7 attivisti italiani che devi assolutamente conoscere

Ecco i Gen Zer, ma non solo, che stanno cambiando il volto dell'attivismo climatico in Italia.

di Carolina Davalli e Giorgia Imbrenda
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25 settembre 2020, 4:00am

In occasione del Global Climate Day of Action, VICE Media Group (di cui noi di i-D facciamo parte) ha creato una serie di contenuti che parlano di ecologia, attivismo green e rapporto tra emergenza climatica e industria della moda.

Così abbiamo deciso di intervistare 7 attivisti italiani che attraverso la loro presenza online e offline stanno sensibilizzando i giovani (e non solo) rispetto l’emergenza climatica, innescando circoli virtuosi e fornendo dati essenziali per alimentare una percezione più cosciente del nostro ruolo nella questione ecologica.

Ecco qui i sette volti, e le sette voci, che stanno cambiando il panorama dell’attivismo climatico in Italia.

Elena Clara Maria Rossetti

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Quanto è importante l’attivismo, nella questione ecologica e della sostenibilità?
Credo nell’attivismo e nella divulgazione sul Web perché amplificano esponenzialmente la nostra capacità di costruire relazioni. La possibilità di cambiare come società deriva dalla capacità di cambiare come singoli individui, e ovviamente questo funziona quando gli individui sono in relazione e in contatto tra loro. Una volta ho postato sul mio profilo un mosaico, come metafora del fatto che il tutto sia più della semplice somma delle singole parti: il collage delle foto di gesti sostenibili compiuti dalla mia community andava a creare un’immagine nuova, che non avresti potuto cogliere se ti fossi soffermato su ogni singolo scatto.

Quali sono i tuoi obiettivi o i miglioramenti che vorresti fare nella tua vita personale, per essere più cosciente verso l’ambiente?
Mi piacerebbe cambiare fornitore di energia elettrica, gestire una casa che consumi di meno e ottimizzare le risorse dello spazio in cui vivo. Ma sono cambiamenti che puoi fare solamente quando lo spazio in cui abiti è tuo.

Cosa ne pensi della Gen Z e del suo rapporto con la crisi climatica?
Ci riguarda in prima persona, perché sarà la nostra generazione a vedere le temperature crescere ancora e a risentire degli effetti devastanti che provocherà. Quest’anno alle Hawaii è stato registrato il più alto tasso di biossido di carbonio nell’atmosfera nella storia dell’umanità, 415 ppm. Si tratta di una quantità di CO2 che minaccia molte specie sul pianeta e ne ha già causato l’estinzione di migliaia. Sabato scorso sul Metronomo di New York è comparso un nuovo countdown: è il tempo che ci rimane per agire prima che gli effetti del cambiamento climatico diventino irreversibili, secondo il Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change.

Iris Aresu

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C’è stato un momento in cui hai capito che era un tuo dovere fare qualcosa per il pianeta?
Il mio primo approccio all'attivismo è stato per la liberazione degli animali, e poi si è esteso ad altre tematiche, come quella ambientale. Mi sono resa conto che lavorare sul mio piano individuale non era abbastanza: dovevo fare qualcosa di più per quei 40.000 animali che muoiono ogni secondo solamente a causa dell'alimentazione umana. Sono diventata un'attivista quando ho interiorizzato l’impellenza di agire, quando ho preso coscienza della mia fetta di responsabilità.

Quali sono i tuoi obiettivi o i miglioramenti che vorresti fare nella tua vita personale, per essere più cosciente verso l’ambiente?
Penso che nell'attivismo ci siano due sfere cruciali, quella collettiva e quella individuale. Come attivist*, chiediamo cambiamenti importanti a livello globale, ma dobbiamo accompagnare queste richieste con cambiamenti personali, e dobbiamo essere i primi a metterli in pratica. Credo che il sistema venga mosso dalla collettività, e come consumatori abbiamo un potere enorme. Questi piccoli gesti, accompagnati da un attivismo sul piano globale, possono davvero fare la differenza. Ovviamente c'è ancora molto su cui lavorare, man mano cerco di avvicinarmi a uno stile di vita totalmente zero waste e limitare il più possibile il mio impatto.

Quanto è importante l’attivismo, nella questione dell’ecologia e della sostenibilità?
È fondamentale. Si stima che quasi tutto l'inquinamento sia prodotto da circa 100 grandi aziende. Abbiamo bisogno che loro ci ascoltino e soprattutto che ascoltino quello di cui noi ci facciamo portavoce: la scienza. La ribellione è un nostro diritto, perché la vita lo è. La ribellione è un nostro dovere, perché le generazioni future non avranno più tempo per ribellarsi.

Qual è il cambiamento più grosso che vorresti vedere in Italia?
Vorrei un'Italia libera dallo sfruttamento. Un'Italia dove la finanza e la politica vengano completamente rivisitate: dall’eliminazione dei combustibili fossili a un nuovo sistema agroalimentare, libero dal caporalato e da ogni forma di oppressione umana e animale.

