Immaginari surreali, sintetici e stranianti, vi presentiamo Mathery Studio

Ci legge in CC la tua nuova ossessione.

di Carolina Davalli
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14 luglio 2021, 10:45am

Uno dei meme più popolari in circolazione è I Had a Dream Where I Kissed My Crush, che esalta la complessità e l’assurdità del nostro subconscio a colpi di disturbanti pastiche postmoderni sotto forma di grumosi collage Photoshop. L’elemento più d’impatto di questo meme è infatti racchiuso negli immaginari che riesce a stimolare, in cui situazioni surreali, paranormali e totalmente non sincronizzate tracciano i contorni di realtà parallele, raggiungibili potenzialmente solo nella fase REM o attraverso trip da funghetti o acidi.

Ma chi lo dice che questi frame di realtà impossibili possano esistere sono nei meme, nei sogni o nelle gite tra diverse realtà? Gli immaginari sintetici esistono anche nel mondo reale, in particolare in quella piccola galassia che Mathery Studio—lo studio creativo multidisciplinare di Erika Zorzi e Matteo Sangalli—cuce sulla misura delle proprie ossessioni feticci e manie.

persona asiatica che guarda dentro un barattolo  foto di Mathery
foto di Mathery

Scordatevi tutto ciò che vi hanno insegnato sul buon gusto, dimenticate le leggi fisiche e non cercate morali; Mathery non è qui per questo, è qui per regalare un color-blocking che potrebbe far invidia a Wes Anderson e definire distopie più sinistre delle puntate più oscure di Black Mirror, in un susseguirsi di frame stranianti di cui “escapismo” è l’unica e sola parola d’ordine. Guardare il loro lavoro è come salire su un roller coaster percettivo, in cui abissi e vertigini esperienziali trasportano il pubblico in un rabbit hole senza meta, e senza uscita.

Dal design del prodotto alla fotografia, passando per la progettazione di ambienti all’art direction, il duo di creativi utilizza qualsiasi mezzo espressivo per curare nei più minimi dettagli i propri immaginari, rendendoli credibili e, perché no, effettivamente reali; così potenti che potrebbero gareggiare con l’estraniante deriva dei contenuti satisfy più pervasivi di TikTok.

Così, abbiamo voluto prendere un biglietto di sola andata verso la loro folle galassia, per conoscere meglio la storia dei designer e capire cosa rende i loro prodotti visuali così incredibilmente affascinanti.

ragazza che si fa trucco con il burro  foto di Mathery
foto di Mathery

Ciao Mathery! Raccontatemi di voi, come vi siete conosciuti e com’è nata la vostra collaborazione?
Ciao! Ci siamo conosciuti in NABA dieci anni fa, dove entrambi studiavamo Design del Prodotto. Poi ci siamo avvicinati alla fotografia e alla regia partendo da lì, quando dovevamo costruire l’immaginario attorno ai prodotti industriali che progettavamo. Ci piaceva raccontare l’idea dietro all’oggetto e per farlo ci siamo rivolti da autodidatti al mezzo dell’art direction, della fotografia e del video per veicolare al meglio le nostre visioni. Dall’università abbiamo iniziato a lavorare sempre insieme, senza mai finire in agenzie o brand come singoli, mantenendo così intatta la visione progettuale di Mathery.

Quando avete capito che dovevate creare uno Studio tutto vostro?
Durante l’ultimo anno di università, nel 2010, abbiamo creato un blog Tumblr che si chiamava 01 Mathery, dove postavamo ogni giorno un’idea di design. È stato un progetto fondamentale per aprirci la mente e capire—in un momento in cui non era per nulla scontato—che potevamo lavorare in autonomia senza bisogno di istituti, enti, compagnie o aziende. Avere un grosso seguito su quella piattaforma ci ha dato la carica per imbarcarci una volta per tutte nel nostro progetto personale.

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E da dove siete partiti per costruire l’immaginario di Mathery?
Dopo l’università non abbiamo trovato nessun lavoro che ci interessasse realmente a Milano, quindi abbiamo deciso di trasferisci in Australia per fare un working holiday di un anno, e poi ci siamo fermati a Melbourne. Lì ci si sono spalancate le porte del lavoro, e mentre lavoravamo alla nostra linea di oggetti Fruit Wares abbiamo iniziato a partecipare alla creazione di video documentari e a progettare spazi espositivi, come quello che abbiamo poi realizzato in occasione della mostra Pastello-Draw Act presso la National Gallery of Victoria nel 2014.

