Selvagge e liberatorie, queste foto celebrano il ritorno della donna alla natura

“Il ritorno al selvaggio è il ritorno alle origini. È una rinnovata presa di coscienza della propria essenza."

di Benedetta Pini
|
07 settembre 2020, 10:51am

Il legame tra donna e natura esiste fin dall’alba dei tempi, e ne esistono testimonianze artistiche fin dal paleolitico, con la famosissima Venere di Willendorf, o donna di Willendorf (23.000-19.000 a.C.). Un legame che successivamente è stato celebrato da poeti, pittori e scultori, finché, con il passaggio al positivismo, il paradigma è cambiato, e quel legame ha iniziato a venire demonizzato, silenziato e perfino deformato in senso denigratorio, attraverso l’associazione maschi = razionalità, fermezza = potere e donne = madre natura che dà la vita = irrazionale, emotiva.

Questo approccio ha innescato l’insorgere di una visione svilente nei confronti della donna, del femmineo e dell’emotività umana in generale, gettando le basi di una società miope, che nelle sue derive più malsane sfocia in un modello di femminilità estetico impossibile da raggiungere e di mascolinità tossica di cui finalmente oggi si inizia a parlare in termini onesti.

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

"Quando le donne sono relegate a umori, manierismi e contorni che si conformano a un unico ideale di bellezza e di comportamento, sono catturate nel corpo e nell'anima, e non sono più libere. [...] Essere considerate brutte o inaccettabili perché la propria bellezza non si adegua alla moda del momento umilia profondamente la naturale gioia che appartiene alla natura selvaggia," scrive Clarissa Pinkola Estés, psicologa jungiana autrice di Donne che corrono coi lupi, libro manifesto del femminino selvaggio.

Con “femminismo selvaggio” si intende una società in cui la donna, tramite il contatto diretto con la natura, si allontana dalle aspettative sociali e dagli standard estetici della cultura in cui vive, riappropriandosi del proprio corpo e sensorialità. “Bisogna ricordare che il corpo non è solo involucro, ma è molto di più, e per questo deve essere valorizzato. L’accettazione e stima di sé, a livello individuale, sono l'inizio per trasformare la società e la cultura in cui viviamo.”

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

È da questa presa di coscienza che è nato il progetto Green Generation, della fotografa italiana Arianna Genghini. “All’inizio del 2020 stavo affrontando un momento della vita in cui ho sentito la necessità di riscoprire me stessa, e l’ho fatto attraverso le storie di altre donne. Ho iniziato a riscoprire le vite delle donne della mia famiglia, a interessarmi a quelle delle donne che incontro, ad ascoltare podcast sulla condizione femminile, a leggere uno dopo l’altro libri di stampo femminista, da Jane Austen a Virginia Woolf, da Oriana Fallaci a Clarissa Pinkola Estés.”

“Dopo aver letto quel libro è cambiato tutto: è come se avesse dato forma a qualcosa di flebile e vago che sentivo dentro di me, ma era ancora sommerso, nebuloso” continua. “Estés tratta della riappropriazione della natura istintiva da parte delle donne, qualcosa che è già presente in modo più o meno consapevole dentro ciascuna di noi, ma che non sempre affiora senza uno stimolo o una presa di coscienza—come per me è stata la lettura di questo libro, e lo ha fatto violentemente.”

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Da quel momento, Arianna ha messo a fuoco l’obiettivo della propria pratica artistica e di Green Generazion: “Attraverso i miei scatti voglio proporre una visione politica del corpo della donna, un corpo consapevole della propria nudità e che rifugge la sessualizzazione dello sguardo esterno. Per questo lavoro, attraverso la destrutturazione e decostruzione, riporto il corpo alla sua purezza primitiva, lo strumento che serve alla donna per sentire, percepire, camminare, danzare.

“Mi piace pensare che gli uomini che guardano i corpi nudi delle donne che fotografo smettano di pensarle in modo sessuale, allo stesso modo spero che l'ondata di creative che lavorano sulla liberazione del corpo femminile, porti all'abbattimento della censura di questo stesso corpo. Un dispositivo che ingabbia il corpo della donna tanto quanto gli standard o i giudizi estetici.”

