Artwork di Maria Laura Buoninfante

Storia e usi del profumo, da essenza misteriosa a industria globale

Agendo su dinamiche inconsce, il profumo plasma profondamente il modo in cui ci relazioniamo con le altre persone e trasmettiamo la nostra immagine.

di Greta Giannone
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16 dicembre 2020, 5:00am

Artwork di Maria Laura Buoninfante

Beauty i-Dentity è la rubrica in cui la make-up artist Greta Giannone racconta la storia del trucco e il costume, un prodotto alla volta. Ne analizziamo l’evoluzione, ripercorrendone le tappe salienti a partire dalla sua nascita fino ad oggi e facendo magari anche qualche supposizione sui futuri impieghi. L'obiettivo è tracciare le modalità dell'apparire con cui l'essere umano esprime la propria creatività e personalità attraverso l'estetica.


Sacro, misterioso, epifanico. Il profumo ha attraversato la storia insieme all’uomo e ne pervade la memoria sensoriale da quasi sette millenni. Agendo su dinamiche inconsce, esercita una grande influenza sul modo in cui ci esprimiamo ed entriamo in contatto con il mondo circostante. Ma è anche uno strumento potentissimo per suscitare ricordi ed emozioni—Madeleine de Proust vi dice qualcosa?

E anche se l’uso quotidiano dell’eau de toilette non fa per te, è probabile che ci siano profumi e odori a cui tieni particolarmente. Magari li utilizzi in casa o per la biancheria, ma finiscono comunque per rimanere sulla tua pelle, impregnandola, e nell’incontro con l’altro contribuiscono in modo determinante a plasmare l’immagine che trasmetti.

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La nascita del profumo nell’antichità, ponte tra esseri umani e Aldilà

Il termine “profumo” deriva dalla locuzione latina per fumum, che significa letteralmente “attraverso il fumo”. Inizialmente questo prodotto viene considerato l’anello di congiunzione tra la dimensione terrestre e quella divina. Il suo fine è dunque sacro e le fumigazioni vengono utilizzate come vettori per trasportare le orazioni nell’Aldilà, fino agli dei o alle persone care scomparse.

Il primo impiego di essenze profumate da parte dell’uomo non è databile, ma è certo che oli e aromi essenziali giochino sin dagli albori della civiltà un ruolo importantissimo nelle pratiche religiose e di seduzione.

L’uso del profumo nell’Antico Egitto, un atto di purificazione

Risale all’Antico Egitto la prima testimonianza dell’utilizzo del profumo. Sempre presente nei templi e citato nei passaggi dei rituali religiosi, viene considerato un’emanazione del “sudore divino”. Il suo effetto è quello di purificare il corpo e la mente, ma viene anche utilizzato durante l’imbalsamazione dei defunti. Agli usi sacrali si aggiungono poi le pratiche di seduzione: le donne dell’Antico Egitto spalmano sul loro corpo balsami e oli profumati per allietare l’olfatto di chi gli è vicino, con l’obiettivo di attirare l’attenzione dei potenziali amanti.

Il profumo più utilizzato dai faraoni e dalle loro consorti sembra essere il Kyphi, composto da più di 60 essenze—inclusi pistacchio, menta, cannella, ginepro, mirra, miele, vino, legno di rosa e ginepro. Stando agli scritti dello storico greco Plutarco, questo prodotto serviva a “favorire il sonno, fare dei bei sogni, rilassare, spazzare via le preoccupazioni quotidiane, dare un senso di pace.”

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L’uso del profumo nella Grecia, tra mitologia e culto della bellezza

Gli Antichi Greci erano convinti che i profumi fossero una creazione divina. Malgrado il veto morale di Socrate (per via del loro potere illusorio e vanitoso), all’interno della società greca il mito e il culto della bellezza trovano una perfetta sintesi proprio nel profumo.

L’importanza dei profumi per gli Antichi Greci è confermata dal Trattato degli odori di Teofrasto, dove si racconta che, secondo l’usanza del tempo, cingere il capo con coroncine di rose o di mirto aiutasse a mitigare le emicranie. Gli “euodia”, ovvero gli odori buoni, diventano così uno strumento di ricerca e individuazione del divino nel mondo, e raggiungono il massimo della raffinatezza nell’Atene di Pericle. I profumi più famosi dell’epoca sono il susinon, a base di giglio, o il kipros, a base di menta e bergamotto.

L’uso del profumo nella Roma Antica: orge olfattive e decadenza

Anche la Roma Antica è pervasa dall’amore per gli unguenti. Si preparano acque aromatiche, pastiglie, polveri odorose e profumi, che conoscono in questo periodo una crescita esponenziale. Petronio, nel Satyricon, descrive i banchetti come vere e proprie “orge olfattive”. Una delle innovazioni più importanti attribuite ai Romani nell’ambito della profumeria è quella del vetro soffiato, utilizzato per creare contenitori davvero efficaci per i profumi e mantenerne l’essenza, sperimentando con forme e colori diversi.

