Rafael Kouto

L'upcycling come arte e tecnica di design indispensabile

Per il giovane designer Rafael Kouto, l'upcycling deve essere alla base di qualunque collezione. Qui ci spiega perché.

di Giorgia Imbrenda
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11 giugno 2020, 2:48pm

Rafael Kouto

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Rafael Kouto, designer che nel 2017 ha fondato un suo omonimo brand, con un occhio puntato sull'alta moda e uno sulla sostenibilità. Nato e cresciuto in Svizzera, negli ultimi anni Rafael ha riscoperto la cultura del Togo, paese in cui affondano le sue radici familiari.

La sua estetica è influenzata dall'alta moda di lusso, che combina però con una forte etica della filiera produttiva e un'attenzione al riciclo dei materiali. Tutto questo si traduce in stampe, motivi psichedelici e sopratutto nuovi processi creativi, tutti all'insegna dell'upcycling. WISHING THIS WORLD WILL LAST FOREVER è il nome della sua ultima collezione, ispirata al cambiamento climatico che oggi minaccia l'esistenza del nostro pianeta. Così abbiamo contattato Rafael per farci raccontare tutto direttamente da lui.

Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label

Raccontaci del tuo background e di come sei diventato uno stilista.
L'universalità del linguaggio della moda mi affascina da sempre. In particolare il ruolo dello stilista o del direttore creativo, che narrano nuove visioni attraverso le proprie creazioni. Dopo le prime esperienze professionali (presso Alexander McQueen, Maison Margiela ed Ethical Fashion Initiative - Nazioni Unite e Carven), ho sviluppato una visione critica consapevole del sistema moda e dei suoi meccanismi.

In parte, però, sono rimasto insoddisfatto da queste esperienze, e così mi sono iscritto al Master in Fashion Matters presso il Sandberg Institute ad Amsterdam per dedicarmi alla ricerca di possibili alternative al sistema attuale, riflettendo sulle possibilità di utilizzo etico dei capi vintage per evitare la tendenza dei brand a riprodurli pari pari dai brand ma con nuovi materiali. Lavorando da Margiela ho avuto un'illuminazione: prendere abbigliamento vintage, di scarto, invenduto, che solitamente viene distrutto, esportato o solo limitatamente riciclato, e utilizzarlo come materia prima tramite la tecnica dell’upcycling. Da queste premesse sono nate la mia tesi e la mia prima collezione couture: ALL THE NOTHING THAT WILL REMAIN.

Come definiresti il tuo brand usando solamente tre parole?
Ibrido. Eccentrico. Abbagliante.

Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label

Quanto la tua terra d'origine influisce sulle tue creazioni?
Sono nato e cresciuto in Svizzera, ma negli ultimi anni ho riscoperto la cultura del Togo, il paese da cui proviene mio padre. Queste due terre esercitano una forte influenza sulla mia identità, sia personale che professionale, e di conseguenza sulle mie creazioni, che sono l'esito di in un dialogo tra due mondi. La cultura africana emerge dall’estetica dei miei lavori, ma anche sul business model e sul concetto del brand. La tecnica dell’upcycling è infatti molto utilizzata in Africa, da artisti e stilisti, e rimanda al concetto di de-colonialismo. Simboleggia la potenza della creatività, che permette di trasformare i rifiuti della società occidentale o in consumi da riproporre a quella stessa società, in opere d'arte che vengono rimandate al mittente ed esposte in gallerie e musei.

Parlaci della tua ultima collezione, di cosa l'ha ispirata e quali sono le reference.
L’ultima collezione couture si intitola WISHING THIS WORLD WILL LAST FOREVER e si ispira al sentimento dell’eterna circolarità della natura, minacciata dai cambiamenti climatici e politici. Tendiamo a dare per scontato che il mondo sia infinito, a prescindere dalle nostre azioni, mentre dobbiamo capire che senza un impegno attivo e quotidiano da parte di ciascuno di noi tutto questo finirà.

Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label

Vuoi parlarci delle tecniche che hai utilizzato?
Ho applicato diverse tecniche upcycled ai capi della collezione. Per esempio, c'è un paracadute psichedelico tinto a mano con la tecnica del batik, dalle influenze militari e couture. Poi giacche e pantaloni di pelle con un motivo mimetico collegato a corde da trekking; cappotti intrecciati con filo di scarto e oggetti in plastica pendenti; serigrafie con fiori a strisce bianchi e neri e stampe create sciogliendo cubetti di ghiaccio contenenti colore tessile direttamente sul tessuto. La collezione include anche la capsule in collaborazione con Lotto Sport Italia, in seguito alla vittoria del Lotto Sport Award all'ITS - International Talent Support 2019: ESCAPISM THROUGH UNKNOWN NEIGHBOURING LANDS. Questo lavoro racconta da un lato il mio allontanamento della Svizzera per spostarmi in una terra vicina, sia culturalmente che geograficamente; dall'altro descrive quella sensazione che provi quando sogni a occhi aperti terre lontane, che ami così tanto da avere la percezione di poterle trovare dietro l'angolo.

Stampe, ricami e tessitura: questi sono i tre livelli delle tue creazioni. Ti va di descrivere in modo più dettagliato questi passaggi?
Sono tecniche tradizionali che in passato erano molto comuni, in particolare nell’alta moda. Questo settore rappresenta per me un bacino a cui attingere per recuperare materiale e interrompere il ciclo del capitalismo e della globalizzazione, attraverso il riutilizzo di abbigliamento di seconda mano ed elementi di scarto dell'alta moda o rifiuti comuni -- come cavi elettrici, camere d’aria delle biciclette, bottiglie e sacchetti di plastica, nastri delle videocassette, paracaduti. Realizzo inoltre la produzione in Svizzera, per riscoprire e valorizzare queste tecniche instaurando collaborazioni con gli artigiani locali.

Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label

Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand?
La sostenibilità è fondamentale per un brand, soprattutto nella gestione delle risorse naturali, che sono finite e trattate come tali. È un aspetto che riguarda non solo la tutela dell'ambiente ma anche delle condizioni di lavoro della mano d’opera a ogni step, dalla creazione alla distribuzione. Oggi venuti a galla molte delle dinamiche abusive e discriminatorie interne al sistema moda, che erano ormai diventate insostenibili. L’economia circolare, la produzione locale e l'adeguamento alla domanda dei clienti senza sovra-produrre sono concetti con cui ogni designer e brand sarà obbligato a confrontarsi in futuro, sempre di più.

C'è un personaggio, reale o inventato, del presente o del passato, che credi rappresenti i codici estetici del tuo brand?
Per la sua eleganza e i suoi ideali, a metà tra dandy e attivista, direi James Baldwin. Mi chiedo spesso se nella nostra società i capi d’abbigliamento che indossiamo abbiano davvero il potere di essere un'estensione dei nostri valori e del nostro modo di pensare, come dei wearable statement. Sarebbe interessante indagare come le influenze culturali si manifestino negli outfit di personaggi del passato, ma anche del presente, come Mamhood.

Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label

Cosa pensi dei social network e come sviluppi la comunicazione del tuo brand? Credi che siano indispensabili per permettere a un brand emergente di farsi conoscere? Ma ci vedi anche dei contro?
La comunicazione del mio brand si principalmente sui concetti di trasparenza e di sensibilizzazione verso la tecnica dell’upcycling, che trasmettiamo attraverso i prodotti ma anche workshop dedicati. Credo che sono i social media siano dei canali fondamentali per permettere a un brand di farsi conoscere e promuoversi, ma solo nella misura in cui funzionalizzano le strategie di marketing virtuale alla comunicazione di qualcosa di autentico, tangibile nella realtà, e non esclusivamente a like e follower. Negli ultimi mesi, ai workshop online di upcycling, abbiamo lanciato anche un canale YouTube per pubblicare video in cui mostriamo il processo di creazione dei capi, le fonti di ispirazione, le sfilate e le interviste.

Cosa c'è nel futuro del tuo brand? E dove ti vedi tra 5 anni?
Tra 5 anni mi piacerebbe lavorare come direttore creativo per un brand di moda che sia attento all'aspetto etico e sostenibile, all'inclusività e alla multidisciplinarietà. Per quanto riguarda il mio brand, ci sono diversi progetti e collaborazioni su cui stiamo lavorando e che verranno presentati a settembre, come parte della collezione apparel. Per il futuro sogno chiaramente il successo commerciale, e di estendere il l’atelier per renderla una open source online e un centro culturale di riferimento per la comunità locale; pensando in grande, mi piacerebbe fondare una scuola che proponga corsi di upcycling anche nell'Africa Occidentale. In qualche misura, sarebbe il mio modo di ricambiare tutte le ispirazioni che vi ho tratto.

Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label
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Intervista Rafael Kouto per la rubrica Rebel Label
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Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione dell'ufficio stampa Rafael Kouto

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