Fotografie di Sølve Sundsbø. Courtesy of Michaela Stark

I corpi alieni di Michaela Stark

L'artista e designer ci parla di "Stark Naked", la sua nuova serie fotografica creata con il fotografo Sølve Sundsbø e il truccatore Kevin Cordo in cui il corpo viene manipolato, contorto, alterato.

di Sophie Wilson
|
20 dicembre 2021, 12:42pm

Fotografie di Sølve Sundsbø. Courtesy of Michaela Stark

L’erotismo delle sue creazioni e l’estremismo del suo messaggio di body neutrality hanno reso famosa in tutto il mondo Michaela Stark. E con la sua collezione più recente, intitolata Stark Nakedin mostra fino al 19 dicembre alla galleria parigina 3537—l’artista couture ha spinto la propria pratica verso nuovi orizzonti, realizzando pezzi che contorcono il corpo in forme così ultraterrene da essere quasi irriconoscibili. Questi capi in chiffon, tulle e organza assomigliano a sculture, e il loro potenziale trasformativo è ulteriormente valorizzato dai collaboratori della serie: il fotografo Sølve Sundsbø e il truccatore Kevin Cordo. In questo contesto, Michaela ha inoltre realizzato una performance in cui, dal vivo sul palco, infilava un paio di forbici in un iconico corsetto a cono di Jean Paul Gaultier (con l’approvazione de l'enfant terrible stesso, ovviamente), prima di indossare quel pezzo, così rielaborato, con quel suo stile riconoscibile che modifica le forme corporee.

Col proprio lavoro, Michaela ha sempre voluto evidenziare quelle che vengono percepite come imperfezioni fisiche, rendendo il corpo parte del look finale tanto quanto gli abiti stessi. Per questa mostra, tuttavia, ha deciso di mostrare i capi in un contesto che non fosse prettamente legato al loro utilizzo, in modo da dare ulteriore risalto alle ore di lavoro artigianale necessarie per creare ogni singolo pezzo. La body neutrality rimane un messaggio importante, ma piuttosto che accettare il corpo così com'è naturalmente, questa collezione vuole trasformarlo, per andare oltre alla percezione rassicurante di fisico a cui ci hanno abituato. È un tentativo di presentare i corpi umani come forme di vita aliene, alterate ed esagerate fino all'estremo attraverso abiti apparentemente umili.

La mostra costituisce anche la prima esperienza IRL di Michaela. Sebbene abbia sempre lottato contro la censura di Instagram, infatti, la piattaforma è la principale vetrina di condivisione del lavoro dell’artista, almeno fino ad adesso. In effetti, questa collezione dimostra tutta la versatilità di Michaela come artista e stilista, oltre alla sua capacità di creare lavori tanto versatili da non sfigurare nP nell’ambiente formale di una galleria, né sullo schermo di un iPhone.

Abbiamo incontrato Michaela per parlare di moda come medium fantasy, di mondo offline vs quello online e di ciò che fa sempre incazzare le persone.

fotografia di Michaela Stark con capi delle sue collezioni
Fotografia di Swerious Lee. Courtesy of Michaela Stark

Come presenteresti la tua ultima collezione, Stark Naked?
All'inizio dell'anno ho completato la mia collezione Second Skin, interamente creata su di me. Così ho voluto ampliarla, progettando questa collezione di lingerie couture per persone specifiche: io, Jade 'O' Belle e Dodo Potato. Ho iniziato a lavorare con Jade 'O' Belle per sviluppare il look couture su di lei, poi è arrivata la mostra, ed è stato allora che ho incluso Dodo. Abbiamo lavorato sulle forme per mesi, trasformando il corpo in modo così estremo da renderlo quasi irriconoscibile. Sono capi progettati per evidenziare gli inestetismi del nostro corpo, ovvero gli aspetti ci hanno sempre insegnato a nascondere.

