Fotografia di Lisa Carletta, Modella Xelia

Quando la skincare diventa ossessione

Il trend acqua e sapone è un passo verso l'emancipazione dagli standard di bellezza o l'ennesimo modello estetico irraggiungibile?

di Asta Diabatè
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25 novembre 2020, 5:00am

Fotografia di Lisa Carletta, Modella Xelia

Prima di cominciare a scrivere questo articolo ho passato almeno un’ora sul mio sito preferito di skincare per valutare quale altro prodotto comprare per prendermi cura della mia pelle. Mi trucco forse una volta l’anno, ma la routine detergente + tonico + siero + creme varie è ormai una costante della mia vita quotidiana.

Scegliere di non truccarmi non è una questione di pigrizia o mancanza di tempo, perché ogni mattina e ogni sera passo una mezz’ora abbondante in bagno a spalmarmi in faccia un sacco di roba. E non è neanche una questione economica, perché quest’anno ho speso centinaia di euro in maschere, lozioni e oli.

La mia skincare routine notturna ha 5 step (2 se sono proprio pigra), ed è il livello beginner rispetto ai 10 step di quella standard coreana. Comunque, pare che io non sia l’unica a vivere in questa condizione, perché negli ultimi anni i nostri standard di bellezza sono mutati a favore di un’estetica più naturale, meno artefatta. Se negli anni ‘00 e ‘10 volevamo una “faccia da Instagram” con labbra carnose, sopracciglia perfette e zigomi alti alla Kim Kardashian, oggi un make-up così evidente viene invece considerato “falsificante”.

Riflettere su questo cambiamento di paradigma mi ha spinta a chiedermi da dove arrivi l’ossessione per la skincare, con l’obiettivo di avere una pelle perfetta, sana e levigata. Perché non è più il trucco la risposta alla nostra esigenza di piacerci quando ci guardiamo allo specchio? Ma questo nuovo desiderio di un look naturale, mi domando, è davvero così positivo o si tratta dell’ennesimo standard di bellezza prefissato e irraggiungibile, dell’ennesima schiavitù dello specchio?

Sicuramente l’influenza del K-beauty è uno dei fattori determinanti di questa nuova ossessione. E devo ammettere di non esserne immune: il mio desiderio di avere una faccia sempre “perfetta” è cominciato proprio dopo aver vissuto per qualche mese a Seul nel 2016, e non a caso la maggior parte dei prodotti viso che utilizzo oggi sono di brand coreani.

I numeri parlano chiaro: oggi il business segment della skincare costituisce il 40 percento del mercato beauty, contro il 18 percento del make-up.

Ma il K-beauty non è l’unico driver di questo trend. Bisogna considerare anche l’attenzione all’uso di prodotti sempre più clean, sia per la nostra salute che per quella del nostro pianeta, l’incremento del trend del self-love e la crescita dell’industria del wellness in cui sono racchiuse tutte quelle attività, dall’andare in palestra all’acquisto di prodotti di bellezza, che contribuiscono al nostro benessere fisico.

Un esempio su tutti: nata nel 2014, la startup beauty Glossier ha cavalcato questo trend alla grande e grazie ai suoi prodotti make-up-non-make-up ora vale più di un miliardo di dollari. Ma non è necessario pensare a nomi così grossi: negli ultimi 3 o 4 anni sono nati moltissimi piccoli brand di skincare etica, vegana, naturale ed ecosostenibile (come Cocanut) per cogliere il trend di questa nuova ossessione.

I numeri parlano chiaro. Il trucco è out e la skincare è in. Secondo l’ultimo annual report di L’Oreal, il business segment di skincare costituisce il 40 percento del mercato beauty (il makeup invece ne rappresenta solo il 18 percento). Nel corso del 2020, la pandemia non ha fatto altro che incrementare questi numeri: trascorrere lunghi periodi di tempo a casa ci ha abituato all’idea di un look più naturale sia negli abiti (con la nascita dell’estetica quarcore) che sul viso, dato che l’obbligo di indossare la mascherina ci spinge a considerare meno importante il make-up, anche a detta del Financial Times

Le conseguenze positive di questo trend sono innumerevoli. Alla base del movimento sembrerebbe esserci l’idea del self love e della self care, del volersi bene e del prendersi cura di sé, e questo raramente può accadere se prima non c’è un'accettazione di sé. Il messaggio sembra essere chiaro: finalmente possiamo accettarci così come siamo!

Ma non è tutto oro quello che luccica. Troppo spesso, infatti, si perde di vista la seconda, fondamentale parte del “così come siamo”, facendo crollare l’assunto di partenza. Se il make-up è visto come, appunto, un trucco che altera i nostri connotati, per la skincare la percezione è completamente diversa: lo sto facendo per me, per stare bene con me stess. Ora non sono più un brutto anatroccolo che ha bisogno di un makeover per trasformarsi in cigno. Ora siamo tutt cigni, dello specchio non ce ne frega più nulla e la skincare ci aiuta solo a valorizzare quello che già abbiamo.

Avremo forse smantellato l’ideale di bellezza dell’Instagram face, ma non abbiamo ottenuto la libertà dai canoni di bellezza solo perché ci trucchiamo di meno.

Ma le cose non stanno davvero così. A me non sembra di essermi liberata dallo specchio. Anzi, mi osservo molto di più, con uno sguardo più microscopico che macroscopico: e se la mia pelle si irrita? E se non diventasse mai come voglio? Sarà forse il fatto che ho saltato la routine dei 5 step ieri sera, oppure lo smog, o semplicemente qualcosa che ho mangiato?

Avremo forse smantellato l’ideale di bellezza dell’Instagram face, ma non abbiamo ottenuto la libertà dai canoni di bellezza solo perché ci trucchiamo di meno. Abbiamo semplicemente sostituito il cake look con il look acqua e sapone, e come spendevamo tempo e denaro per ottenere quello, ora lo facciamo per ottenere l’altro.

L'obiettivo da raggiungere ora è forse persino più inarrivabile: avere una pelle luminosa e “perfetta” al naturale per ottenere il tanto agognato dewy look (tradotto letteralmente, “look rugiadoso”). Per farlo non dobbiamo truccarci, ma mangiare in un determinato modo, fare esercizio fisico e investire in una miriade di prodotti di skincare. E guai a saltare un giorno.

Ma quindi, come uscirne? Si tratta di scelte tramite le quali comunichiamo agli altri chi siamo, o chi vorremmo essere; il trucco, o la sua assenza, sono scelte estetiche e comportamentali davanti a cui ci troviamo ogni giorno. La differenza è cosa guida queste scelte: possiamo prenderle in modo sincero e onesto, ma consapevole, oppure essere vittime inermi.

Io continuerò a comprare prodotti skincare, a farmi maschere una volta settimana e a seguire la mia routine di 5 step ogni sera, come continuerò a fare la mia collezione di sneaker e a cercare di mantenere il mio look “cute meet prep school meet korean influences”, perché è così che mi sento rappresentata e che mi sento bene. 

Crediti

Testo di Asta Diabaté
Fotografia di Lisa Carletta, modella Xelia

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