L'era delle girlboss è finita, il 2022 è l'anno delle girlunion

Il tempo del gaslighting e del gatekeeping è finito. Ora, lavoratrici del mondo, unitevi!

di Eve Livingston
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05 aprile 2022, 2:47pm

Siamo nel 2022 e Elizabeth Holmes è stata condannata per quattro accuse di frode, l'influencer di Love Island Molly-Mae in un podcast ha sottolineato che che "ogni persona ha 24 ore in un giorno, al pari di tutte le altre" e la multi-milionaria Khloe Kardashian ha provato a vendere i vestiti firmati usati di sua figlia attraverso il brand di reselling della sua famiglia, “Kloset”, a prezzi che vanno dai 250 ai 700 dollari a pezzo.

Elisabeth Holmes sarà anche un caso dal peso diverso rispetto a quelli di Molly-Mae e Khloe, ma tutte e tre rappresentano un approccio al mondo basato sul successo, che privilegia l'individualismo al collettivismo e si interessa solo a sfruttare per sé la macchina capitalistica, reiterandola per il proprio tornaconto, invece che smantellarla o almeno metterla in discussione. E, a loro modo, ognuna è emblema di una truffa: se il caso Elisabeth corrisponde alla definizione legale di frode, ottenuta manipolando le persone per ottenere grandi somme di denaro dietro falsi pretesti, Molly-Mae e Khloe—insieme a molte altre influencer e star di reality show—allo stesso modo vendono alle giovani donne la promessa di un certo stile di vita come risultato di impegno in dedizione ma che, in realtà, è quasi impossibile da raggiungere senza una certa mole di privilegi di partenza. Chi adotta questa attitudine ha un nome, e si chiamano “girlboss”. Il recente declino del loro modello sembra suggerire che nessuno crede più alla loro farsa, ma è davvero così?

Nel mondo del lavoro di oggi il gender gap causa spesso situazioni frustranti e contesti denigratori. Invece di reagire in massa attraverso un'azione collettiva, le possibilità di cambiare le cose che ci vengono presentate sono spesso individualizzate e avvolte in un pacchetto fatto di paternalismo e gaslight. Vieni trattata male al lavoro? Mettiti in proprio. Non puoi permetterti una casa? Basta lavorare un po' di più. Sei preoccupata per la tua sicurezza quando di notte torni a casa a piedi? Sfogati postando su Instagram una grafica dai colori pastello.

Dato che le vie d'accesso al potere sono state a lungo appannaggio esclusivo degli uomini bianchi cis-het, le persone emarginate e prive di diritti hanno ingenuamente preso il modello influencer e girlboss come esempio da seguire per ottenere quello che volevano. Ma si tratta di una forma di potere che reitera e consolida il sistema precostituito e di cui beneficia solo la persona che lo detiene, a spese di altre persone meno privilegiate. Basta vedere gli annunci di lavoro per posizioni all’interno dell’azienda di prodotti abbronzanti di Molly-Mae, Filter, che offriva uno stipendio di sole 17 mila sterline all’anno [poco meno di 20.500 euro, NdT]. Cifra che potrebbe sembrare un milione a chi lavora nel fast fashion, settore in cui i vestiti vengono confezionati nelle fabbriche con il sudore di operai e operaie, come nel caso del brand Pretty Little Thing, per il quale Molly-Mae lavora come Creative Director ricevendo uno stipendio mensile a sei cifre.

È da questa discrepanza che emerge il sistema individualista e capitalista di potere e privilegio dietro alla mentalità girlboss che ha dominato la nostra cultura negli ultimi anni: l’idea implicita che una leader donna sia necessariamente diversa e migliore di un leader maschio o, più in generale, che esista davvero unǝ buonǝ boss. In realtà, il lavoro sotto il capitalismo implica una relazione intrinsecamente disuguale, in cui chi sta sopra vuole ottenere più lavoro possibile da chi sta sotto al minor costo possibile. Mentre noi non vogliamo altro che guadagnare abbastanza soldi per vivere una vita confortevole e avere abbastanza tempo fuori dal lavoro per godercela. È un conflitto di interessi così evidente, sistemico e inamovibile che nessun hashtag, nessuna infografica di Instagram apparentemente “autentica” o nessuna tagline sul concetto di “empowerment” può conciliare, nonostante tutt3 provino a nasconderlo.

Piuttosto che rispondere a queste condizioni calpestando a nostra volta le altre persone mentre rincorriamo lo status o lavorando 12 ore al giorno per reggere la dinamica di un rapporto di potere intrinsecamente diseguale, dobbiamo reagire collettivamente, perché solo così potremmo smantellare il sistema. Mentre le girlboss salivano alla ribalta per poi crollare a picco, molte donne hanno lavorato instancabilmente all’interno delle loro comunità e dei loro sindacati per costruire una forma di potere che possa davvero cambiare la vita delle persone, e non solo fingere di farlo mentre supportano risolutamente lo status quo. Oggi, le donne costituiscono una larga fetta dei sindacati, e l'adesione cresce anche nelle fasce più giovani. Nel Regno Unito, l'anno scorso, per la prima volta delle donne sono state elette alla guida di Unison e Unite, due dei più grandi sindacati del paese, e in tutte le nazioni del paese i congressi dei sindacati sono attualmente guidati da una donna. Anche se in Italia siamo decisamente indietro, possiamo citare esempi come Annamaria Furlan, segretaria generale fino al 2021 di CISL, e Susanna Camusso, segretaria generale di CGIL fino al 2019. 

screen di tumble con scritto girlworkers of the girlword unite e girlunion girlstrike

È importante che le donne si uniscano e diventino attive all’interno dei sindacati, così da fare emergere e affrontare le problematiche di genere da un punto di vista collettivo e lavorativo. Ad esempio, nei primi periodi della pandemia, le baby-sitter dell'Irlanda del Nord hanno unito le forze per chiedere con successo sussidi durante l’isolamento e un aumento del sostegno aз minori. L'anno scorso, il sindacato Unite Hospitality ha iniziato una campagna di portata nazionale di tutela delle lavoratrici di notte dopo che la presidente della filiale di Glasgow, Caitlin Lee, è stata aggredita mentre tornava a casa a piedi da un turno di lavoro dato che il suo datore di lavoro si era rifiutato di rimborsarle il taxi. A gennaio 2022, Tracey Scholes, autista di autobus di Manchester e membro del sindacato, è stata reintegrata al lavoro dopo averlo perso quando gli autobus erano stati riprogettati impedendole di riuscire a guidare per via della sua altezza. 

Queste cause, citate a titolo esemplificativo, e il duro lavoro dei sindacato per portarle avanti potrebbero non essere così glamour o affascinanti come una partnership con un marchio, una campagna patinata o una placca da CEO sulla scrivania, ma sono reali, efficaci e concrete. Ed è questa che dovrebbe essere l’ambizione per le giovani donne che navigano nel mondo del lavoro oggi. Non saranno l'influenza né l'imprenditorialità a cambiare le nostre vite in meglio e farci acquisire consapevolezza, ma lo saranno la cura, la solidarietà e il riuscire a lavorare insieme all’unisono. Se questa è davvero la fine dell'era delle girlboss individualiste, speriamo che lasci spazio all'azione collettiva e all'era dell’unione femminista.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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