Quella è stata la prima occasione in cui abbiamo potuto sperimentare con l’exhibition design, e questa esperienza ci ha portato in giro per l’Asia a progettare altri spazi per bambini all’interno dei mall. L’esperienza in Australia ci è piaciuta tantissimo e ci ha dato la carica per metterci in gioco. Così, tra il Giappone, l’America e Berlino abbiamo deciso di spostarci a New York per scoprire nuovi orizzonti progettuali. Per ogni nostro trasferimento siamo sempre andati allo sbaraglio, senza mete, ingaggi o appoggi precisi, con la voglia di cambiare e uscire dalla nostra comfort zone.

campo da tennis e persone che fanno sport  foto di Mathery
foto di Mathery

E in America com’è andata?
Abbiamo passato un lunghissimo tempo a contattare agenzie e studi, e dopo settimane abbiamo scoperto la casa di produzione che ancora oggi ci rappresenta. Ci siamo presentati come art director ma grazie a questa realtà siamo riusciti ad avvicinarci al mondo del video sperimentando anche con l’immagine in movimento e l’advertising.

Avete vissuto in prima persona l’industria creativa australiana, americana e italiana. Ci sono delle differenze nette che avete riscontrato tra i diversi paesi?
In ogni posto in cui siamo andati siamo riusciti a trovare il nostro spazio. L’Australia ci ha dato opportunità di sperimentare con gli ambienti e il design del prodotto, in Italia invece la nostra estetica funzionava di più per progetti editoriali e fotografici, in America, ovviamente, siamo capitati nel mondo della pubblicità. Essendo un progetto multidisciplinare, abbiamo fatto molta fatica a trovare o a darci una definizione, ora invece consideriamo questo il nostro punto di forza maggiore ed è grazie alle esperienze che abbiamo avuto che siamo riusciti a raggiungere questa consapevolezza.

Da dove viene il nome Mathery?
È una fusione tra Mat di Matteo e Ery di Erika e c’è una “H” in mezzo perché porta fortuna. Nella sua semplicità ci piaceva, e ancora oggi ci siamo molto affezionati. Ci piace che possa esistere una parola che possa essere usata sia per l’uno che per l’altra. In più, c’è anche questo aspetto della parola che riprende il termine “materia”, che di fatto è di ciò che ci occupiamo.

ragazza asiatica sotto al sole con un sacco di barattoli  foto di Mathery
foto di Mathery

Com’è cambiata l’estetica Mathery nel tempo?
Attraverso ogni esperienza c’è stata un’evoluzione fluida e spontanea. Prima eravamo molto concentrati nel creare scenari astratti, surrali, grafici e flat, poi siamo riusciti a dare più emozione agli scatti rendendoli più dinamici e cinematici. La relazione con i soggetti ci ha portato a concentrarci sull’elemento narrativo, sullo sviluppo dei personaggi, senza mai venir meno alla nostra ossessione per il set e prop design, che cerchiamo di curare sempre nei minimi dettagli. Siamo maniacali, ingombranti, totalizzanti. Abbiamo la necessità di mettere le mani ovunque, soprattutto quando abbiamo il budget, l’accesso e la possibilità di creare immagini e immaginari unici.

Qual è la parte più difficile del vostro lavoro?
Oltre ai ritmi e alle tempistiche che sono abbastanza folli, la parte più complessa per noi è sicuramente quella di trovare un equilibrio tra le richieste dei clienti e le nostre idee. Spesso ci attacchiamo alle idee e non riusciamo a distogliere lo sguardo da come ce le immaginiamo, e scendere a compromessi non è mai facile. I bravi registi secondo noi sono quelli che riescono a mantenere il 30%, 40% dell’idea originale, ed è quello che cerchiamo di fare noi, combattendo per difendere i nostri progetti.

uomo in completo e lingerie con vaigia foto di Mathery
foto di Mathery

Quando lavorate ai vostri progetti personali, invece, avete carta bianca. Come gestite questo tipo di processo creativo?
Per noi i progetti personali sono essenziali, ma non riusciamo a crearne tanti quanti vorremmo. Soprattutto, crediamo che sia meglio lasciare il processo creativo al caso, così che possa essere il più spontaneo, libero e folle possibile. La bellezza sta nel fatto che hanno la libertà di evolversi in the making senza aver bisogno di rendere conto a schedule, timing o decisioni prese dall’alto.

Un esempio su tutti è Felicitazioni, il nostro ultimo progetto personale, che è partito quando due anni fa abbiamo fatto una vacanza in Sicilia ed era il momento in cui il web impazzava dei primi face filter. Così abbiamo passato tutta la vacanza a inventarci storie digitali spontanee con nostri alter ego, sperimentando con i filtri per creare delle nuove narrazioni. Ogni mattina postavamo su Instagram un nuovo capitolo della storia, e dopo due anni abbiamo deciso di utilizzare questo format per un progetto più ampio e pulito.

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E poi cos’è successo?
Poi è successo che una nostra amica ha comprato questa casa bellissima, perfetta come location per una produzione. Però abbiamo accantonato l’idea di lavorarci perché eravamo in un momento molto delicato, in cui volevamo capire cosa fare della nostra vita, se stabilirci in Italia, se fare una famiglia, se imbarcarci in nuovi progetti. Dopo un po’ di tempo abbiamo deciso di unire le due cose, abbiamo chiesto in prestito quella casa come location per scattare una proiezione di noi stessi.

