La fotografia empatica e destabilizzante di Arielle Bobb-Willis

Arti che si intrecciano, colori forti, volti nascosti: Arielle fotografa gli altri per fotografare se stessa.

di Ryan White
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27 gennaio 2020, 6:00am

"Qualcuno una volta mi ha detto che dopo un episodio depressivo, il colore è una delle prime cose che ritorna," dice la 25enne Arielle Bobb-Willis. "Sono attratta da quei momenti di luce e colore perché per molto tempo, pensavo che là fuori non ci fosse nulla per me."

La dicotomia tra luce e buio di cui Arielle parla è presente in ogni singola sua immagine. Ma il suo lavoro—apparso sul The New Yorker, la copertina di L'Uomo Vogue e, più recentemente, tra le pagine del libro The New Black Vanguard è caratterizzato da molto più che il semplice uso del colore. È un mezzo di terapia, dato che utilizzare la macchina fotografica per Arielle è un modo per comunicare e incanalare numerose emozioni, aiutandola a dare forma alla realtà che la circonda. "Quando soffri di depressione, è un po' come se vivessi nel passato, mentre l'ansia ti proietta nel futuro. La fotografia è qualcosa di cui ho bisogno per rimanere nel presente."

Nel 2008, dopo essersi trasferita a New York dalla Carolina del Sud, Arielle ha iniziato a fotografare durante un corso di immagine digitale al liceo. "In quel periodo facevo foto principalmente ai miei fratelli e ai fiori, oltre che restaurare vecchie fotografie su Photoshop," ricorda. "Il mio insegnante di storia ha notato quanto la fotografia mi rendesse felice e mi ha regalato una vecchia macchina fotografica del marito. Il mio primo rullino in assoluto l'ho usato per fotografare il tramonto nella mia cameretta, e mi ha cambiato la vita."

arielle bobb willis fotografia intervista

A quel primo corso si sono aggiunte delle lezioni alla Loyola University di New Orleans, ma a parte questo Arielle è completamente autodidatta: per lei, l'unica cosa importante era trovare un modo per esprimere la sua creatività. "Crescendo in una piccola città conservatrice, avevo l'impressione di non potermi esprimere come volevo in quell'ambiente di vedute ristrette; non potevo accettare ciò che differiva dalla normalità di quel luogo. La fotografia era l'unica cosa sana nella mia vita, quella che mi faceva sentire bene e mi permetteva di pensare lucidamente. Credo che tutti abbiano un qualcosa che li aiuti a rimanere connessi con la propria persona, che sia pulire il proprio appartamento, fare sport, o qualsiasi altra attività... Quello è un momento che io riservo a me stessa, in cui posso essere empatica e destabilizzante come sento di volere."

Le sue composizioni astratte e surreali, fatte di corpi che si intrecciano e volti spesso nascosti, fanno sembrare il lavoro di Arielle tanto scultoreo quanto fotografico. "Ho sempre voluto scattare foto di me, ma senza apparire nella composizione," spiega. "Ricordo che appena dopo essermi iscritta su Instagram sono rimasta colpita da quanto fosse importante il viso, la perfezione dei tratti, la luce dei selfie. Non sono una persona che si fa i selfie, e non mi piace essere al centro dell'attenzione, quindi è da questo aspetto che nasce il mio lavoro... Da quella parte di me."

Arielle ha iniziato a pensare che per lei fosse possibile creare arte dopo aver scoperto il lavoro di artisti come Gertrude Morgan, Jacob Lawrence, Romare Bearden e William Johnson. Oggi trova l'ispirazione ovunque, in fotografi contemporanei di cui spesso è venuta a conoscenza attraverso Tumblr. "Alex Webb, Toilet Paper e i Synchrodogs sono tutti nomi che mi hanno colpito. Mi hanno fatto capire che quando si parla di creatività non ci sono regole."

Le parole non rendono giustizia al suo lavoro, ma se la musica potesse farlo, Arielle crede che suonerebbe all'incirca così.

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Crediti


Tutte le immagini su gentile concessione di Arielle Bobb-Willis

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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