Still da In the Mood for Love.

Perché "In the Mood for Love" ha influenzato ogni regista degli ultimi 20 anni

Pochi film possono vantare un successo tra cineasti e addetti ai lavori simile a quello avuto da "In The Mood For Love".

di Dane Harrison
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15 settembre 2020, 9:21am

Still da In the Mood for Love.

Pochi film contemporanei hanno avuto un impatto simile a quello del celebre film di Wong Kar-wai, In the Mood for Love. Fin dalla sua premiere, esattamente 20 estati fa, il film ha continuato a lasciare le sue tracce in ogni ambito culturale: i critici l’hanno inserito in ogni singola lista dei “Migliori Film del 21esimo Secolo”, ci sono bar e brand di moda che portano il suo nome e ha influenzato ampiamente molti dei più grandi filmmaker degli anni ‘00.

In the Mood for Love. Il titolo inglese del film calza a pennello per un lungometraggio imbevuto di entrambi i sostantivi: colori primari e frasi ponderate, fumo di sigarette e canzoni d’amore disperate. In 98 minuti, Wong e i suoi collaboratori, i cineasti Christopher Doyle e Mark Lee Ping Bin, ci guidano tra le stanze illuminate da luci soffuse e i bui corridoi della Hong Kong di Mr. Chow e Mrs. Chan.

In un mondo pre-coronavirus, il film avrebbe dovuto celebrare il suo 20esimo anniversario al Festival di Cannes, proprio dove In the Mood for Love aveva fatto il suo debutto, in una retrospettiva dedicata. Ancora oggi, i protagonisti del film, Tony Leung e Maggie Cheung, sono gli unici attori di Hong Kong ad aver vinto i premi come Miglior Attore e Attrice Protagonista. Era anche pronto un restauro in 4K del film, sotto la supervisione di Wong, da proiettare sempre a Cannes.

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In the Mood for Love è solo uno dei molti film poetici in cui c’è lo zampino del DOP australiano Christopher Doyle. È stato dietro alle lenti di altri rinomati progetti di Wong Kar-wai, come Happy Together e Fallen Angels, e ha lavorato a stretto contatto con Gus Van Sant. Secondo Doyle, In the Mood for Love era iniziato come “una ricerca degli spazi di una Hong Kong anni ‘60, così come Wong Kar-wai la immaginava,” ricreata (forse inaspettatamente) attraverso “le sensazioni e gli odori di uno spazio.” “Vero, non puoi filmare un odore,” afferma “ma dicono che l’odore sia uno degli elementi a cui più si legano i ricordi.”

E In the Mood for Love sembra davvero un ricordo—o forse un ricordo di un sogno. È la storia di un giornalista, Chow Mo-wan (Tony Leung), e di una segretaria, Su Li-zhen o Mrs. Chan, (Maggie Cheung), i quali realizzano che i rispettivi coniugi stanno avendo una relazione, e finiscono per venire risucchiati da una fantasia tutta loro. Chow e Su sono vicini di casa, e sono portati ancora più vicini uno all’altra dai tradimenti dei rispettivi sposi. Così, i due provano a immaginare come i loro coniugi abbiamo iniziato a frequentarsi—che tipo di regali si siano fatti, che pasti abbiano mangiato.

“Sono solo curioso di sapere come ha avuto inizio tutto quanto. Ora lo so,” afferma Chow a Su alla fine del film. “I sentimenti possono crescerti addosso così, naturalmente.”

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Quando gli è stato chiesto di raccontare le ispirazioni iniziali per le immagini della storia, Doyle ha spiegato: “Non credo che la parola ‘ispirazione’ possa applicarsi al modo in cui noi (e molti altri filmmaker asiatici) lavoriamo. È più come se fosse un mandala: un enigma che piano piano si rivela, uno strato dopo l’altro, sempre più intricati fra loro. Il modo in cui lavoriamo non è bianco o nero, paradiso e inferno, basato sulle dicotomie delle religioni monoteiste… è più organico che strutturale, più intuitivo che pensato nella maniera Occidentale.” È creare un’intera sequenza partendo da un punto iniziale di cui si sa ben poco.

“Come sempre nei film di WKW, lavoravamo a una scena, e se poi capivamo che non funzionava, o la cambiavamo interamente, o sostituivamo i ruoli, oppure ancora la giravamo in un’altra location un altro giorno.” Originariamente, il film era poco più di un canovaccio, la mattina delle riprese Wong portava sul set pagine e pagine di dialoghi scritti a mano. Non c’era una formula specifica: “A meno che tu non faccia un remake della Marvel, oppure delle franchise alla Fast and Furious per tutta la vita, non saprai mai, o non sarai mai interessato a sapere che cosa ‘funziona’ davvero,” afferma Doyle. “E se lo sapessimo, o saremmo dei geni dell’intuizione, oppure faremmo bingo a ogni botteghino.”

In the Mood for Love è stato girato in una serie limitata di location (oltre ad alcune scene girate a Macao e Bangkok, per ricreare il contesto ideale del periodo), perché, proprio come oggi, le vite delle persone cambiano, ma non i luoghi che le contengono. La serie di incredibili vestiti indossati da Su cambiano da scena a scena, ritmati dallo stesso ticchettio dell’orologio e dalle melodie delle canzoni che suonano in loop—la più conosciuta è il pezzo struggente del compositore giapponese Shigeru Umebayashi.

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“Il film parla, e celebra il nostro mondo [di Hong Kong]. Nel nostro mondo non esiste il concetto occidentale di ‘privacy,’ a parte, per quanto concerne il film, la privacy della propria mente e dei propri pensieri,” afferma Doyle. “Tutto ciò che sei e come vivi è di interesse pubblico: della società, delle persone con cui trascorri il tempo. Così, ovviamente, tenere un segreto, oppure mostrare anche solo un’emozione, diventa qualcosa di molto pericoloso.” La fantasia—quello che non accade—è il moto perpetuo di In the Mood for Love, trasformando il desiderio in un’azione elettrizzante.

Molti dei registi più di successo del secolo citano questo film come una delle loro maggiori fonti di ispirazione. Lost in Translation di Sofia Coppola, uscito tre anni dopo In the Mood for Love, presenta molte somiglianze col film, come la prima, iconica scena (durante il suo discorso agli Oscar, la regista ha infatti ringraziato Wong Kar-Wai di persona). Anche il regista canadese Xavier Dolan ha spesso inserito riferimenti al film all'inizio della sua carriera, come i personaggi che camminano in slow motion sull’aria di musiche suggestive nel suo secondo film Les Amours Imaginaires. “Forse era un po' troppo ovvio” come omaggio, ha confessato il regista. “Forse avrei dovuto essere più discreto.”

“Non si può toccare quel film. Dovrei lavorare per almeno altri 40 anni prima di raggiungere qualcosa anche di lontanamente vicino,” ha dichiarato Barry Jenkins al Criterion Channel. Eppure, il film di Jenkins, Moonlight, mostra molte somiglianze con In the Mood for Love, specialmente per quanto riguarda l’estetica e le inquadrature.

Quello che Doyle e gli artisti dietro a In the Mood for Love hanno creato è un film originale in tutto e per tutto, unico nel suo modo di riportare sensazioni oniriche, di trasmettere il senso della pazienza e della possibilità. Speriamo di poterci riunire presto per vedere il film restaurato al cinema, ma prima di allora, può essere visto su vari servizi streaming. E comunque, si dice che Wong Kar-wai abbia iniziato a girare un “sequel spirituale” di In the Mood for Love in uno studio in Cina—un film che, per ora, si chiamerebbe Blossoms, ma non sappiamo altro.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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