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Se guardando queste immagini avete subito pensato a Ryan McGinley, ci avete preso in pieno. Il fotografo statunitense è stato proprio il primo amore di Arianna, sin da quando ha iniziato a studiare fotografia: “Le immagini di Way Far sono impresse nella mia memoria, con la sua idea di gioventù spensierata e ribelle. Quando parlo di libertà e natura la mia mente va istintivamente a lui.” E anche se col tempo si è distaccata dal suo modo di fare fotografia, ne ha mantenuto la modalità pura, istintiva e libera, lontano dagli stereotipi e dai voyeurismi tecnici.

Chi vive in città sente spesso l'esigenza di allontanarsi dal caos metropolitano per immergersi nella natura, tra fiumi, boschi, laghi e scogli. E semplicemente si aspetta il weekend per concedersi una parentesi di fuga dalla routine urbana e riconnettersi con la parte più selvaggia di sé. “Sentivo questa esigenza e la soddisfavo, ma non mi chiedevo neanche il perché. E invece ora lo so: si tratta del bisogno di sentirmi libera, incontaminata e pura, uno stato che provo solo quando sono a contatto diretto con la natura. In quei momenti i problemi della vita quotidiana perdono significato, e mi riapproprio di una dimensione personale e onesta che avevo perso senza accorgermene,” riflette Arianna.

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

“Il ritorno al selvaggio è il ritorno alle origini, una rinnovata presa di coscienza della propria vera essenza. Togliere ogni tipo di sovrastruttura creata dalla cultura e dalla società in cui viviamo è il primo passo da fare. Ma senza dimenticarci di essere nel 2020, sia a livello culturale che tecnologico. La mia concezione di purezza comprende anche una sfera emotiva, spogliata di ogni giudizio, sia verso se stesse che le altre donne. Sono fermamente convinta che la diversità debba essere accettata e conosciuta, invece che allontanata.”

Il progetto di Arianna parte infatti da un’esperienza personale, ma si espande poi su un piano sociale, per riflettere sulle fasi della vita attraversate da tutte le donne, sui pregiudizi, gli stereotipi, le oggettificazioni, le minimizzazioni, le svalutazioni estetiche e intellettuali, le pretese e le aspettative che gravano sul genere femminile. Da qui nasce la necessità di adottare una visione collettiva, focalizzata su un paradigma culturale diverso da quello patriarcale, più sano e onesto.

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Un concetto, quello del collettivismo, elaborato in fotografia già da altre artiste, come Carlota Guerrero, altro punto di partenza per Arianna. “Mi piace pensare di aver creato la mia piccola comunità di donne e ragazze, fondata su un senso di libertà, di supporto reciproco e di empatia. Mettere a proprio agio l'altra persona attraverso la condivisone di pensieri, momenti ed emozioni è la modalità più efficace per creare un legame sincero, e fare poi trasparire tutto questo nei miei scatti.” Il primitivismo che accomuna la fotografia di Guerrero e Genghini non è solo uno stile estetico, ma un modo di arrivare al nucleo del concetto senza troppe sovrastrutture.

Nel concreto, tutto questo si è sviluppato in un progetto fotografico profondamente umano, che coinvolge donne di età, provenienza e fisicità diverse. Completamente immersi nella natura, gli scatti trasmettono le sensazioni che prova Arianna quando si riconnette alla propria parte ancestrale e allo stesso tempo ciò che sentono i soggetti, creando un’interconnessione potente.

