5 film dal Festival MIX Milano 2021 che dovresti recuperare

Quattro serate, quattro sold-out. Il festival internazionale di cinema LGBTQ+ e cultura queer è tornato, e questi sono i titoli che vi consigliamo di tenere d'occhio!

di Gloria Venegoni
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21 settembre 2021, 12:05pm

Still dal film 'Glück'

Per convincervi, basterebbe dirvi che tutte e quattro le proiezioni serali del MIX Festival allo Strehler sono andate sold out. Se non basta, aggiungiamo che i film in programma, provenienti da tutto il mondo e spaziando dal lungometraggio ai documentari, ci hanno permesso di entrare in connessione con storie di vita largamente inesplorate dalla distribuzione cinematografica mainstream, come anche il programma del MIX Off, che includeva gli incontri del Book Klub e talk a tema, quali Tutt* Italian*, durante il quale David Blank, Anna Osei e Betty Concept hanno analizzato la realtà delle seconde generaizoni in Italia insieme a Florencia Di Stefano-Abichain.

Le premiazioni hanno visto trionfare Aos Nossos Filhos di Maria de Medeiros per la Migliore sceneggiatura, Gabi between ages 8 and 13 per il MIX LaF e My First Summer di Katie Found per il Mix Nexo+. Il premio del pubblico è andato a Sublet di Eytan Fox. E poi Things We Dare Not Do di Bruno Santamaría come Migliore documentario, Camille et moi di Marie Cogné come Migliore cortometraggio e Feast di Tim Leyendekker come Migliore lungometraggio. Questi, sicuramente, dovreste appuntarveli, e aggiungiamo altri cinque titoli che abbiamo visto al festival e che vi consigliamo di recuperare in qualche modo!

Ecco i 5 migliori film dal programma del MIX Festival 2021

“Gabi, between ages 8 and 13”, Engeli Broberg (Svezia/Norvegia, 2021)

Una delle argomentazioni utilizzate oggi per attaccare la comunità LGBTIQ+, e in particolare oggi quella trans, è una presunta volontà di “proteggere” i bambini. L’accusa, a dir poco assurda, è che si voglia rendere queer i bambini dalla culla (?), instillando in loro la fantomatica teoria del gender (?). Una parte del problema è indubbiamente l’ignoranza, che rende inconcepibile anche solo il pensiero che un bambino o una bambina possano iniziare a mostrare disagio rispetto alla propria identità di genere prima dell’età adulta, quando il momento critico è proprio la fase pre-puberale e puberale, con lo svilupparsi delle caratteristiche sessuali secondarie. Ecco, Gabi, between ages 8 and 13 è il documentario che prova a colmare questa lacuna a livello di informazione.

La regista Engeli Broberg ha seguito per cinque anni Gabi, bambin* che per il momento rifugge qualsiasi etichetta di genere, dall’infanzia a Stoccolma alla pre-adolescenza in un piccolo paesino del nord della Svezia, dove la mentalità è nettamente meno progressista. Il film mostra la costante battaglia contro gli stereotipi di genere affrontata da Gabi, il cui approccio naif che la porta a dare per scontata l’assenza di ogni separazione di genere, si imbatte contro i muri di una società che la spinge invece a definirsi, a incasellarsi. Ascoltiamo il suo terrore per lo sviluppo del seno e dei fianchi, il suo desiderio di tagliarsi i capelli “come Cristiano Ronaldo”, la sua paura dell’omofobia che serpeggia a scuola e il suo sconcerto nel vedere crescere, insieme a lei, le aspettative nel fatto che, anche lei, si inserisca in un’identità preconfezionata per essere funzionale alla collettività.

“Gabi, between ages 8 and 13” verrà trasmesso su LaF il 20 novembre 2021 in occasione del Transgender Day of Remembrance.