Per questa collezione ho tratto ispirazione dalla pelle e dalla carne. Ho usato organza di seta, chiffon di seta e tulle tinti in modo da abbinarli alla pelle delle modelle o per riprodurre la pelle invecchiata o in decomposizione. Ho poi incluso ricami che ricordano rughe, smagliature o vene. L’idea è quella di guardare al corpo senza filtri e di consentire alle parti che lo compongono di stare in piedi come opere d'arte a sé stanti. Nelle immagini, Kevin Cordo ha truccato il corpo, evidenziando i segni rossi e le linee che rimarrebbero dopo aver indossato un corsetto. Così è riuscito davvero a esasperarne la forma.

immagine di un corpo deformato con dei livi da michaela stark
Fotografia di Sølve Sundsbø. Courtesy of Michaela Stark

Questa esasperazione estetica grazie al make-up conferisce alle immagini un’estetica ultraterrena. È questa la direzione in cui sta andando il tuo lavoro?
Sì! Molte persone inseriscono il mio lavoro nella categoria della body neutrality. E ne fa parte, sicuramente, ma spesso questo concetto rimanda alla celebrazione del corpo così com'è naturalmente. Al contrario, il mio lavoro raramente mostra il corpo per quello che è. Si focalizza più sull’accentuarlo in una forma alterata, al punto da renderlo innaturale, quasi alieno. Ho sempre amato fantasticare sull’esistenza di una dimensione alternativa. La moda è fantasy, soprattutto la moda couture, puoi creare nuovi mondi di cui puoi davvero fare esperienza nella vita vera. Passo dopo passo, sto portando il mio lavoro nel mondo reale, e penso che diventerà sempre più surreale: è sconvolgente vedere il corpo modificato così all’estremo nella vita vera, più di quanto lo sia vederlo su Instagram, dove abbiamo ormai l’abitudine a vedere corpi manipolati con gli strumenti digitali come FaceTune.

Hai un modo preferito per presentare il tuo lavoro?
Mi sto avvicinando sempre di più all’arte performativa. Ho iniziato mostrando il mio lavoro su Instagram dalla mia cameretta. Non dovendo mostrarlo a nessuno nella vita reale, ne avevo il pieno controllo. Ora sto lentamente iniziando a lasciare andare un po' il controllo, in modo da potermi esibire nella vita reale e mostrare il mio lavoro in questa prospettiva completamente nuova. Penso che si evolverà. Sto testando i limiti delle modalità con cui mostrare il mio lavoro live.

immagini di un corpo con dei lividi dalla collezione di michaela stark
Fotografia di Sølve Sundsbø. Courtesy of Michaela Stark

Il tuo lavoro riguarda il modo in cui gli indumenti interagiscono con il corpo, ma in questa mostra fotografica gli abiti diventano sculture e sono separati dal corpo. Come pensi che il contesto cambi il modo in cui viene percepito il tuo lavoro?
I miei pezzi sono intrinsecamente progettati sul corpo, ma trovo che a volte in questo modo, la bellezza del pezzo si perda. Mi concentro sui minimi dettagli nei miei capi, perché penso che siano l’elemento che aggiunge bellezza a qualcosa. A volte i miei corsetti vengono assorbiti dal corpo che li indossa, e il vero impatto sta proprio nel modo in cui il corpo viene in questo modo manipolato e mostrato. Ecco perché qui volevo mostrare i miei pezzi separati dal corpo. Ma lo ricordano comunque talmente tanto da sembrare degli esseri viventi, permane in loro un senso di movimento: c'è sempre qualcosa di umano, degli elementi che rimandano alla carne.

Cosa vorresti che le persone provassero vedendo questa collezione?
Voglio semplicemente che provino qualcosa. L’altro giorno qualcuno ha lasciato un commento sul mio Instagram dicendo: "Tutto questo è disgustoso. Non mi fa provare niente." Ricevo tante reazioni contrastanti in risposta al mio lavoro, ma vorrei che le persone semplicemente provassero qualcosa, che sia amore o odio. Mi piace che le persone abbiano delle reazioni forti confrontandosi con le mie opere. Se non sto facendo incazzare qualcuno, allora ho l’impressione che non stai progredendo.

corpo contorto in forme strane michaela stark
Fotografia di Sølve Sundsbø. Courtesy of Michaela Stark

Questo contenuto è comparso originariamente su i-D UK.

Segui i-D su Instagram e Facebook.

Leggi anche:

Tagged:
Body Positivity
parigi
Μόδα
body neutrality
michaela stark