Secondo la camera della moda francese non esistono (ancora) alternative valide alle sfilate fisiche

Ma si possono pensare complementi virtuali e soluzioni per ovviare a circostanze molto speciali, come quella in cui ci troviamo in questo periodo.

di Sumaia Saiboub
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09 giugno 2020, 1:36pm

Fotografia di Giorgia Imbrenda dal backstage di Act N°1

A quattro mesi dall’inizio dell’emergenza Covid-19, ciò che consideravamo “la normalità” ha assunto oggi forme radicalmente diverse. Ogni aspetto della nostra vita è stato in qualche misura coinvolto in questo processo, ma tra gli aspetti che hanno subito la maggior accelerazione c’è senza ombra di dubbio la digitalizzazione dei diversi settori produttivi. Visto l’obbligo prima di rimanere tassativamente a casa e ora di evitare gli assembramenti, qualunque riunione, evento o festival è stato rimandato a data destinarsi, oppure trasferito online per essere trasmesso in diretta streaming.


E la fashion industry non è certo stata esentata da questi stravolgimenti. Ogni capitale della moda ha dovuto reinventare in fretta e furia il proprio palinsesto per la fashion week, trasferendola al mese di luglio e digitalizzando le sfilate per il lancio delle nuove collezioni S/S 20. La rivoluzione ha spinto alcuni a mettere in discussione il sistema lungamente rodato in uso fino al febbraio scorso: molti designer hanno espresso la loro frustrazione per un calendario che mette al primo posto la produzione, a scapito della creatività; altri hanno fatto proposte relative alla presentazione delle collezioni nei negozi, rivelando un approccio più consumer-driven; altri ancora hanno detto a chiare lettere che non seguiranno più l’agenda delle fashion week. Un momento dunque di grandi interrogativi, dubbi, sperimentazioni e atti coraggiosi che cercano di innovare un settore produttivo spesso arroccato su posizioni anacronistiche.

Ma Ralph Toledano, presidente della Fédération de la Haute Couture et de la Mode, [l’equivalente francese della Camera della Moda italiana, NdA] non la vede diversamente. In un’intervista rilasciata ieri a WWD, in cui ha condiviso le sue opinioni sul futuro della moda dopo la fine dell'emergenza legata alla diffusione del virus Covid-19, Toledano ha dichiarato: “Per ogni brand la sfilata è l’highlight della stagione: un momento di fervore, emozione, celebrazione in cui ci si riunisce per sostenere il team di designer--una situazione in cui tutto è possibile. Lo show stesso è un eccezionale momento di emozione e entusiasmo, un’occasione specifica dove tutti gli esperti di moda si radunano per vedere--ma io direi anche annusare e toccare--il risultato di diversi mesi di duro e intenso lavoro. Lo staff non vede l’ora che arrivi il momento della sfilata, che nessuno salterebbe per alcun motivo.” Un’introduzione, o se vogliamo dirla altrimenti un riassunto dell’esperienza della sfilata, che fa intuire quanto avrebbe espresso poche righe dopo: “ [...] Non penso che si sia neanche vicini a trovare un’alternativa alle sfilate fisiche.”

In un periodo in cui tutti i player del settore moda stanno cercando il modo migliore per rinnovarsi e restare rilevanti in un'epoca altamente digitalizzata, Toledano riconosce comunque le potenzialità del digitale: "Tutte le case di moda devono avere una mente digitale, in ogni aspetto della loro organizzazione. Per quanto riguarda le sfilate, il virtuale sta diventando un complemento interessante e una possibile alternativa in circostanze molto speciali, proprio come il terribile periodo che stiamo attraversando. Può essere una vera fonte d'innovazione nell'espressione della creatività, ed è ciò a cui stiamo lavorando per i nostri progetti donna, uomo e couture che si terranno online a luglio."⁣

Una posizione netta e precisa la sua, che non lascia ombra di dubbio su come Toledano immagina i mesi e gli anni post pandemia: un ritorno a quella che fino a gennaio conoscevamo come normalità.

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