Schietta e irriverente: ecco la webserie che decostruisce gli stereotipi sulla sessualità femminile

Si intitola "Libere!", e tutt*, ma proprio tutt* dovremmo guardarla.

di Gloria Venegoni
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11 marzo 2021, 3:29pm

Artwork di Diglee

Era dai tempi de I Monologhi della Vagina di V che non ci capitava a tiro un prodotto tanto onesto e irriverente sulla sessualità femminile come Libere!, la web serie prodotta e disponibile in streaming su ARTE—piattaforma di cui vi avevamo già parlato qui, insieme a molte altre in cui trovare il meglio che c’è online su cinema e serie tv. E ne avevamo proprio bisogno. A chi non è mai capitato di ricevere commenti su come e quanto fare sesso per rientrare nei canoni della “brava partner”? O di ricevere critiche sul proprio corpo sulla base di standard prestabiliti? O ancora, di optare per un paio di pantaloni lunghi invece della mini gonna con cui avreste voluto uscire quella sera per via dell’invisibile ma giudicatissima ricrescita dei peli?

Il vero problema è che questi preconcetti gravano sulle donne da ancora prima della nascita, dall’esatto momento in cui nostra madre incinta sceglie i vestitini rosa che ci renderanno più “carine”. E a furia di sentirceli ripetere, li introiettiamo e assimiliamo anche noi, diventando complici inconsapevoli di questa narrazione e finendo noi stesse con riproporli alle nostre sorelle. Ed è qui che intervengono prodotti culturali come la Libere!. Nata dalla collaborazione tra la regista e sceneggiatrice Ovidie, la giornalista Sophie-Marie Larrouy e l’illustratrice Diglee, la serie istiga in noi una nuova epifania, una per ciascuno dei dieci episodi da 4 minuti.

Libere!: la serie tv sulla sessualità femminile, in streaming su arte

Con ironia pungente e una schiettezza che raramente abbiamo visto utilizzare quando si parla di corpi femminili e sessualità della donna, la voce narrante che lega i vari capitoli mostra e indaga uno scenario diverso a ogni episodio. Tutte situazioni più che familiari, smontate, decostruite e analizzate con irriverente e chiara onestà: l’insensata vergogna ancora legata alle mestruazioni, il bombardamento delle dick pic su praticamente ogni piattaforma social, l’ossessione per l’eterna giovinezza e il subdolo maschilismo dei romanzetti erotici a target femminile che facciamo finta di non notare in nome di un paio d’ore di presunto frivolo divertimento (qualcuno ha detto Grey?).

Ho trovato interessante valorizzare il mio lavoro di attivista attraverso la cultura digitale, che rappresenta sia il problema che la soluzione: nei media si parla sempre di più di sesso, che permette di infrangere certi tabù, ma si sta anche mostrando come un generatore di nuovi standard e cliché.

—Ovidie, regista di Libere!

Attraverso un’ironia nemmeno troppo sottile, Libere! ci sfida apertamente. In prima battuta scoppiamo a ridere per via della leggerezza del tono della serie. Ma poi ci interpella direttamente: quanto abbiamo fatto nostri quegli stereotipi di genere e quella narrazione patriarcale? Stereotipi che le generazioni prima della nostra ci hanno trasmesso, e che a nostra volta rischiamo di reiterare, se non prendiamo coscienza dei nostri stessi bias.

Libere!: la serie tv sulla sessualità femminile, in streaming su arte

Ma Libere! è qui per questo. Facendo appello al nostro subconscio, tira fuori tutto: espone alla luce del sole i nostri stessi pregiudizi, ci mette di fronte a quegli schemi che ancora inibiscono il concetto di femminilità, riducendola a una serie di regole imposte da una società patriarcale, ci rivela cosa ci ha spinto a diventare carnefici di noi stesse.

Il binge watching è assicurato. Con illustrazioni che mostrano corpi femminili in tutte le forme e un tono da amica, alleata, sorella, complice, la serie ci coinvolge in quella dimensione di complicità femminile da cui troppo spesso rifuggiamo. In quelle giornate sprecate a odiarci per colpa delle imposizioni scritte dal patriarcato nel manuale della donna perbene, andate su ARTE.it, cliccate play, e preparate la rivoluzione.

Guarda la prima puntata di ‘Libere!’ qui sotto, mentre per le altre vai qui.

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Crediti:

Testo di Gloria Venegoni
Illustrazioni di Diglee

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