Immagini Courtesy di Gucci

Gucci e Balenciaga hanno appena infranto ogni regola della moda di lusso

Alessandro Michele ha "hackerato" l'amico Demna Gvasalia per una delle collaborazioni più rivoluzionarie mai viste.

di Osman Ahmed; traduzione di Carolina Micella
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16 aprile 2021, 10:46am

Immagini Courtesy di Gucci

Ti diamo il benvenuto in una nuova era della moda. Dimentica tutto ciò che pensi di sapere su case di moda, codici haute couture e stilisti monolitici rintanati nelle loro torri d’avorio. Tutti questi mondi sono collassati quando due delle case di moda più rilevanti dei nostri tempi si sono unite per una “contaminazione reciproca”. Dopo il matrimonio felice di Miuccia e Raf per Prada, ora Gucci e Balenciaga, i cugini italo-francesi del gruppo Kering, hanno unito le forze per l’ultima collezione di Alessandro Michele, intitolata ARIA. Dopo questa sfilata, moda—con le sue tradizioni e regole preziosamente custodite—potrebbe non tornare mai più la stessa.

Perché? E sopratutto, come? Beh, le iconiche case di moda sono accomunate dal fatto che, a distanza di un anno l’uno dall’altro, i loro rispettivi direttori creativi—Alessandro Michele e Demna Gvasalia—hanno letteralmente riplasmato la concezione della moda contemporanea riscrivendone le regole. Nonostante i loro esordi creativi siano stati estremamente diversi, i due condividono la stessa energia nel voler smanellare ogni concetto di genere, gusto e branding—oltre a trasportare elementi streetwear dritti dritti nell’alta moda. Forse è proprio per questo che spesso i loro clienti si somigliano: digitalmente connessi, sartorialmente estroversi e noncuranti delle etichette (a meno che non si tratti di quelle all’interno dei vestiti). Nonostante la tensione tra l’eclettico minimalismo luxury di Alessandro e i materiali sintetici raw Slavic di Demna, alla fine, sono entrambi due filosofi della moda. “Il ringiovanimento è l’unico modo per mantenere in vita la moda,” ha detto Alessandro durante una conferenza stampa post-show. “Volevo portare il dialogo tra Gucci e Balenciaga agli estremi. Ho riflettuto a fondo sul quello che stavo facendo, e il mio obiettivo è quello di celebrare il marchio ma anche guardare altrove, per fare qualcosa di diverso.”

E diverso è stato. Radicalmente. La sfilata Gucci, che si è svolta digitalmente trasformando un fashion show in un fashion film, è stata una vera e propria celebrazione. Quest’anno, infatti, la casa italiana compie 100 anni, e quale migliore occasione per cristallizzare la visione del brand e guardare oltre i propri orizzonti, verso nuove distese, piuttosto che limitarsi al solito TBT d’archivio? Così, per farla breve, Alessandro ha deciso di chiamare a rapporto il suo bro Demna. “A Demna è piaciuta molto l’idea di utilizzare i suoi pattern e i suoi linguaggi per trasformarli in qualcosa di diverso,” continua il designer romano. “L’ha trovato molto divertente. Ho pensato fosse la scelta ideale per questa collezione, anche riflettendo sul fascino di entrambe le case verso l’eterna giovinezza.” Una collaborazione di questo livello, alla fine, richiede molto coraggio e comunanza di visioni, ma entrambi sono abbastanza self-confident sulle loro visioni e firme stilistiche da non preoccuparsi troppo di eventuali rivalità o stravolgimenti dei brand. E ciò li rende solo più forti.

Alessandro Michele sta portando alla deriva ogni regola. Proprio come ha fatto con la stagionalità, le fashion week e il concetto di genere, con questa collezione vuole ora smantellare anche il significato di collaborazione per come viene solitamente concepita nella moda, scegliendo di chiamare la sua unione con Balenciaga una “contaminazione reciproca” o “hackeraggio”, come l’ha educatamente descritta la stampa. Ma la collezione non si riduce a una rassegna di stili ibridi Gucciaga/Balengucci (sebbene siano numerosi). Alessandro ha infatti riportato in vita una miriade di classici in velluto direttamente dall’epoca Gucci di Tom Ford per continuare a portare avanti la sua riflessione sulla sessualità: ha così trasformato l’abbottonato stile equestre attraverso l’inserto di motivi feticisti e stravaganti, applicati sul corpo come fossero imbracature o choker. “Ho cercato di mettere in scena una rinascita della maison attraverso le tantissime cose che Gucci contiene,” ha detto Alessandro. “Gucci ha il potere di essere un culto, e Tom è stato forse il primo ad accorgersi di questa grandissima potenzialità. Gucci è passato attraverso diverse rinascite grazie alle sue contaminazioni col mondo esterno. Mi sento fortunato a non sentire il peso dell’heritage, cosa di cui alcuni brand francesi invece risentono. Io, invece, ho a disposizione un laboratorio in cui sperimentare.”

La passerella della sfilata era fiancheggiata da muri di telecamere di paparazzi che continuavano a flashare i modelli e le modelle—a sostituire il must-have delle ultime sfilate irl: il pubblico armato di iPhone—e si è conclusa con un film co-diretto da Floria Sigismondi e ambientato in un nightclub, uno di quei centri perduti di celebrazione edonistica. Questa presentazione ha dettato il tono della sfilata e impostato quello che sarà il mood dei prossimi mesi di festeggiamenti per il centenario di Gucci. “Tutti saranno invitati a questa festa di compleanno,” ha detto Alessandro. Le collaborazioni potranno ancora essere de rigueur nella moda di lusso, ma questa sfilata preannuncia una nuova era di visioni fuori dagli schemi, proiettandoci verso un’inclusività di natura, piuttosto che per dettame. Tra cento anni, chissà come sarà Gucci. “Dove c’è moda, c’è vita,” ha saggiamente sottolineato Alessandro. “E la moda è tornata in vita.”

Modello in passerella per la collaborazione F/W 21 di Gucci e Balenciaga
Modella in passerella per la collaborazione F/W 21 di Gucci e Balenciaga
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Crediti:

Testo di Osman Ahmed

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