"In My Rooms" è il corto che cristallizza la quarantena in un ricordo dolceamaro

Girato dalla regista franco-persiana Mati Diop, questo cortometraggio non vi farà solo piangere, ma anche ripensare al lockdown da un punto di vista inusuale.

di Amanda Margiaria
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11 settembre 2020, 2:49pm

Più di forza, robustezza, resilienza o ferocia, è la capacità di adattamento a rendere una specie più o meno propensa alla sopravvivenza in natura. Lo sappiamo da un secolo e mezzo ormai, quando il naturalista britannico Charles Darwin pubblicò L’origine delle specie.

Ci è voluta una pandemia mondiale, però, per farci rendere conto che lo stesso si può dire per le entità astratte create dall’uomo nell’età contemporanea: anche industrie e brand devono sapersi adattare per sopravvivere.

Lo abbiamo visto a inizio lockdown, quando la temerarietà di alcune realtà è stata premiata da un ritorno di fiducia e credibilità agli occhi del pubblico. Una volta allentate le restrizioni, però, alcuni brand hanno repentinamente abbandonato i progetti online intrapresi in precedenza, tornando con nonchalance alle attività pre-quarantena.

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"In My Room" di Mati Diop © Christine Brossart.

Sapersi adattare, tuttavia, significa anche saper plasmare il proprio percorso in corso d’opera. La serie di cortometraggi Miu Miu Women’s Tales è un esempio perfetto in tal senso, perché nel suo sviluppo multiautoriale riesce a far suo lo zeitgeist e offrirne al contempo una nuova, originale interpretazione.

L’ultimo capitolo del progetto è In My Rooms, della regista franco-persiana Mati Diop, presentato a inizio settimana nella cornice della Mostra del Cinema di Venezia. Il corto è stato girato interamente durante la quarantena nell’appartamento di Diop, situato nel 14° arrondissement di Parigi, e racconta con grazia il rapporto tra la regista e la nonna, gettando contemporaneamente nuova luce sulle emozioni che hanno caratterizzato il confinement degli scorsi mesi.

In My Rooms guarda infatti dall’interno all’esterno, seguendo una dinamica opposta rispetto alla dialettica cinematografica, che prima cattura su pellicola ciò che avviene fuori, e poi lo porta dentro, sui nostri schermi e nelle nostre case. Così facendo ci accompagna alla riscoperta di noi stessi e del nostro passato più recente.

Ritratto di Mati Diop scattato da Brigitte Lacombe

Punto centrale delle riprese è la finestra, che diventa un confine da superare, ma anche un portale d’accesso a mondi nuovi, sensuali e conturbanti. E così un corpo che si muove in controluce ispira pensieri languidi, mentre una sigaretta accesa nella notte attrae più di una stella nel cielo, perché capace di ridurre la solitudine di chi osserva. C’è qualcun altro al mondo, sembra dirci in definitiva In My Rooms.

Affidandosi ai dialoghi tra nonna e regista, il corto ci avvicina contemporaneamente a un tema diverso, seppur collegato: attraverso la passione dell’anziana donna per l’opera, l’arte viene presentata al pubblico come un rifugio sicuro, uno spazio privilegiato dove nulla di brutto può accadere. È nell’arte infatti che possiamo trovare conforto e felicità, specialmente quando tutto il resto ci è precluso.

La distribuzione del progetto al pubblico, infine, ne conferma la qualità: l’intera serie Miu Miu Women’s Tales è ora disponibile su MUBI, piattaforma di streaming che si auto-definisce “una cineteca online dove guardare, scoprire e parlare di cinema d'autore” e di cui vi abbiamo raccontato nascita e obiettivi in questo articolo.

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Still dal film "In My Room"

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