Prima il progetto voleva essere una grandissima gag su di noi, poi la cosa è diventata talmente strutturata da dover prendere una piega più folle. Così siamo diventati Vincenzo e Barb, una coppia incinta appena trasferita in una casa che diventa lo scenario sempre più horror e glossy. Con questo progetto siamo riusciti a vivere una realtà parallela per sfogare le nostre paure, insicurezze e ossessioni. Tutto è stato fotografato in un giorno solo, è stato molto denso.

torta appoggiata su glutei donna  foto di Mathery
foto di Mathery

Non è la prima volta che incarnate i vostri personaggi. Cosa vi spinge a farlo?
Sentiamo questo bisogno di vivere il progetto in prima persona, e essere protagonisti all’interno di una propria invenzione è una sensazione unica. Non è una questione di ego, è avere fiducia nel progetto al punto da diventarlo, e noi cerchiamo di farlo molto spesso—un esempio su tutti Felicitazioni, o il nostro film Fiber Affair.

Da dove prendete le vostre ispirazioni? Avete delle reference ben precise in mente a cui vi ispirate?
Da Tarantino a Fellini, da Munari a Sottsass, abbiamo un framework di riferimenti molto chiari che hanno formato i professionisti che siamo. Spesso arriviamo al punto da intossicarci e questa cosa ci blocca, perché ci ossessioniamo su una figura, un’opera, una corrente, un dettaglio. È difficile che le nostre produzioni omaggino direttamente il lavoro degli altri, perché abbiamo molto rispetto per le visioni e i progetti dei nostri colleghi, partiamo sempre da ispirazioni più minute e quotidiane. Attingiamo dalla nostra quotidianità, dalla nostra vita, e poi sporchiamo, inquiniamo e inseriamo le nostre influenze e visioni all’interno di questi immaginari.

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L’humor è parte integrante delle vostre opere, come lo definireste e come vi approcciate a questo aspetto?
Non ci piace prenderci sul serio, mai. Oltre a questo, l’humor è il modo più efficace, secondo noi, per comunicare temi importanti e approcciare discorsi impegnativi, senza essere troppo severi a riguardo. È anche un bel modo per attirare l’attenzione sui nostri progetti, e inserire l’humor con un’estetica glossy e spontanea è qualcosa che ci interessa. Anche le immagini più frivole e leggere sono frutto di moltissime ore di lavoro, e questo paradosso è importante per noi, e funziona.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
A livello di progetti, ci piacerebbe molto sperimentare con editoriali di moda o progetti creati ad hoc per magazine, attraverso cui esprimere la nostra visione e rendendo il nostro lavoro ancora più stratificato e multidisciplinare. A proposito, vorremmo anche imbarcarci in collaborazioni per videoclip musicali, un ambiente che non abbiamo ancora avuto modo di lavorare. A livello lavorativo, invece, uno dei nostri obiettivi è quello di ridurre l’impatto ambientale delle nostre produzioni e offrire le nostre skill per delle cause a cui teniamo o che ci sembrano rilevanti e urgenti.

ragazza con capelli rossi piccione e tazza di caffé  foto di Mathery
foto di Mathery
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foto di Mathery
primo piano ragazza da film romantico  foto di Mathery
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do not cross tappeto rosso e scarpe  foto di Mathery
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drag queen con cuore dietro alla capigliatura bionda alta  foto di Mathery
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dragqueen in cucina  foto di Mathery
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fotografo anni 70 con espressione sorpresa
foto di Mathery
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foto di Mathery
drag queen davanti a tende che ballano  foto di Mathery
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partita di tennis con colori saturati  foto di Mathery
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gente seduta sul divano con vestiti anni 70  foto di Mathery
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nuvola in mezo alla stanza con gente che la fissa  foto di Mathery
foto di Mathery
donna in cucina che guarda fuori dalla finestra  foto di Mathery
foto di Mathery
grigliata a bordo piscina  foto di Mathery
foto di Mathery
ragazza che taglia prosciutto in cucina con jumpsuit verde  foto di Mathery
foto di Mathery
gente che fa saltare una donan anziana su una sedia ikea  foto di Mathery
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bts di set  foto di Mathery
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persona in mezzo a stanza rosa davanti a letto rotondo blu  foto di Mathery
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persona vestita di rosso con una spada laser in mano  foto di Mathery
foto di Mathery
caffetteria ufficio con cose saltate per aria  foto di Mathery
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persona con occhiali trasparenti e faccia sorpresa e pomodori in aria  foto di Mathery
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ragazza capelli rosa giacca vere  foto di Mathery
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ragazza che piange al telefono  foto di Mathery
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braccio di ferro con delle braccia nel muro  foto di Mathery
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ragazza asiatica che hurda il telefono sdraiata sul divano  foto di Mathery
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ragazze sedute su una poltrona in mezzo a pesche  foto di Mathery
foto di Mathery
toffee sul naso di ragazzo capelli rossi  foto di Mathery
foto di Mathery
pistola infilata in un pudding  foto di Mathery
foto di Mathery

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Foto su gentile concessione di Mathery Studio

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