Simbolo di prestigio, prostituzione e nobiltà: breve storia del rossetto dagli antichi egizi a oggi

Tra alti e bassi, il "cosmetico più amato dalle donne" tinge le labbra degli esseri umani più variegati da ben 5.000 anni.

di Greta Giannone
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23 aprile 2020, 3:31pm

Artwork di Maria Laura Buoninfante. Immagine centrale di ragazza con turbante Micaela Varani, immagine sullo sfondo di ragazzo con cappello Chiara Glionna.

Beauty i-Dentity è la rubrica in cui la make-up artist Greta Giannone racconta ai lettori di i-D Italy la storia del trucco e il costume. Ogni articolo analizza l'evoluzione di un determinato prodotto del settore beauty, ripercorrendone le varie tappe salienti a partire dalla sua nascita fino ad oggi, facendo magari anche qualche supposizione sui futuri impieghi. L'obiettivo è tracciare le modalità dell'apparire con cui l'essere umano esprime la propria creatività e personalità attraverso l'estetica.


Secondo il dizionario etimologico, il termine rossétto significherebbe banalmente “rosso”, ma quando viene usato come sostantivo indica il mezzo usato per “tingere di vermiglio le labbra”. Certo, tutti sappiamo che è uno dei cosmetici “più amati dalle donne,” per quanto questa definizione sia ora finalmente in fase di superamento degli stereotipi di genere. Meno si sa, invece, della sua storia, nata oltre 5.000 anni fa. Simbolo non solo di bellezza, ma anche di tenacia e ribellione, questo oggetto ha vissuto importanti alti e bassi nel corso dei millenni, che ripercorriamo qui nei suoi momenti più significativi.

Diversi reperti sembrerebbero testimoniare che già le donne babilonesi miscelassero pietre preziose colorate al fine di tingere le loro labbra, ma la prima vera traccia documentata di un rossetto risale al 2.800 a.C circa ed è stata rinvenuta nella tomba della sovrana sumera Shub-ad. Conosciuta anche come Pu-Abi, fu seppellita insieme a un pennellino e un cofanetto d’oro con all’interno un composto morbido, dato dalla combinazione di polvere rossa, olio di sesamo ed essenza di rosa. In altre parole, c’è là fuori un rossetto che ha mille anni in più circa della tomba di Tutankhamon.

Gli egizi, veri e propri cultori della cosmesi, indossavano il rossetto come simbolo di potere e status sociale, senza legarlo all’idea di femminilità. Dunque, sia donne che uomini lo utilizzavano, specialmente se appartenenti alle fasce in cima alla piramide sociale. Agli ingredienti minerali erano spesso uniti altri di origine animale: Cleopatra, ad esempio, ricavava la propria tintura per labbra trattando tra di loro scarabei, squame di pesci e cera d’api, aggiungendo a volte anche formiche sbriciolate.

Anche nella Roma Imperiale vigeva il culto della bellezza estetica: il rossetto era conosciuto con il nome di purpurissum, ovvero “tintura rossa” e veniva usato non solo dalle donne, ma anche per decorare le statue degli dei durante le celebrazioni religiose, acquisendo così un significato spirituale, sacro. Riguardo la formula del rossetto latino esistono due diverse teorie: alcuni sostengono che i romani ottenessero il composto dalla feccia del vino e dall’ocra, ma spesso e volentieri anche dal pericoloso solfuro mercurico, come il cinabro e il minio.

Tuttavia, il percorso del rossetto nelle epoche non è sempre stato sinuoso o facile: per molti secoli, infatti, è stato simbolo di dissoluzione e malcostume. Questa cattiva nomea nasce nell’antica Grecia, quando portare le labbra rosse era un obbligo per le prostitute (così che che gli uomini in cerca di relazioni sentimentali non cadessero in inganno). Durante il Medioevo, per la forte religiosità, questo cosmetico viene addirittura etichettato come demoniaco e ne viene quindi proibito l’utilizzo.

L’amato belletto ritornerà alla luce, e sulle bocche delle donne, grazie alla regina Elisabetta I d’Inghilterra (1533 - 1603): motivata dall’idea di poterne trarre poteri mistici di guarigione, la stessa sovrana è rappresentata in numerosi quadri con pelle chiarissima e labbra scarlatte. Il suo rossetto aveva la forma di un bastoncino, come dimostrato da numerose testimonianze, e per ottenerlo si faceva essiccare una pasta semisolida di cera d’api e pigmenti vegetali. Ma dopo poco più di un secolo il Parlamento Britannico vieta nuovamente il rossetto (1770) e moltissime donne iniziano a venir accusate di stregoneria perché capaci di sedurre uomini sposati grazie alle loro labbra rosso fuoco.