“Glück”, Henrika Kull (Germania, 2021)

Una delle lotte portate avanti ancora oggi dalla comunità LGBTIQ+ è quella per il riconoscimento dei diritti de* sex worker. Questo perché il discorso pubblico giudica ancora in senso moralistico il guadagno attraverso queste professioni. Inoltre, lo stereotipo vuole che l’orientamento delle sex worker sia esclusivamente eterosessuale. Con Glück, invece, Henrika Kull racconta la tenera storia d’amore tra Sascha e Maria, due prostitute che lavorano nello stesso posto a Berlino. La genuinità di questa pellicola è acuita dalla decisione della regista di girare in un vero bordello con vere prostitute al posto di attrici professioniste. Oltre a raccontarci un amore tenerissimo, il film toglie finalmente quell’alone di mistero e feticismo che spesso ammanta la narrazione del sex work, mostrando come, all’interno di un bordello regolamentato [la prostituzione in Germania è legale, NdR] il lavoro viene svolto con la stessa professionalità di una qualsiasi altra attività.

“God’s Daughter Dances”, Sungbin Byun (Corea del Sud, 2020)

Tendenzialmente, capita raramente di pensare ai nostri documenti identificativi. Li mostriamo quando serve, fingiamo di averli persi appena ci beccano sull’autobus senza biglietto e diamo per scontato di essere registrati correttamente all’anagrafe. Ecco, quest’ultima banalità apparente può diventare un problema serio per le persone transgender, specie se vivono in in un paese conservatore come nel caso di God’s Daughter Dances di Sungbin Byun, che ambienta questa problematica nella Corea del Sud, dove è ancora in vigore la leva militare. Shin-mi è una famosa ballerina transgender della night life queer di Seoul (aka il quartiere di Itaewon), che per problemi burocratici non ha ancora ottenuto la rettifica dei documenti e riceve quindi la chiamata per il servizio militare. Una volta in caserma, tra una gag e l’altra, Shin-mi sarà ripetutamente obbligata a dimostrare di essere una “vera” donna. Questa commedia, che strappa ben più di una risata, ci mette nei panni di una donna trans alle prese con una situazione complessa, che ci fa riflettere su questioni in apparenza banali per chiunque faccia parte della biosfera cis-het. Unica nota negativa: l’importanza attribuita ai genitali nel riconoscimento di una persona come donna, non tutte le donne fanno la pipì accovacciate.

“Rebel Dykes”, Harri Shanahan e Sian A. Williams (Inghilterra, 2021)

Documentario che non vorreste assolutamente vedere in compagnia dei vostri genitori, Rebel Dykes racconta la storia di un collettivo di lesbiche ribelli che nella Londra post-punk degli anni ‘80 ha dato vita a un movimento di liberazione sessuale aprogrammatico e inclusivo. Attaccate dalle altre associazioni lesbiche e rinnegate da quella frangia di femminismo che rifiutava le pratiche BDSM, le rebel dykes hanno creato spazi per sole donne trans-includenti, dove sesso e amore erano liberi. Da sottolineare l’immenso lavoro per ripescare tutti i materiali d’archivio presenti nel film—aspetto che ha fatto ottenere al film una menzione speciale nella sezione documentari.

“Potato Dreams of America”, Wes Hurley (Stati Uniti, 2021)

Se è vero che a volte la realtà supera la fantasia, questo titolo ne è la prova. Film autobiografico del regista Wes Hurley, racconta del sogno ossessivo di un bambino e sua madre di trasferirsi dalla Russia post-sovietica nella Terra Promessa: l’America. Si tratta di una di quelle opere che hanno il grande dono di riuscire a trattare tematiche profondamente complesse come coming out, identità di genere e migrazione facendo sistematicamente ridere il pubblico. Il taglio è quello di una commedia di teatro alla Goldoni o Pirandello, dove la tragedia non diventa mai melodramma. Anche se tutto quello che viene mostrato sembra ai limiti dell’assurdo, la fonte autobiografica è eloquente dell’estrema complessità della natura umana e del fatto che, alla fine, una norma non esiste. Chicca del film: un’irriconoscibile Lea DeLaria nei panni della nonna estremista sovietica.

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Crediti

Testo di Gloria Venegoni

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