A lezione di gender fluidity e sex education con Mandragora Officinarum

Su Instagram, Ari unisce educazione sessuale, attivismo LGBTQ+ e femminismi. L’abbiamo intervistat* per parlare del suo progetto di divulgazione, a metà tra online class e discorso pop.

di Amanda Ballerini
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03 febbraio 2021, 10:26am

Questa rubrica è pensata per esplorare profili di persone che vivono e creano durante (e post) Covid. Cosa cambia, come evolve, e come si svilupperà. Sono le storie di chi crea, sogna e innova, ognuna diversa ed ognuna con una visione da narrare.


Scopro Ari, dolcissima e magica creatura, sul web; è così che si scopre un po’ tutto oggi. La scopro quando sul suo profilo Instagram chiede ai suoi follower di partecipare ad un rifacimento dei classici Tarocchi Arcani Maggiori in chiave queer, che verranno fotografati e poi illustrati su carta.

Ari è un* giovaniss*, freschissim* ventenne, appena laureat* in filosofia, con in programma studi antropologici di tipo medico. Mandragora, il nome della sua pagina, deriva da una pianta magica, conosciuta per le sue proprietà mitologiche afrodisiache, ma non solo. La mandragora, mi spiega Ari, è anche parte del mondo della stregoneria: la usavano le streghe sulle loro scope per volare meglio. Così, unendo l’afrodisiaco allo stregonesco, Mandragora contiene una parte di educazione al sesso e al piacere, così come una parte più “attivista” e studiosa di imprinting femminista.

Incontro Ari a casa mia, in un fresco e soleggiato pomeriggio di fine gennaio. Ari è radiante, con il suo trucco turchese ed il viso rilassato. Finiamo per parlare a lungo, di tantissime cose inerenti al suo lavoro e il mondo in cui viviamo.

Intervista a Mandragora Officinarum su gender fluidity e sex education

**Descrivici brevemente ciò che fai, vorresti fare, ed eventualmente “cerchi” di fare in questo momento così particolare.
**Ho iniziato ad occuparmi di Mandragora Officinarum lo scorso febbraio, prima della pandemia. Mi sono pres* il mio tempo e, una volta sicur*, ho deciso di aprire la pagina. Mi occupavo di attivismo femminista e LGBTQ+ da diversi anni, principalmente dal vivo, ma l’educazione sessuale era un campo in cui volevo lavorare, così ho provato a creare la piattaforma, proponendomi come figura professionale sui generis. Il tutto è nato in maniera piuttosto impacciata, sfruttando tantissimo i sondaggi. Certamente un confronto dal vivo è sempre preferibile, però ho trovato questo strumento fondamentale.

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**Quali sono le principali differenze tra l’educazione sessuale online e quello IRL?
**Le due strade sono parallele, l’online ed il reale… Anche se oggigiorno dividerle non ha più senso. Non sono entrambe reali in fondo? In generale, online capita molto spesso di trovare persone che hanno vissuto situazioni simili alle tue, soprattutto quando si tratta di educazione sessuale ed identità di genere, ed è un qualcosa di estremamente prezioso. Quando possibile, comunque, continuo la mia attività come educatrice sessuale nelle scuole e con i gruppi, sperando che ora riparta tutto. Mi piacerebbe moltissimo poter avere la possibilità di trattare di questi temi con gruppi di adulti.

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**Invece, per quanto riguarda l’attivismo, noti delle differenze tra quello digitale e IRL?
**Avendo sempre fatto dell’attivismo, posso dire che l’unica caratteristica fondamentale rimane quella di parlare con le persone. Parlare e diffondere. Argomenti “nuovissimi”, seppur in realtà siano più antichi dell’umanità stessa, oggi sono più reperibili e facili da “consumare”. Lo vedo nelle scuole. Questo mi dà tantissima fiducia nelle nuove generazioni, perché hanno una conoscenza che noi non avevamo; l’importante è avere gli strumenti necessari per poterla utilizzare.