Nicola Lamberti

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C’è stato un momento in cui hai capito che era un tuo dovere fare qualcosa per il pianeta?
Non ricordo il momento esatto in cui ho iniziato a non sopportare più quello che vedevo: da sempre non accetto di vedere la spazzatura per strada, come migliaia di sigarette ai margini dei marciapiedi. Una decina di anni fa, però, mi sentivo troppo piccolo per sgridare un adulto ed esortarlo a comportarsi diversamente. Da qualche anno sento che è arrivato il momento di parlare e di agire, che ho il dovere di dire la mia, di correggere i miei errori e spronare gli altri a fare lo stesso, perché il tempo scorre veloce.

Quali sono i tuoi obiettivi o i miglioramenti che vorresti fare nella tua vita personale, per essere più cosciente verso l’ambiente?
Studio Ingegneria Ambientale e Territoriale e ogni giorno cerco di imparare qualcosa di nuovo per poter dare il mio contributo alla causa. Sembra banale, ma ognuno di noi ha un ruolo da protagonista nella questione ambientale. Personalmente, ogni giorno cerco di abbassare la mia impronta ecologica, la mia sfida attuale riguarda l’alimentazione: sto cercando di ridurre al minimo la carne, settore che attualmente è uno dei più impattanti per quanto riguarda l’inquinamento di CO2.

Qual è il cambiamento più grosso che vorresti vedere in Italia?
Innanzitutto, mi piacerebbe vedere un’inversione di marcia da parte dei boomer, che costituiscono la nostra classe dirigente ma restano la generazione meno attenta e meno preoccupata riguardo alla questione ambientale. In secondo luogo, mi piacerebbe vedere un’azione politica collettiva e concreta, che sostenga il rispetto ambientale su tutti i fronti.

Cosa ne pensi della Gen Z e del suo rapporto con la crisi climatica?
La Gen Z è la prima generazione che pagherà le conseguenze della crisi climatica, e per questo è anche la più attiva. La tecnologia, la moda, i trasporti e l’alimentazione hanno un impatto ambientale, e sono sicuro che questa generazione, se continuerà a essere sensibile alla tematica come si sta dimostrando, saprà rivoluzionare ognuno di questi campi.

Sarah Brizzolara

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C’è stato un momento in cui hai capito che era un tuo dovere fare qualcosa per il pianeta?
Ho sempre avuto una certa attenzione verso i temi legati all’ambiente, che mi hanno trasmesso i miei nonni. Mi ricordo quando, da bambina, stavano per costruire una nuova strada in un campo dietro casa mia, e io volevo impedirlo. Arrivai persino a scrivere al Presidente della Repubblica.

Quanto è importante l’attivismo, nella questione dell’ecologia e della sostenibilità?
Credo che fare attivismo sia molto importante per risvegliare il senso civico comune, sia riguardo alle istanze ambientali, sia a quelle sociali. La chiave è trasmettere messaggi semplici e alla portata di tutti. Siamo diventati più spettatori e meno cittadini. Credo che agire sia il fulcro dell’essere vivi.

Qual’è il cambiamento più grosso che vorresti vedere in Italia?
Vorrei una rete nazionale di ciclovie, che colleghi l’intera Penisola in modo uniforme, e un piano comune a livello nazionale sulla gestione dei rifiuti, perché adesso varia in base alle società che hanno in gestione la raccolta differenziata in una determinata zona. Volendo essere un po’ più ambiziosa, desidero una pianificazione sul lungo termine, una chiara road map su come attuare la transizione ecologica, mettendo al centro la biodiversità e i singoli territori.

Cosa pensi della Generazione Z e del suo rapporto con la crisi climatica?
Penso sia positivo che i giovani abbiano deciso di mobilitarsi su questo tema, facendo squadra e mettendosi in gioco a livello globale. È una generazione nuova, che può cambiare il mondo e renderlo più inclusivo.

Federico Mascolo -  Duegradi

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C’è stato un momento in cui hai capito che era tuo dovere fare qualcosa per il pianeta? 
La mia sensibilità ambientale è nata alle elementari, grazie alla partecipazione a diversi progetti del WWF—al punto che volevo diventare una guardia forestale. E poi c’è stato un episodio cruciale. Nel 2015 ho visitato il ghiacciaio Franz Joseph, in Nuova Zelanda. Stavamo percorrendo la vallata in auto: ai lati della strada c’erano dei cartelli che indicavano il perimetro del ghiacciaio in un determinato anno. La serie di cartelli iniziava quasi 10 km prima dell’attuale ghiacciaio…

Quali sono i tuoi obiettivi o i miglioramenti che vorresti fare nella tua vita personale, per essere più cosciente verso l’ambiente? 
Diminuire sensibilmente alcune mie attività che esercitano un forte impatto a livello di emissioni: viaggiare meno in aereo, mangiare meno carne e contribuire all’opera di sensibilizzazione. Con Duegradi proviamo a spingerci più in là, sensibilizzando l’opinione pubblica.