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Su questa visione spontanea si innesta il concetto stesso di ecofemminismo, ovvero il punto d’incontro tra ambientalismo e femminismo. “Il binomio Eco e Femmina esiste da sempre, basta pensare alle storie delle streghe o alla concezione della fertilità delle civiltà antiche. Ma il movimento ecofemminista vero e proprio nasce negli USA negli anni ‘60, con la partecipazione delle donne alle lotte ecologiste che ha portato a una nuova consapevolezza comunitaria.” Giustizia ambientale e giustizia sociale vanno di pari passo in questa prospettiva. L’ecofemminismo si fonda infatti sul parallelismo tra sudditanza della donna nella società patriarcale e sfruttamento delle risorse naturali e delle categorie sociali subalterne, al fine di raggiungere un’eguaglianza reale, tra tutti gli esseri viventi.

“Si tratta di una corrente ancora non del tutto chiara,” spiega Arianna “composta da diverse correnti interne, proprio come il femminismo. Nel concreto, l'applicazione concreta di questo movimento prevede integrità e rispetto verso tutto ciò che vive sulla Terra, per raggiungere emancipazione, uguaglianza e abolizione delle gerarchie sociali, abbattendo individualismo, egoismo e corsa al profitto.” Ma non è così immediato, e la decostruzione del capitalismo è un'utopia ancora lontana secondo Arianna. “Forse, lo scenario proposto dal film Il pianeta verde è quanto più si avvicina al modello societario auspicato dall'ecofemminismo, ma dovremmo rovesciare completamente la società per come la conosciamo oggi. Il film parla di un utopico Pianeta Verde in cui vige un sistema di condivisione dei beni, lontanissimo dalle tecnologie del mondo moderno e futuristico nel modo in cui viene preservato della popolazione e del pianeta su cui vive.”

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Tutto questo, si riflette sull’autrice stessa, secondo un flusso empatico triangolare tra lei, le modelle e lo sguardo che le osserva. Lavorare a questo progetto, ci racconta, le ha permesso di prendere coscienza di quanto sia inutile, ai fini di una crescita individuale, costringersi entro canoni ed etichette prestabiliti: “La realizzazione di Green Generation, insieme alla ricerca teorica che lo ha preceduto e lo accompagna, hanno scatenato in me un rinnovato spirito di autoaccettazione e autostima.”

Così, le donne immortalate da Arianna sembrano uscite da una fiaba popolare russa o da un mito della tradizione folcloristica nordeuropea, che sono infatti parte dell’immaginario della fotografa: “Mi sono resa conto di quanta verità e significanza abbiano le fiabe. Per l’essere umano sono sempre state il mezzo attraverso il quale comprendere e narrare ciò che ci circonda con saggezza. E possono essere lette su diversi livelli a seconda dell’età, dando importanza ad aspetti diversi.”

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Quindi niente storytelling né personaggi: “Mi piace trasportare le persone che fotografo in un mondo alternativo, come mezzo per rappresentare la vera essenza della modella. Tutto dello shooting, dalla location allo styling, viene deciso sulla base del carattere della modella, spesso proprio insieme a lei. Il corpo e l'anima della modella sono i protagonisti degli scatti. Le fotografie rubate restano sempre le mie preferite, perché sono una traccia dell'anima del soggetto.”

E l’obiettivo finale è fare sì che questo il senso di empowerment venga trasmesso a noi che guardiamo le sue foto, innescando un dibattito propositivo sulla percezione sociale del corpo femminile, sui concetti di inclusività, diversità, sostenibilità, sull’abbattimento dei dogmi della cultura collettiva e di ogni sfruttamento. “Mi auspico che la società riesca a sintonizzarsi sulla stessa frequenza delle nuove generazioni, sempre più attente a questi temi, e produca una nuova cultura collettiva che rispecchi effettivamente ciò in cui crediamo. Se ognuno di noi facesse la propria piccola parte, credo che riusciremo davvero a innescare una vera e propria rivoluzione.”

selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura
selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura
selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura
selvagge-e-liberatorie-queste-foto-celebrano-il-ritorno-della-donna-alla-natura

Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di Arianna Genghini

Per approfondire la tua conoscenza del femminismo:

Tagged:
empowerment
femminismo
natura
ecofemminismo
interviste di fotografia
fotografi emergenti
a new focus
arianna genghini