Vashish Soobah

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano

Nascosto tra i casermoni milanesi c'è un tempio Indù che ci catapulta alle Mauritius.

di Benedetta Pini
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02 luglio 2020, 4:00am

Vashish Soobah

Il 2020 verrà ricordato non solo perché è stato sconvolto dal Covid-19, ma anche per il processo di decostruzione di alcuni meccanismi sociali legittimati per secoli dalla società occidentale. L'insofferenza verso atteggiamenti conservatori e reazionari è esplosa tra maggio e giugno, prima con le proteste antirazzismo generate dalla morte di George Floyd, e poi con la celebrazione del Pride Month—due lotte interconnesse e necessarie al fine di costruire una società realmente inclusiva, che non eserciti più alcun tipo di discriminazione sul prossimo.

In questi due mesi abbiamo riflettuto sui bias specificatamente italiani e ci siamo resi conto di una grande problematica centrale del nostro paese, da cui si diramano tutte le altre: la questione della rappresentazione. In Italia, infatti, la narrazione delle minoranze etniche è sempre (o quasi) nelle mani di chi detiene il potere politico e mediatico. Leggi anche: persone bianche di origine occidentale. Il risultato è una deformazione di storie, culture e tradizioni di cui ci si appropria più o meno consapevolmente, oscurando le voci di chi quelle storie, culture e tradizioni le vive quotidianamente e, anche se vorrebbe raccontarle, non trova lo spazio per farlo.

Ma c'è chi ha la possibilità di prenderselo questo spazio, ed è deciso a farlo attraverso l'arte. Negli ultimi anni la produzione culturale ha visto un primo ampliamento della diversità etnica degli autori. È il caso di film come Bangla o Per un figlio, che documentano l'impegno delle seconde generazioni nel raccontare la propria storia, incluso il passato della loro terra d'origine. Vashish Soobah è uno di loro. Visual Artist di 25 anni nato in Sicilia e cresciuto nel nord Italia prima di spostarsi a Londra, è figlio di genitori mauriziani e ha deciso di strutturare il proprio percorso con un unico obiettivo: raccontare, studiare e documentare la diaspora, in tutte le sue sfaccettature.

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano

"Ho studiato Media Design a Milano, focalizzandomi su cinema e documentario. Quando poi mi sono trasferito a Londra per un Master in Film & Moving Image, mi si è aperto un mondo. In Italia ho sempre avuto professori preparati e appassionati, ma sentivo la profonda mancanza di un docente di riferimento di colore," ci confida Vashish. "Non tanto per un discorso di competenze, ma di visione e sensibilità. Il fatto di condividere qualcosa di personale crea una sintonia immediata."

Perché solo chi vive la tua stessa condizione può davvero capirti e indirizzarti. E vale anche per le figure artistiche di riferimento, di cui ogni creativo ha bisogno durante la propria formazione, ma che spesso sono relegate dentro nicchie difficilmente accessibili. "A Londra ho avuto una tutor fantastica in questo," ci spiega, "che mi ha ha permesso di scoprire quelli che sono diventati i miei miti, come il sociologo Stuart Hall. Ho capito che sono le figure come lui a mancare nella cultura europea, soprattutto italiana."

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano

In Italia, infatti, Vashish era l'unica persona di colore della sua classe. "Parlavo molto spesso di seconde generazioni," ci racconta, "ma venivo visto come un alieno. Questo limita la possibilità di scambio: ora più che mai è fondamentale crearlo, perché nello scambio e dialogo c'è ciò che rende vivo il mondo." A Londra la situazione è diversa: la diaspora è storicamente avvenuta prima e dunque il processo di integrazione è più avanzato, incluso il risvolto negativo della globalizzazione.

Ma Vashish cerca di apprezzarne i lati più positivi: "Qui ho sentito che la mia identità mauriziana è esplosa. Trovare una birra mauriziana in un negozio, o andare a bermi un tè mauriziano in un bar sono piccole cose, e potrebbero sembrare anche banali, ma per me sono state molto emozionanti. Mi hanno fatto sentire parte di una comunità. Prima erano accessibili solo recandosi fisicamente a Mauritius, oppure tramite qualcuno me li portasse, e ci volevano magari mesi," racconta Vashish.

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano

Vashish sta vivendo una fase di esplorazione di sé e delle proprie origini, ma sente già forte la responsabilità del trovarsi in-between, a cavallo tra due culture e tra due generazioni. A differenza dei suoi genitori, infatti, sente di avere tutte le possibilità e tutti i mezzi per raccontarsi. "Ora possiamo essere noi i narratori delle nostre storie," riflette. "Possiamo riappropriarcene, senza lasciare che siano altri a raccontarci. Questo deve essere, secondo me, l'obiettivo delle seconde, terze, quarte generazioni. È un'esigenza che provo dentro di me. Non si tratta di un dovere, i miei genitori non mi hanno mai imposto nulla. Sento la responsabilità di essere un ponte culturale tra Mauritius e l'Italia. Lo faccio per me: tramite i miei lavori cerco di capire da dove vengo, di rispondere alle domande che noi delle seconde generazioni ci facciamo, e così mi scopro," ci spiega."