Con la caduta dell’Impero Romano, però, in Europa l’arte del profumo subisce un momento di blocco e decadenza. Una delle principali motivazioni è l’avvento del Cristianesimo, che introduce usi e costumi austeri, riservando l’uso di essenze profumate al solo culto religioso. Il profumo farà ritorno stabilmente in Europa solo dopo la fine delle crociate. 

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E in Oriente?

Nel frattempo, la vita del profumo continua in Oriente. Luogo scarsamente indagato dalla storiografia occidentale, ha una storia ancora oggi in gran parte avvolta nel mistero. Ma all’interno di questo quadro il profumo ricopre un’importanza speciale: la storia del rapporto strettissimo che intercorre tra essenze, aromi, fiori e cultura orientale giunge a noi attraverso miti, leggende e poesie.

Secondo un detto cinese, ad esempio, le ragazze più belle della Cina devono avere un corpo molto profumato. Per questo motivo, si usa rimpinzare le figlie, sin dalla più tenera età, di bevande aromatiche, nella speranza che possano crescere belle e profumate. La formula di questa “pozione profumata” viene descritta nell’antico libro Mille rimedi d’Oro, e consiste in un olio essenziale estratto dalle foglie essiccate di Patchouli.

Il Giappone offre in generale una grande varietà di profumi: quello dei fiori di ciliegio, dei fiori dei boschi nei pressi dei templi shintoisti o buddisti, l'incenso Koh-Do, l'odore del tè verde e immense distese di camelie.

La grande arte del profumo nel Rinascimento

Il primo profumo moderno, in soluzione alcolica, nasce in Ungheria nel 1370, preparato da un monaco esperto in chimica. Oggi è noto come Eau de Hongrie (“Acqua Ungherese”), è un estratto di rosmarino, timo e lavanda.

Nel Rinascimento l’arte della profumeria si sviluppa a ritmi incalzanti: si abbandona l’alchimia, con le sue pratiche misteriose e leggendarie, per sostituirla con la chimica, che migliora la distillazione e la qualità delle essenze. L’uso di profumi alla violetta, alla lavanda o ai fiori d’arancio si diffonde in tutta Europa. In questa epoca le dame più eleganti nascondono sacchetti profumati sotto le vesti o nella biancheria.

Spagnoli e italiani sono i grandi profumieri del Rinascimento; i primi ereditano questa scienza dagli Arabi, i secondi sfruttano le rigogliose materie prime della penisola per creare essenze che esportano in tutto il mondo, e ovviamente Venezia era la capitale di questo commercio.

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Il profumo dal ‘600 all’’800, le prime boutique

La celebre acqua di Colonia nasce proprio in questo periodo, per la precisione verso la fine del 1600. Il merito è di Giovanni Paolo Feminis, un venditore ambulante che inventa una bevanda profumata capace di guarire tutti i mali, o almeno così si narra. Trasferitosi a Colonia, inizia a produrre e commerciare questo rinomato prodotto a base di oltre 20 essenze diverse, che chiamò, per l’appunto, “Acqua di Colonia”. 

Nel 1700 in Francia inizia a svilupparsi una nuova “sensibilità olfattiva”, più delicata e naturale, orientata anche ad incrementare l’igiene personale. Ma è all’inizio dell’’800 che nascono le prime boutique e maison, quando compaiono nomi conosciuti ancor oggi, come Guerlain, Bourjous,  Roger&Gallet e Molinard.

Il profumo oggi: un’industria globale

Com’è noto, i profumi svolgono un’influenza molto potente sul nostro umore, possono esercitare una funzione positiva e persino terapeutica, che sulla base delle essenze utilizzate si orienta verso effetti specifici diversi, che possono essere antidepressivi, stimolanti (bergamotto, limone, pino, lavanda, menta, basilico) o anche sedativi (camomilla, rosa, aloe).

Un ruolo importante è rivestito anche da gusti e tendenze personali: un odore può risultare attraente per alcune persone, mentre respingente per altre, influenzando di conseguenza relazioni e percezioni. È proprio su questo aspetto che fanno leva le case di cosmetici e profumi oggi: non producono tanto ciò che è piacevole, quanto ciò che eccita e attrae. 

La storia del profumo raggiunge così negli anni ‘00 una vastità di fragranze senza precedenti, che puntano sempre di più ad ammaliare il consumatore, cercando di incontrare le sue esigenze.

Crediti

Testo di Greta Giannone
Artwork di Maria Laura Buoninfante

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