Barbara Bologna, mutazioni genetiche, cyborg e eterodirezione

È possibile miscelare design, arti performative e pixel in una campagna moda? Barbara Bologna ti dimostra che sì.

di Benedetta Pini
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12 maggio 2020, 8:05am

Fotografia di Gaia Benedetti Perinetti Casoni

A fine febbraio qualcosa di assolutamente imprevedibile ha cambiato tutto, ma proprio tutto, del mondo per come lo conoscevamo. Ogni aspetto della nostra vita e della nostra società ne è stato intaccato e ha dovuto necessariamente farci i conti. Negli ultimi mesi, una reazione a catena di conseguenze ha costretto chiunque a ripensare dalle fondamenta qualsiasi programma, progetto, idea e ambizione avesse. E chi lavora nella moda non fa eccezione. Barbara Bologna disegna abiti da quando è bambina, e subito dopo l'università ha fondato il suo marchio ispirato alle subculture degli anni '90. Un'attenta ricerca dei tessuti e una continua decostruzione del capo per liberarlo dalle solite costrizioni, sono l'essenza delle sue creazioni - e se volete sapere tutto di lei, l'avevamo già intervistata qualche mese fa per la nostra rubrica Rebel Label.

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Filtro Instagram su concessione di Tomer Haruvi; modella Barbara Bologna

Alla Milano Fashion Week di febbraio 2020, a solamente tre giorni dalla dichiarazione della “zona rossa”, Barbara Bologna aveva presentato la sua nuova collezione TRIBÙ - di cui vi avevamo parlato in questo articolo -, un vero e proprio spettacolo teatrale che si tramutava in pista da ballo condivisa e infine in showroom, dove ogni abito poteva essere guardato e toccato. Il messaggio era chiaro: in questo luogo tutto è lecito, il pubblico diventa privato e viceversa, in nome della libertà, dell’amore, della fiducia, del rispetto reciproco, dell'autodeterminazione, dell'attivismo anarchico, dello slancio animale e sentimentale. Un immaginario fatto di mutazioni genetiche continue, attuate e praticate su di sé per aderire ad un pensiero che cambia senza sosta, dove modelli e modelle sembravano uscire da un film di Lucio Fulci.

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Modella Li Chen

Ma poco dopo anche lei, come ogni altro creativo in questo momento, ha dovuto rivedere i suoi piani. Così l'idea di una campagna di nove mood in linea con la sfilata, scattati in nove stanze di albergo, è stata completamente ripensata, pur senza variare il nucleo concettuale. Perché, si sa, i momenti di crisi possono trasformarsi in imprevedibili stimoli, e arrendersi non fa per Barbara Bologna. Se non ha potuto entrare fisicamente in queste camere, allora lo ha fatto virtualmente; se gli alberghi non erano accessibili, allora le case dei modelli sono diventate le location; se non è riuscita a portare sul set tutta la troupe, ha trasformato lo shooting in una video call insieme a stylist e fotografa.

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Modello Bruno Ceci

Ecco che ha preso forma un editoriale di moda a distanza e che si inoltra alla ricerca di piccoli spazi di intimità e si nutre di continui rimandi tra persone-case-abiti, realizzato interamente da remoto. È in questa forma che esce la nuova collezione TRIBÙ F/W 2021, con sei mesi d’anticipo rispetto ai ritmi standard, fregandosene delle regole del fashion business. La scelta dell'artista a cui affidare gli scatti è stata pensata per matchare con questo nuovo concept ideato da Barbara Bologna. Gaia Benedetti Perinetti Casoni è una fotografa che da circa tre anni sta facendo un suo lavoro di ricerca incentrato sul rapporto tra fotografia e arte digitale, scattando foto a schermi di vari tipo ed elaborandoli in fase di editing e post produzione per strutturare il suo discorso.

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Modella Yu Cai

Quindi no, non si tratta di screenshot rubati durante le video chiamate, come in molti stanno facendo in questo periodo, al contrario, per sottolineare questo nuovo modus operandi, sono state ricreate delle finestre di computer, aggiungendo inoltre piccoli interventi grafici e slogan inerenti al mood. Questa pratica artistica che prende il nome di eterodirezione - ispirata alla performance degli artisti italiani Fanny & Alexander -, viene usata da Barbara Bologna per creare un'interconnessione cyborg collettiva, che mette in relazione designer, fotografa, stilista, editor, modelli e modelle e fa sì che il lavoro dell'uno potenzi quello di tutti gli altri. Il segreto? Sentirsi e coordinarsi all’unisono.

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Modella Miheret Michelon

Alla fine, anche la stessa Barbara Bologna è passata "dall'altra parte", prestandosi come modella in casa sua. Il materiale e i documenti raccolti durante questo shooting interamente digitale e da remoto, tra chat, registrazioni video, video chiamate, è stato raccolto e condiviso sotto forma di diario backstage, per conservare la memoria di questa esperienza, per raccontarla da un punto di vista interno e, soprattutto, per espandere il progetto oltre la sola campagna fashion. Tutto questo materiale, infatti, è stato elaborato e condiviso come kit tecnico, in cui viene spiegato l'abc della fotografia agli schermi, mettendolo a disposizione di chiunque voglia provare a stravolgere, sperimentare e implementare questa pratica artistica. Il progetto nella sua interessa si chiama W40Tribù (ovvero Witches Quarantine Tribù), potete consultarlo qui e lasciarvi ispirare.

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Filtro Instagram su concessione di Tomer Haruvi; modella Barbara Bologna
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Modella Germana Stella Sebastianell
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Modella Valeria Pavesi
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Modella Marta Manca
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Filtro Instagram su concessione di Tomer Haruvi; modella Barbara Bologna
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Modello Matteo Paglierani
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Filtro Instagram su concessione di Tomer Haruvi; modella Barbara Bologna

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Ed ecco un esempio di editoriale di moda al tempo della pandemia:

Crediti

Designer: Barbara Bologna
Fotografia: Gaia Benedetti Perinetti Casoni
Content editor: Virginia Sommadossi e Andrea Ternelli
Stylist: Arianna Fusani
Modelli: Yu Cai, Vale Pavesi, Bruno Ceci, Matteo Paglierani, Germana Stella Sebastianelli, Miheret Michelon, Marta Manca, Li Chen

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