle Arti di Roma. Da allora dedica la sua vita a questa pratica artistica e ai viaggi, che diventano i veri e propri palcoscenici dei suoi scatti. La serie che ha scelto per la Biennale della Fotografia Femminile di Mantova è incentrata sulla maternità, un progetto di esplorazione personale che mira a esporre le innumerevoli sfaccettature di un evento così intrinsecamente intimo e personale.

L’abbiamo incontrata per parlare di questa serie, racchiusa nel titolo Lettere per quando sarai grande, ma anche della sua carriera e di quello che significa per lei essere una fotografa donna di reportage.

Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano

Ciao Cristina! Com'è iniziato il tuo interesse per la fotografia?
È una fissa che mi porto dietro da quando ero piccola. Per il mio ottavo compleanno chiesi a mio padre di regalarmi una macchina fotografica. La macchina arrivò, era una stupida compatta di quelle che si aprono a scatto e ci rimasi malissimo. Ovviamente desideravo una vera reflex, con gli obiettivi da cambiare. La potenza delle immagini mi ha affascinata per tutta l’infanzia. La mia primissima foto, l’ho scattata a 4 anni con la macchina di mio padre, è una foto mossa e sbilenca che porto sempre con me.

Perché hai deciso di concentrare la tua ricerca nel campo del reportage e della fotografia documentaristica?
Perché volevo dire la verità, sempre. Sono una viaggiatrice, e ogni volta che mi sono trovata in un posto ho scoperto che non era “come me lo avevano raccontato.” Volevo essere onesta con le mie foto, raccontare quello che vedevo e che sentivo senza sovrastrutture, senza dover in qualche modo accontentare l’immaginario di chi guarda.

Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano

Quali sono i fotografi che ti hanno maggiormente ispirato nella tua formazione?
L’elenco potrebbe non finire mai. Sono piena di libri fotografici, li sfoglio continuamente con aria sognante. Guardo i grandi fotografi del passato e anche i grandi fotografi del presente, con profonda meraviglia. Vengo ispirata dalla storia delle donne fotografe, in particolare di Diane Arbus, Tina Modotti, Inge Morath, a Gisele Freund. Ma anche da Robert Capa, Ryszard Kapuscinski, Josef Koudelka, Abbas e Sebastiao Salgado. E poi degli artisti su cui ho fatto la tesi: Andres Serrano, Alex Webb e Joel Peter Witkin. In accademia il professore di tecniche pittoriche ci diceva sempre: “Scegliete di copiare i grandi, perché se scegliete i mediocri copierete anche gli errori.”

Cosa ti ha spinto a partecipare alla Prima Biennale della Fotografia Femminile di Mantova?
Il fatto che fosse tutta femminile. Il mio lavoro comporta sempre fatica, l’essere donna in molte parti del mondo è stato un ostacolo. Quando l'ho visto mi sono sentita a casa.

Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano

In che modo la serie che hai presentato ti rappresenta?
È un lavoro sulla maternità. Sulla mia, in particolare. Ma vuole parlare dell'essere madre, con tutto ciò che comporta, anche della parte faticosa di quello che tutti chiamano il “lieto evento.” Dentro gli scatti ci sono io, e se è vero che ogni fotografo è nelle proprie immagini, allora in queste ci sono dentro al quadrato. È il primo lavoro che parla di me, delle mie sensazioni, in maniera del tutto onesta, quasi brutale. Un lavoro così non può che appartenermi.

Durante la tua carriera hai potuto viaggiare in diversi Paesi. Hai un progetto scattato fuori dall’Italia a cui sei particolarmente legata?
Il progetto del cuore è quello sul Dia de Muertos messicano. È un’altra delle cose che mi porto dentro da sempre. Ho presentato una tesi fotografica in Accademia, parlava della morte, della sua estetica, della sua filosofia, di quello che le immagini possono restituirci. In Messico il rapporto con la morte è molto diverso dal quello che abbiamo in Italia, per esempio. Il 2 novembre non solo si ricordano i morti, ma si celebrano, si accudiscono, si accolgono. Con tenerezza, con dolcezza, con allegria. È proprio un vero giorno di festa. A Pomuch, che è un minuscolo paese dello stato di Campeche, questo avviene pulendo le ossa dei propri parenti. Raccontarlo così può sembrare macabro, invece è un gesto di una bellezza straordinaria, naturale.

Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano

Qual è stato il progetto più difficile che hai dovuto affrontare?
Il lavoro sulla setta islamica dei Bektashi, che ho seguito principalmente in Kosovo. Si tratta di un gruppo islamico di derivazione Sufi che ogni primavera, il 21 marzo, rievoca le sofferenze dei profeti tramite un rituale in cui si infilzano con degli spilloni. I Bektashi sono una minoranza da sempre perseguitata dai musulmani, per via della loro maggiore apertura, che ad esempio concede di fumare o bere. La più grande difficoltà per me è stata trovarli e potermi introdurre nella loro comunità. Logisticamente, poi, il problema era riuscire ad assistere al rito in prima linea. Alla cerimonia, infatti, possono partecipare solo gli uomini, le donne stanno in una zona dedicata, che può essere una balconata o una sala confinante.

Il tuo approccio alla fotografia è cambiato durante la tua carriera? E quello ai soggetti?
Come per tutte le cose che crescono, anche il mio approccio fotografico è cambiato, si è evoluto, si è conformato al modo in cui volevo di esprimermi. È come imparare a leggere: cominci con una lettera alla volta, poi a leggere le sillabe, le parole, le frasi intere, fino ai periodi. L’approccio con i soggetti, evolvendosi, è diventato sempre più importante: nel lavoro di reportage l’incontro con le persone è fondamentale, ma è una capacità che si acquisisce con il tempo e l’esperienza. All'inizio ero presa dalla smania di essere sempre pronta a scattare più foto possibile, adesso trascorro giornate intere a parlare con la gente e la macchina fotografica nemmeno esce dallo zaino.

Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano

Quale consiglio daresti alle giovani fotografe donne che si affacciano per la prima volta al reportage o al mestiere in generale?
Di non smettere neanche un secondo di credere in quello che stanno facendo. Di credere nella loro forza, nella loro bellezza e nelle loro emozioni, fino alla fine. Vorrei dire loro che piangere fa bene, che fa parte del pacchetto. Siamo un valore aggiunto alla potenza delle immagini, per la nostra sensibilità, per il nostro sguardo, a volte anche per la nostra fragilità.

Hai progetti per il futuro o una serie in particolare che vorresti realizzare?
La scorsa estate ho attraversato l’Asia Centrale in macchina, insieme al mio compagno di viaggio e fotografo Fabrizio Finocchietti. Da Roma alla Mongolia a bordo di una 500 per 20 mila chilometri, attraverso 22 paesi. Questo viaggio incredibile ci ha dato la possibilità di incontrare un numero infinito di persone, ma soprattutto di stupirci per quanto fossero diversi alcuni posti rispetto a come ce li avevano descritti. Paesi come l’Iran, per esempio, o il Kirghizistan, o la Mongolia. Abbiamo intenzione di realizzare un progetto sulle incredibili realtà che abbiamo incontrato. In particolare le storie di persone che rispecchiano il contrasto tra la condizione esterna del luogo in cui vivono e i loro sentimenti interiori. Questa è una delle tante idee. Per fortuna, nel cassetto i sogni non finiscono mai.

Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano
Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano
Intervista alla vincitrice del Premio VICE alla Biennale di Fotografia Femminile di Mantova 2020: Cristina Cosmano

Crediti


Testo di Alina Cortese
Fotografia di Cristina Cosmano

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