Fotografia di Alberto Degano

La rivoluzione queer si fa (anche) con le collezioni di Lorenzo Seghezzi

Cresciuto nella comunità LGBTQ+ milanese, Lorenzo Seghezzi utilizza il fashion design come mezzo di sovversione per tracciare un nuovo tipo di mascolinità.

di Giorgia Imbrenda
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07 gennaio 2021, 10:41am

Fotografia di Alberto Degano

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Lorenzo Seghezzi, giovane designer italiano che crea capi su misura frutto di una continua ricerca incentrata sul corpo, sull’identità di genere e una fluida e libera espressione di sé. Nel 2019 si diploma alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e nel 2020 sfila già ad Alta Roma.

Traendo ispirazione dal mondo, dalle narrazioni e dall’estetica LGBTQ+ e queer di cui è membro e attivista, il designer cerca attraverso i suoi lavori di denunciare i concetti di omofobia e machismo, tracciando una nuova tipologia di mascolinità vulnerabile e al tempo stesso incisiva, che attinge dagli universi visivi più disparati. Nelle sue collezioni infatti emergono tanto i corsetti, gli abiti sartoriali e le tecniche di confezione vittoriane, quanto le influenze punk e drag.

Incuriositi dal suo immaginario, abbiamo deciso di intervistarlo per farci raccontare cosa si cela dietro le sue collezioni.

Intervista al designer emergente Lorenzo Seghezzi per la rubrica
Fotografia di Alberto Degano

Ciao Lorenzo, raccontami di te. Chi sei e che tipo di formazione hai avuto?
Sono nato cresciuto a Milano in una famiglia molto open-minded, che mi ha trasmesso fin da piccolo la passione per l’arte, la dedizione alla creatività e soprattutto il bisogno di esprimere al duecento per cento la mia personalità in completa libertà.

Dopo essermi diplomato in scenografia presso il Liceo Artistico Statale di Brera ho frequentato il corso triennale di Fashion Design presso NABA, Nuova Accademia di Belle Arti di Milano dove mi sono laureato a fine 2019.

In Accademia ho imparato le basi della sartoria e della modellistica, ma è studiando da solo tra libri e Internet che sono diventato il designer che sono oggi. Ho avuto la fortuna di essere selezionato tra i migliori studenti NABA e di presentare le mie collezioni a Milano Moda Graduate, Fashion Graduate Italia e Altaroma, fino ad arrivare ad organizzare da solo la mia prima sfilata personale “Queer Asmarina SS2021” ad ottobre del 2020.

Quanto del tuo stile personale c’è all’interno del tuo brand?
Almeno per il momento, Lorenzo Seghezzi non è ancora un vero e proprio brand, ma tutto quello che confeziono o che disegno è la più libera e concreta manifestazione del mio gusto personale. Da ragazzino la mia passione per la moda è nata dal bisogno di creare vestiti che potessero farmi da armatura, da scudo contro bullismo e omofobia.

Così, la mia passione ha preso forma tra i primi tentativi di applicare borchie alle giacche di pelle dei mercatini e quelle sperimentazioni tie-dye che facevo alle camicie di mio papà. Ancora oggi, tutto quello che confeziono lo immagino su di me e su tutte le persone che fanno parte della mia comunità. Penso che la cosa sia abbastanza evidente, perché mi capita spesso di sentirmi dire “Si vede che l’hai fatto tu quel pantalone!”, e per me non c’è nulla di più soddisfacente.

Raccontaci il tuo processo creativo. Come sviluppi un’idea?
Non ho un modus operandi fisso, non riesco ad essere uno di quei designer che partono da un disegno, fanno ricerca materiali in base al capo che hanno progettato e poi lo confezionano. Ogni tanto penso che dovrei sforzarmi di più a seguire questo procedimento ma purtroppo sono troppo impulsivo e vittima della mia stessa creatività.

Mi piace molto partire dai materiali che ho a disposizione o da una particolare tecnica sartoriale e da lì costruire un capo ad hoc, che magari diventi il primo di una collezione e di conseguenza influenzi tutti gli altri. Preferisco lavorare in modo più fluido e apparentemente caotico, anche se vi assicuro che nel mio cervello ha tutto perfettamente senso e nulla è dato al caso. A parte gli schizzi e le macchie di colore dei tessuti con cui realizzo molti dei miei capi, il resto è meticolosamente calcolato.