Al di là della Manica, invece, durante gli anni del Rococò il trucco diventa a tutti gli effetti uno status symbol per le dame francesi, un chiaro segno di nobiltà. L’ideale estetico è quello della statuina di porcellana, delicata ed eterea, non la donna in carne e ossa— un distinguo essenziale per potersi differenziare dalle classi contadine.

Arriviamo all’Ottocento, quando la concezione del belletto cambia nuovamente e viene giudicato come volgare, ancora una volta. Con l’espansione dell’influenza inglese in tutta Europa, infatti, il costume puritano del Regno Unito della Regina Vittoria impone alle donne di presentarsi in pubblico pallide, concedendo solo di lucidare le loro labbra con grasso di balena. Sempre in bilico tra proibizionismo e non, il rossetto inizia a perdere definitivamente la sua connotazione negativa nel corso della Prima Guerra Mondiale.

L’affermazione del lipstick in ambito commerciale, secondo le fonti, si ha nel 1910 per opera del brand Roger&Gallet, che avvia la produzione del “primissimo rossetto rosso in stick.” Anche Guerlain nel 1936 propone il “Rouge Automatique lipstick”, che rappresentava una svolta nel design e nel meccanismo, pensato per essere aperto con una sola mano per la donna in movimento. Il carminio, tono di rosso molto scuro, era ricavato dall’essicazione di un insetto: la cocciniglia.

Ma torniamo a noi. Dopo essersi affermato nel mercato, lo stesso rossetto rosso diviene il simbolo della resistenza femminile. Durante l’ascesa del movimento politico femminista, infatti, le Suffragette decidono di indossarlo mentre protestano per la conquista del diritto di voto, trasformando le labbra rosse in un segno di difesa dei diritti delle donne. La promotrice dell’utilizzo si pensa possa essere stata Elizabeth Arden, ma ci sono teorie discordanti a proposito e molti non se la sentono di credere che abbia potuto regalare rossetti a destra e manca, nonostante il suo attivismo e impegno per la causa femminista sia ben noto.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, numerose case cosmetiche decidono di avviarne la produzione, contribuendo all’affermazione del rossetto come oggetto presente in tutte le borse e su tutte le labbra: c’è Christian Dior che nel 1953 creò Rouge Dior con l’intenzione di “voler vestire il sorriso delle donne,” Chanel e il suo Passion n.14 dal successo tempestivo, Rich Red di Estée Lauder e Russian Red di Mac Cosmetics, per fare questo esempio.

Ma anche le star della musica danno il loro contributo: Madonna fa entrare nella storia proprio il Russian Red, indossandolo nel famoso tour del 1985. Ovviamente, il rossetto è una cifra di stile non indifferente anche per le star contemporanee, la più famosa si dice sia Gwen Stefani in questo senso, anche se Rihanna ha fatto impazzire un’intera generazione per il Ruby Woo. E poi Monica Bellucci, che nel 2013 lavora una capsule di rossetti insieme a Dolce & Gabbana, Dita Von Teese innamorata del Rouge Bingo Diorific di Dior, Liv Tyler a cui Givenchy dedica una collezione in edizione limitata chiamata Lively e anche Iris Apfel, con la bocca rossa in tinta con la montatura degli occhiali.

Insieme a loro passeranno alla storia anche innumerevoli celebrità che hanno fatto di questo prodotto il proprio “signature look”: Marilyn Monroe, Grace Kelly, Liz Taylor, Rita Hayworth, Ava Gardner, Lana Turner e Carole Lombard. , che disse in un’intervista: “Vivo seguendo il codice dell’uomo, destinata a un mondo di uomini, senza tuttavia dimenticare che il principale compito di una donna è quello di scegliere la giusta tonalità di rossetto.” Perché se oggi possiamo indossare il rossetto in qualunque occasione, a qualunque ora del giorno e in qualunque luogo, lo dobbiamo alle star del cinema del Novecento. La speranza? Che presto potranno farlo anche gli uomini, così da abbattere anche l’ultima barriera della cosmetica: l’idea che trucco = donna.

Crediti


Testo di Greta Giannone
Artwork di Maria Laura Buoninfante
Immagine centrale di ragazza con turbante Micaela Varani, immagine sullo sfondo di ragazzo con cappello Chiara Glionna

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