Quanto è importante l’attivismo nella questione dell’ecologia e della sostenibilità?
È fondamentale, solo coinvolgendo tutte le realtà politiche riusciremo a raggiungere obiettivi concreti. Parlare della crisi ambientale e climatica, inoltre, ci ha permesso di portare a galla alcune questioni importanti ancora irrisolte, come l’ineguaglianza sociale e razziale, sulle quali è fondamentale lavorare affinché le conseguenze del cambiamento climatico non vengano subite in modo esponenziale dai più vulnerabili. L’attivismo ecologico è la chiave per trasformare la realtà di oggi in quella che vorremmo nel 2100.

Qual è il cambiamento più grosso che vorresti vedere in Italia?
Un vero piano di sviluppo a basse emissioni a lungo termine, con una visione organica e multi-settoriale. Al momento non esiste. Vorrei anche che iniziassimo a chiamare le cose col proprio nome, ad esempio un Decreto Clima che parli effettivamente di crisi climatica, e non di altro.

Giorgia Pagliuca

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C’è stato un momento in cui hai capito che era un tuo dovere fare qualcosa per il pianeta?
È stato un processo graduale. Mi guardavo intorno e notavo che, mentre il mondo cadeva in pezzi, continuavamo con le nostre vite di sempre. Come se non fosse successo nulla; come se l’Amazzonia, l’Australia, l’Indonesia e la California non stessero bruciando da settimane, mesi e anni. Più crescevo, leggevo e studiavo, più mi rendevo conto di quanto le regole del gioco fossero malsane per tutti, esseri umani compresi.

Quanto è importante l’attivismo, nella questione dell’ecologia e della sostenibilità?
Il mio attivismo ambientale è intersezionale e non prescinde dalla volontà di giustizia sociale. L’emergenza climatica sta colpendo in primis quei paesi già devastati da fame, povertà e sfruttamento, acuendo ancora di più le disuguaglianze globali. Non dobbiamo però pensare che la crisi climatica non riguardi l’Europa o l’Italia. Se c’è una cosa che questo 2020 ci ha insegnato è che la crisi sanitaria e quella ambientale sono intrinsecamente legate: entrambe riguardano l’intero globo ed entrambe sono causate dal nostro modello produttivo. Senza una forma di attivismo inclusivo e intersezionale non otterremo un cambiamento radicale.

Cosa pensi della Gen Z e del suo rapporto con la crisi climatica?
La Gen Z, rispetto alle generazioni precedenti, ha molto più a cuore la crisi climatica e sente la necessità di cambiare direzione. Non ha paura di tirarsi su le maniche. Già molti di noi sanno che la Terra non sarà più la stessa tra 20 anni—tra carenza di risorse, inondazioni, ondate di calore e scioglimento dei ghiacciai—, e siamo pronti a mobilitarci globalmente affinché si prendano le giuste precauzioni per limitare i danni.

Gloria Pallotta - Kororia

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C'è stato un momento in cui hai capito che era tuo dovere fare qualcosa per il pianeta?
Il mio sapere deriva dalla curiosità di capire i fenomeni attuali. Approfondendo il tema delle migrazioni, mi sono resa conto che oltre 25,2 milioni di persone ogni anno (dal 2008 al 2017) abbandonano il proprio paese a causa di disastri ambientali. Gli effetti distruttivi del cambiamento climatico colpiscono infatti i più deboli e poveri, coloro che non hanno le risorse per poterlo combattere. Queste persone non vengono riconosciute dallo Stato come migranti climatici e non sono adeguatamente tutelate. Il dovere parte dalla conoscenza, che porta alla consapevolezza, che porta all’azione.

Quali sono i tuoi obiettivi o i miglioramenti che vorresti fare nella tua vita personale, per essere più cosciente verso l'ambiente?
Il primo passo è la raccolta differenziata. Evitare totalmente di comprare bottiglie in plastica, riutilizzare flaconi per shampoo e saponi, usare borse in cotone per fare la spesa o riutilizzare le borse plastificate. Un altro problema da evidenziare è l'abuso della carne. Informarsi aiuta in primis noi stessi, ma anche gli altri: dare l’esempio con i propri comportamenti innesca nelle persone intorno a noi la voglia di capire e di fare la propria parte.

Quanto è importante l'attivismo, nella questione dell’ecologia e della sostenibilità?
L'attivismo è fondamentale, scendere in piazza e lottare è un nostro diritto. Esprimo i miei ideali anche tramite la mia pratica artistica, come la performance "Toglietemi tutto ma non il futuro": ci siamo spogliati in piazza in occasione del Friday's For Future, e lo faremo in tutte le piazze italiane per portare avanti a pugni stretti questa battaglia, per la nostra generazione e per quelle future. L'attivismo importante perché è immediato, reale, crudo e forte.

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