Superamento dei generi e delle convenzioni linguistiche: i video saggi di Fondazione Prada al Pesaro Film Festival

Realizzati all'interno della rassegna "Finite Rants", questi progetti audiovisivi commissionati a cineasti, artisti, intellettuali e studiosi riflettono sul futuro del cinema.

di Benedetta Pini e Carlotta Magistris
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01 luglio 2021, 2:41pm

A chi ama il cinema è successo di pensare ultimamente all’evoluzione futura di questo linguaggio. Non si parla della fruizione della serialità, della dimensione delle piattaforme o del concetto di autorialità, ma proprio di quali saranno le frontiere della sperimentazione del cinema e a che cosa potrà corrispondere l’avanguardia, ora che fare dell’astrattismo o tagliuzzare una pellicola e creare jump cut non solo suona anacronistico, ma anche un po’ vintage e citazionista. 

Quali sono le commistioni di tecnica e linguaggio che potrebbero sviluppare un approccio innovativo a una forma d’arte che, da essere una passione irrinunciabile nel manuale del buon liceale carismatico, è diventato un topic estremamente uncool? Fondazione Prada ha provato a rispondere con la rassegna Finite Rants: nove saggi visuali in formato cortometraggio commissionati a cineasti, artisti, intellettuali e studiosi. La finalità del progetto sembra essere quella di mostrare le potenzialità del videosaggio, e di come questo linguaggio possa rappresentare in maniera efficace un certo tipo di narrazione della modernità al di là dalla solita schematizzazione registica che troviamo al cinema.

Disponibili sul canale YouTube Finite Rants dedicato alla rassegna, questi progetti sono stati proiettati su grande schermo qualche giorno fa alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dove il cambiamento di prospettiva nella fruizione ha enfatizzato il potenziale espressivo non solo dei videosaggi, ma anche della sala cinematografica.

#1 Werewolwes Playoffs, Satoshi Fujiwara e Alexander Kluge

Il fotografo giapponese Satoshi Fujiwara elabora contenuti politici assemblando materiale proveniente dai video creati dallo scrittore e regista tedesco Alexander Kluge nel vortice della democrazia a immagini miste e video di cospirazione. Il risultato è un saggio sul sovradosaggio e l’ossessione per i pensieri collettivi e i personaggi politici; una sorta di contenitore di traumi politici recenti, violenza repressa e mitomania senza una preghiera mirata.

#2 Où en êtes-vous, Bertrand Bonello

Betrand Bonello in questo videosaggio rielabora gli ultimi minuti di Nocturama, suo film del 2016 che documenta le operazioni logistiche e l’organizzazione retrostanti agli attentati terroristici effettuati a Parigi da un gruppo di adolescenti. Il progetto si delinea come una sorta di sfida ideale ai canoni del cinema d’essai, genere per eccellenza e soglia produttiva dell’industria cinematografica francese. Partendo da Où en êtes-vous?, girato da Bonello nel 2014 su commissione del Centre Pompidou e pensato come una lettera rivolta alla figlia allora undicenne, il regista altera la sequenza finale di Nocturama modificandone completamente la componente testuale e sonora per creare così un nuovo lavoro.

#3 Untitled (Hudson Yards), Brady Corbet

Concepito con la volontà di svelare l’operazione di sfruttamento che si cela dietro il programma di finanziamento destinato ad aree urbane a basso reddito di Manhattan, Untitled (Hudson Yards), del regista e attore americano Brady Corbet, è un poema integrato su quelle infrastrutture che attraversano le superfici contemporanee della nostra vita: immobilità urbana, metropoli come chiese via cavo senza seguaci, emotività solo apparente per cittadini che soffrono di atrofia identitaria, metri quadrati destinati a un progetto immobiliare che ricordano una mascherata ingegnerizzata per l’abolizione, morte del desiderio.

#4 Re-mesh, Christian Marazzi

L’economista svizzero Christian Marazzi, integrando diverse discipline come la linguistica, la psicologia e la sociologia, affronta temi legati ai risvolti economici, finanziari e sociali dell’attuale emergenza sanitaria all’interno di un’immaginaria trasmissione informativa paneuropea. La sintetica voce narrante di Re-Mesh innesca una narrazione visiva volta a deformare e frantumare le forme che danno corpo all’immaginario mediatico collettivo, generando una variazione continua di relazioni con varie forme di pensiero. Questa sperimentazione arriva ad accogliere contenuti estranei ai circuiti cinematografici per come li conosciamo, includendo fonti di ispirazione per gli standard futuri di elaborazione visiva—come le logiche contemporanee della memetica—in direzione di una visione collettiva capace di svelare le concatenazioni tra fenomeni.