Intervista al designer emergente Lorenzo Seghezzi per la rubrica
Fotografia di Alberto Degano

Dalle tue collezioni si sprigiona l’essenza del mondo queer, mixata al mondo punk e all’estetica dell’età vittoriana. Come riesci a mantenere in equilibrio questi tre stili?
Calibrare l’equilibrio tra punk e queer mi viene più che spontaneo, perché ho avuto la fortuna di crescere nella comunità LGBTQ+ alternativa milanese. Di conseguenza faccio fatica a scindere le due influenze e, anzi, nei miei capi cerco di trasmettere il carattere sovversivo di entrambe per lanciare un messaggio di denuncia nei confronti della mascolinità tossica che, ancora oggi, attanaglia il mondo.

La passione per l’estetica vittoriana è invece molto più recente e si manifesta prevalentemente in una grande passione per le tecniche sartoriali dell’ottocento, sto approfittando di questi svariati lockdown per studiare queste metodologie di costruzione, che purtroppo si stanno perdendo nel tempo.

Quali sono gli ostacoli che hai affrontato e che affronti tutt’ora nel portare avanti un progetto indipendente in Italia?
Gli ostacoli sono tantissimi, gestire tutto da solo e con budget limitato è molto impegnativo soprattutto in un mondo in cui regnano l’opulenza, i soldi e le cose fatte in grande. La pandemia, ovviamente, non sta aiutando.
C’è da dire che però una delle caratteristiche che apprezzo di più di me stesso è la cosiddetta arte di arrangiarsi e di creare partendo dal niente.

Per esempio, durante il primo lockdown ho cucito tutta la mia ultima collezione utilizzando praticamente solo materiali che avevo già in casa e durante l’estate ho organizzato da solo una sfilata per presentarla al pubblico. Arrivare ad avere un brand indipendente sarà sicuramente un processo lungo e frustrante, soprattutto vista la situazione di crisi sanitaria ed economica in cui ci troviamo, ma sono sicuro che ne varrà la pena! Se fosse troppo facile non sarebbe divertente (almeno per me!).

Intervista al designer emergente Lorenzo Seghezzi per la rubrica
Fotografia di Alberto Degano

Quali figure ti hanno influenzato maggiormente e hanno contribuito a formare il tuo stile e il tuo marchio?
Non ti so dare una risposta precisa, perché tutte le persone che mi sono vicine hanno una grande influenza su di me. Lo stesso vale per quelle che mi sono state accanto nel passato. Familiari, amici, professori sia del liceo che dell’Accademia; sono molte le persone che mi hanno influenzato e che continuano a farlo. Una cosa che posso dirti senza ombra di dubbio è che la mia confidence e il mio gusto deliberatamente sfacciato mi sono stati tramandati dalla mia nonna Maria.

Perché il corsetto è così importante per te?
All’inizio pensavo fosse una fase ma mi sto rendendo conto che sta diventando una vera e propria passione. Non ho mai provato così tanta soddisfazione nella confezione di altri capi più “standardizzati”, permettimi il termine un po’ volgare.

La corsetteria è un'arte antica che, purtroppo, nel secolo scorso è stata oscurata da falsi miti fino a diventare un tabù e quasi a sparire completamente, rendendone così molto difficile lo studio. È un processo lungo e difficile nel quale matematica, precisione millimetrica, studio dell’anatomia e forza manuale si aggiungono al già impegnativo lavoro sartoriale, rendendolo ancora più avvincente e appassionante per me.

Da un punto di vista concettuale, mi piace interpretare il corsetto sia come dispositivo per enfatizzare una costrizione fisica, sia per il fatto che sovverta i concetti di “femminilità” e di “mascolinità”. Da imposizione, diventa una rivendicazione del proprio corpo a dispetto di quella costrizione.

Se dovessi scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero?
Aperitivo con Vivienne Westwood, Jean Paul Gaultier e Thierry Mugler in Porta Venezia!

Cosa c’è nel futuro del tuo brand?
Ci sarà sicuramente sperimentazione di nuove forme e materiali e studio di nuove tecniche artistiche, che cercherò di includere nelle mie collezioni future. Mi piacerebbe coinvolgere sempre più rappresentanti della comunità queer nei miei lavori e riuscire ad organizzare sfilate anche all’estero, oltre che a Milano.

Ho appena lanciato il mio online shop sul quale renderò sempre più capi disponibili alla vendita o alla realizzazione su misura. Questi sono solo una piccola parte dei miei obbiettivi per il futuro, sicuramente ci sarà tanto, tantissimo duro lavoro per il sottoscritto. Non vedo l’ora!

Intervista al designer emergente Lorenzo Seghezzi per la rubrica
Fotografia di Alberto Degano

Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografia di Alberto Degano
Gioielli di Garcon De Famille

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