La prima volta in cui ha deciso di raccontarla lui, la sua storia, è stato con un documentario sulla nonna, Nanì. "Sai, quanto sei piccolo non ci fai caso, ma crescendo mi sono reso conto che i miei amici vedevano spesso le nonne, persino ogni domenica a pranzo, mentre per me era normale incontrarla una volta ogni quattro anni. Ho notato che c'era qualcosa di diverso, e volevo capire meglio." Così, Vashish è andato a Mauritius, deciso a conoscere la storia della nonna e, attraverso i suoi racconti, mettere insieme i pezzi della storia di tutta la sua famiglia, allargandosi poi all'intera eredità mauriziana.

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano

La macchina fotografica è per lui come un portale, che gli permette di passare da un mondo all'altro, dall'Italia a Mauritius e viceversa, connettendoli. Questa condizione in-between emerge nel suo ultimo lavoro, Timidi, in cui Vashish ritrae la comunità mauriziana di Milano--una delle più grandi di tutta Italia. "In quel momento la mia macchina fotografica è un'estensione del mio corpo. Mentre scatto, prego. Sono coinvolto all'interno, ma osservo anche dall'esterno. Così narro la mia storia e quella della comunità, ma posso anche condividerla con un pubblico occidentale. Si tratta di una specificità delle seconde generazioni, ed è importante per me sottolineare anche questo, attraverso uno sguardo lucido, consapevole e aperto allo scambio continuo," spiega Vashish, che continua a sottolineare quanto sia difficile descrivere tutto questo a parole.

Le immagini sono sono una raccolta di scatti dello stesso rituale, ma risalgono ad anni diversi. Timidi è una festività di 10 giorni che si tiene a maggio e culmina con una preghiera presso il tempio di Corsico (Milano). Nei 9 giorni precedenti si osserva il digiuno e vengono costruite le strutture di legno, addobbate con tessuti, limoni e fiori. Il tutto culmina con una processione in cui questi manufatti vengono trasportati sulle spalle dai credenti, mentre camminano sui carboni ardenti. "Ma non provano dolore," ci spiega Vashish, "In quel momento vanno in trance e la divinità è dentro di loro, li attraversa. Quando assistei al rituale, percepisci la presenza della divinità. È un momento di pura magia. L'odore degli incensi e dei fiori coinvolge tutti i sensi, mentre cammini a piedi nudi sull'asfalto, circondato da meravigliosi sari coloratissimi, sullo sfondo degli edifici grigi industriali."

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano

Un contrasto visivo, quello tra la città di Milano e il rituale induista, che rappresenta con estrema precisione la condizione di Vashish e di chiunque abbia vissuto una diaspora. "È come passare in un'altra dimensione. Al di fuori sembra un normale edificio di mattoni rossi, ma quando vi entri è esattamente come un tempio di Mauritius. Quando mi trovo sotto a quel soffitto blu, mi sento sotto al cielo di Mauritius." Il rapporto di Vashish con la religione, del resto, è altrettanto spontaneo e aperto. Per lui la preghiera, in cui recita il suo mantra, è un momento di profonda connessione con le divinità ma anche con se stesso: "Seguo tutti i rituali per come mi sono stati spiegati da mia mamma, che però mi ha sempre lasciato libero di scegliere cosa praticare e cosa no, di fare solo ciò che mi sento e quando lo sento. Perché, altrimenti, non avrebbe senso. Si tratta di un momento molto prezioso per me, in cui rifletto, mi rilasso e medito."

Avere questa consapevolezza e questa ricchezza interiore già a 25 anni è sicuramente qualcosa che Vashish vuole valorizzare al massimo, vedendo la sua storia personale come un tassello prezioso di quel grande e complesso mosaico che si chiama diaspora. In futuro, infatti, vorrebbe ampliare i suoi lavori proprio in questo senso, affiancando alla sua esperienza quella dei suoi parenti, inclusi gli zii che vivono a Catania, e di altri membri della comunità, focalizzandosi sulle seconde generazioni. "Ogni diaspora è diversa, ciascuno di noi è testimone della propria, e vorrei mostrarne le diverse facce. Milano, in quanto punto di riferimento della comunità mauriziana, sarà il punto di partenza del progetto. Ora sento il bisogno di scoprirla sempre di più."

Le celebrazioni induiste della comunità mauriziana a Milano
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Crediti

Testo di Benedetta Pini
Fotografie di Vashish Soobah

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