Scoprire se stessi è un processo, e l’attivismo, in quel senso, diventa fondamentale: per esempio un’azione come fare coming out, o capire di essere bisessuali e non binary, nel mio caso, richiede consapevolezza, ognuno ha i suoi tempi. Arrivare all’università e “scoprire” di non essere l’unica persona queer è stato importante: ti senti sicuramente più forte. La non binarietà è stata una rivelazione, mi sono sentit* simile ad altre persone, alle loro esperienze. Tutto risuonava.  Esplorare con il vestiario e l’estetica è stato bellissimo per me. Sperimentazione pura.

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**Parlami un po’ del progetto QUEER ARCANA, che stai diffondendo nelle ultime settimane. Penso che il progetto possa avere una grande risonanza: dietro ad ogni immagine si percepisce tutto l’amore per il lavoro.
**Il progetto è iniziato esattamente un anno fa, quando Mandragora era agli inizi. Avevo messo una open-call su Instagram, pensando tra l’altro che l’avrei fatto principalmente con amici e conoscenti. In realtà con il procedere della pagina il progetto ha avuto una certa risonanza, e a giugno abbiamo iniziato a scattare. L’idea era di far impersonare ad ogni partecipante queer una carta del mazzo, oppure a più di una se la carta aveva vari personaggi. Io non sono una studiosa di tarocchi, non so nemmeno leggerli, però sono un* appassionat* di iconografia, specialmente popolare.

Queer Elf, Elisa, un* amic* make-up artist, mi ha dato una mano per tutta la parte del trucco. Lo styling invece l’ho realizzato io con pezzi d’archivio, così come le foto… L’apporto di Elisa al progetto è stato incredibile. Era un lavoro infinito, super ambizioso, un po’ mi ha spaventat*, ma essendo in continua evoluzione, ci siamo sorpres* di noi stess* mano a mano che il lavoro procedeva. Gestire un gran numero di modell* è stata una bella sfida per una persona introversa come me.

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Cosa ti ha portato via il Covid (lavorativamente e personalmente) in questi mesi così difficili? La connessione con gli altri è venuta a mancare. Vederl* senza alcuna paura. Mi manca essere in mezzo a tanti corpi sudati, alle feste… Quelle cose che prima quasi “schifavi” e che ora ti mancano così tanto. Chissà quando essere in una folla di persone sarà di nuovo possibile, o se mai lo sarà. Mantenere i rapporti via digitale è stato molto difficile per me, odio le videochiamate, le trovo alienanti.

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**Cosa credi che manchi oggi in Italia che ci aiuterebbe a progredire, a livello sociale, culturale, o altro?
**In Italia c’è ancora tanto da imparare sull’educazione sessuale, non ci sono programmi statali definiti. Ma, se vogliamo vedere il lato positivo, questo problema lascia un’enorme possibilità di sperimentazione alle singole realtà. Per la parità di genere c’è ancora tanto da fare, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Ci sono paesi con legislazioni migliori, tuttavia non me la sento di dire che qualche paese sia “arrivato”. In Italia i ruoli di genere ben definiti sono ancora molto presenti all’interno delle dinamiche sociali e famigliari. Sono tematiche molto delicate, che cambiano il pensiero riguardo alla vita di tutti i giorni ed al tuo ruolo in essa. La parità di genere e l’educazione sessuale si fondono, la seconda non esiste senza la prima.

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**Ci puoi lasciare con una canzone, un libro, ed un film eventualmente?
**Qualcosa da ascoltare: il podcast The Sexually Liberated Woman di Ev’Yan Whitney. Qualcosa da guardare: il film 20th Century Women. Qualcosa da leggere: Beyond the Gender Binary di Alok v. Menon.

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Crediti

Testo di Amanda Ballerini
Fotografie di Giulia Bernardi

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