#5 Censorship Skit 13’40”, Eduardo Williams

La massa di materiali visivi provenienti da diverse piattaforme sovrapposte, che occupa la maggior parte della memoria dei nostri PC, costituisce un flusso costante di materiali video indistinti, una sorta di playlist senza fine, una parte della nostra vita della quale tendenzialmente non parliamo. L’accumulazione di questi materiali, nei quali ciò che non si esplicita si fonde con contenuti violenti, di cronaca o per adulti, determina la necessità collettiva di avvalersi di una palette ingegnerizzata di consuetudini morali. La censura non è scomparsa, ma si è sottilmente diffusa. Eduardo Williams ha realizzato un video di 13’40’’ proprio scaricando ed editando le performance di due giovani camboy, al fine di lavorare sulla percezione collettiva dell’immagine privata e “censurabile”, in una sorta di dualismo tra i temi del gioco e del divertimento e gli scenari oscuri e di morte. Agendo come una sorta di testamento per la libertà della (ri)produzione visiva contemporanea, il regista argentino pone implicitamente una serie di domande sulle nostre abitudini morali e percettive, riflettendo sul possibile shock o disgusto che questa può generare in alcune persone, o all’opposto fascino e curiosità in altre.

#6 Bébé Colère, Caroline Poggi, Jonathan Vinel

Bébé Colère è l’ultima indagine di Caroline Poggi e Jonathan Vinel sulle strutture mediatiche del cinema contemporaneo, effettuata con un linguaggio in prima persona estremamente intimista e frammentato, contestualizzato nella forma di un oscuro dark toon. Nel saggio, un bambino animato in CGI si confronta con una soggettività contemporanea e i problemi dello sviluppo psicologico, rendendo l’animazione un cupo strumento di sottomissione dei sentimenti tipici della narrativa moderna, in favore della disperazione o della speranza a piccole dosi. 

#7 I’ve Seen This Before, Remember

Un’esplorazione della misconosciuta bellezza effimera incastonata negli scenari urbani, che facilmente passa inosservata nel nostro errare frenetico, distratto e alienato a cui ci forza la routine quotidiana della modernità. Riprendendo l’essenza del Manifesto Surrealista, come anche la Teoria della Deriva di Guy Debord, questo videosaggio esplicita in immagini e suoni una fenomenologia del flaneur e traccia una psicogeografia della città, intesa come struttura fluida, che assume una forma sulla base delle annotazioni visive personali e digitali, degli incontri accidentali, dei fraintendimenti linguistici, delle immagini voyeuristiche, delle concatenazioni di frammenti di realtà catturati dall’autrice nel tragitto che ogni giorno compie lungo la périphérique, l’anello stradale che circonda Parigi e che la chiude rispetto all’esterno come una cortina. Remember assume così un punto di vista da osservatrice partecipante, di chi si posiziona dentro al flusso di realtà prendendo parte alla scena e al contempo se ne astrae, dissolvendo il confine tra autore e pubblico.

#8 Season Ending (The Day of Forever), Shumon Basar

Season Ending (The Day of Forever) potrebbe essere il manifesto del concetto di narrazione esplosa, con un racconto che disorienta e si fa portavoce delle ossessioni collettive conseguenti ai recenti traumi biopolitici globali. Questo videosaggio è un affondo nelle catastrofi di massa, reali o immaginarie, dove l’alfa e l’omega dell’esistenza vanno a collidere. Attraverso un mastodontico lavoro di ricerca nel proprio archivio personale, Shumon Bazar lavora sull’eccesso di immagini che domina l’attuale panorama crossmediale, portando alle estreme conseguenze le possibilità narrative del linguaggio cinematografico. L’esito è una riorganizzazione di questa mole ingestibile e indiscriminata di materia informativa, gerarchizzata e valorizzata per contrastare il processo di amnesia a cui è destinata, il disgregarsi della narrazione conseguente alla perdita della memoria e l’impossibilità a ricomporre la sequenza degli eventi che, nel caso di Season Ending (The Day of Forever), ha condotto i protagonisti alla fine. Ciò che ci rimane è un senso di angoscia, amplificato dalla colonna sonora di Amnesia Scanner.

#9 Point Zero, Alessia Gunawan 

Una riflessione sull’isolamento, inteso come processo terapeutico autocosciente o imposto, che ci costringe a fare i conti con la solitudine e con la nostra identità, mentre si sgretola sotto il peso delle conversazioni alienate e allucinate con noi stess*. Potremmo riassumere con questa frase ciò che ci è successo a livello intimo da marzo 2020 a oggi. La pandemia ha inoltre portato all’estremo le conseguenze degli attuali processi di urbanizzazione, che si concretizzano nella paranoia verso l’Altro, nel sospetto, nelle paure di gruppo e nella disparità di classe. Montando filmati POV, immagini in HD e tecnologie di registrazione ispirate ai sensori ottici per le videocamere digitali, Alessia Gunawan riflette sui concetti di appartenenza e di identità, che tendono a un grado zero di certezza.

Crediti

Testo: Benedetta Pini e Carlotta Magistris
Immagine: frame dal videosaggio Bèbè Colere

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