Magari "Skam Italia" non fa per voi, ma è esattamente quello di cui abbiamo bisogno

La quarta stagione ha aperto un enorme dibattito, ma una cosa è sicura: dovrebbero esistere molte più serie tv come "Skam Italia".

di Sumaia Saiboub
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20 maggio 2020, 11:36am

Di inclusività si dovrebbe parlare solo se si ha davvero qualcosa da dire a riguardo. Ancora meglio, sarebbe uno di quegli argomenti da dare per assodati. Purtroppo, però, quando questo termine viene inserito in una conversazione, c'è ancora chi storce il naso e magari si sente un po' a disagio.

Ma intanto la Gen Z è andata ormai ben oltre tutto questo, e il successo di Skam ne è la conferma. Una serie teen che dà agli adolescenti quello che vogliono gli adolescenti: esplorare i concetti di identità, genere, amore, scelte e maturazione, senza moralismi, ma con tanta stucchevolezza.

In questi ultimi giorni la serie è tornata a fare parlare di sé per l'uscita della quarta stagione, pubblicata lo scorso 15 maggio su Netflix dopo una lunga genesi e una potenziale cancellazione. Subito, sui social media è diventato uno dei principali argomenti di conversazione, con gli hashtag #SkamItalia e #Skam4 in trend topic fin dall'uscita del teaser, ripetuti e ripetuti in centinaia di migliaia di post, storie e una varietà indefinibile di altri contenuti.

Ad attirare l'attenzione sulla serie, ancora più di quanta non ne avesse già, è la protagonista della nuova stagione, Sana. Se avete già confidenza con Skam, vi ricorderete sicuramente delle sue blastate; per tutti gli altri, è la ragazza con il velo che avete visto nei trailer e i materiali promozionali.

"Skam Italia rappresenta senza giri di parole il modo in cui gli adolescenti interagiscono oggi. Non ci sono esagerazioni."

Martina, 17 anni

Nell'arco di 10 episodi, Skam Italia si addentra nella vita di un’adolescente italiana di origine tunisina e di religione musulmana, alla ricerca di un difficile equilibrio tra i valori con cui è cresciuta e quelli di una società dominata da una cultura diversa dalla sua. E non poteva che essere Skam la serie a offrire questo tipo di narrazione, con uno sguardo ancora inedito per il piccolo schermo italiano.

Ma perché gli adolescenti italiani si sono tanto affezionati a questa serie tv? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro. “È una rappresentazione molto chiara e onesta di come i teenager oggi si inseriscono nel mondo, senza esagerazioni," afferma Martina Valenza, studentessa 17enne. "Mi ritrovo completamente nelle parole dei personaggi e nelle loro dinamiche interpersonali--e come me, tanti altri miei coetanei."

Il motivo della popolarità di Skam sembra essere il fatto di essere riuscita a dare finalmente una voce alla Gen Z, come riflette anche un'altra appassionata 19enne della serie, Mersia Fiore: "Il modo in cui la serie affronta drammi, incomprensione, tristezza, solitudine e momenti felici riesce ad arrivarmi.” E Skam fa tutto questo: "Senza raccontare storie incredibili o inverosimili. Pone l’attenzione sulla fragilità e sull'interiorità dei protagonisti, che si trovano a scontrarsi con la propria identità, i propri sentimenti, le aspettative della società e le conseguenze delle proprie azioni. La profondità con cui la serie parla di tutto questo la rende universale, e quindi condivisibile," conclude Yasmine Tangou, studentessa al primo anno di Architettura presso il Politecnico di Milano.

"Inoltre, si differenzia dalle altre anche il modo in cui i vari personaggi parlano tra loro: è esattamente lo stesso linguaggio che usiamo noi," aggiunge Alice Bruno, 16 enne di Mazara del Vallo, Sicilia. Ma adottare un punto di vista che sia completamente inclusivo e scevro di bias culturali non è facile, e la serie sembra esserci riuscita solo in parte, scatenando accesi dibattiti sui social media che hanno diviso la Gen Z in due schieramenti opposti.

"Chi ha già visto, sta vedendo o vedrà in futuro Skam Italia finalmente può vedere un pezzo di ciò che io, ragazza musulmana in Italia, vivo ogni giorno."

Yasmine, 21 anni

Da un lato c'è chi, come Kamil Souhail, fotografo 21 enne di Perugia, si sente rappresentato solo in parte da Skam Italia, riconoscendosi nelle dinamiche sociali rappresentate "fin nei minimi dettagli", ma non in toto da un punto di vista di inclusione culturale, in quanto ragazzo musulmano.

Yasmine, invece, ha trovato con la serie una connessione più forte: "Sento che chi ha visto e guarderà Skam riuscirà a vedere un pezzo di ciò che io, ragazza musulmana in Italia, vivo ogni giorno. L’intolleranza, i dilemmi morali, i conflitti interiori, i sentimenti e la paura di non essere abbastanza italiana o musulmana mi hanno fatto sentire Sana vicina a me, e io vicina a lei."

E se da un lato la scelta di non scritturare attori arabi lascia perplessi, secondo Yasmine la spiegazione sta in un bias ancora troppo radicato nella cultura italiana, come fosse: "Un modo implicito per marcare una distanza rispetto a una realtà che qui non è ancora completamente accettata."

Tuttavia, Yasmine ci fa notare che dietro alla storia di Sana c'è stato un vero e proprio studio, oltre all'intervento di membri della comunità musulmana in qualità di consulenti, e per questo gli autori della serie sono riusciti a rappresentare e rispettare certi dettagli, dando maggiore valore alla narrazione.

Yasmine ci confida che se avesse ritrovato un personaggio come Sana nei cartoni animati--una ragazza musulmana, col velo, di origini arabe e residente in Italia --, si sarebbe sentita molto meno sola: "Sapere che non si è gli unici diversi, che è normale vivere delle situazioni di difficoltà e di crisi interiore e che è possibile conciliare realtà in apparenza contrastanti."

Per questo, cambiare punto di vista e infilarsi nei panni di Sana ha fatto molto riflettere chi, normalmente, vive le cose da un'altra prospettiva, ed è questo il valore ultimo di Skam secondo Annamaria Sammarco, 19enne famosa su Tik Tok come la sosia di Sana.

Su questo punto, infatti, concordano tutti i ragazzi e le ragazze con cui abbiamo parlato: l’importanza di rappresentare storie diverse, così da permettere alle persone di conoscere e accettare realtà che troppo spesso rimangono escluse dalle narrazioni dei media e, soprattutto, stigmatizzate.

Yasmine spera che questo tipo di storie siano solo l'inizio di una reazione a catena che faccia saltare ogni tabù, per: "Normalizzare questioni che oggi in Italia, e anche nella comunità musulmana, sono ancora ammantate di pregiudizi."

Su una cosa sono tutti d’accordo, in conclusione: il bisogno di raccontare più storie simili a quella Sana, perché tutto possono trarne beneficio. C’è che può imparare qualcosa di nuovo, chi riflettere sui propri comportamenti, chi sentirsi meno solo e chi decidere di mettere in discussione un rapporto.

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Crediti

Testo di Sumaia Saiboub

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