Le foto erotiche di Carlota Guerrero celebrano una femminilità surreale

La fotografa spagnola torna con "Tengo un Dragón Dentro del Corazón", il photobook di scatti sensuali di Arca, Rosalía, Solange, tra le altre.

di Sarah Moroz
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07 maggio 2021, 11:05am

Da ritratti intimi all’arte performativa urbana, il file rouge del lavoro della fotografa Carlota Guerrero si ricollega sempre a una femminilità onirica: lenzuola sgualcite e conchiglie rotte, calzemaglie traslucide e lunghe trecce, pavimenti polverosi e seni scoperti. È stata questa estetica a cogliere l’attenzione di Solange Knowels, che ha commissionato a Carlota la cover di A Seat at the Table (2016) e la direzione creativa di When I Get Home (2019), aiutando la fotografa spagnola a ottenere sempre più visibilità. Da quel momento, Carlota ha contribuito all’immagine di molti degli artisti che amiamo, collaborando con Arca per KiCk i, e lavorando anche con Rosalía a un film tutt’ora segreto. Ora, quasi cinque anni più tardi, tutte queste foto iconiche che hanno segnato tappe importanti nella carriera della fotografa sono state raccolte in un unico volume insieme a una serie di foto inedite. E questa nuova monografia di Carlota Tengo un Dragón Dentro del Corazón (C’è un drago nel mio cuore), è appena uscita.

Nata e cresciuta a Barcellona, Carlota è sempre stata ispirata dalla grezza energia della città e dalle storiche amiche con cui è cresciuta—elementi portanti della surreale estetica femminile grazie alla quale è diventata famosa. Le fotografie di Carlota trasformano il paesaggio mediterraneo in un backdrop dalla forte carica erotica grazie a meticolosi processi di direzione creativa e coreografia. Le immagini richiamano anche pietre miliari artistiche e culturali, come il dipinto di Henri Matisse che ha segnato il cambio di secolo, La Danse, (in cui delle donne volteggiano insieme, deliranti) o il film d’avanguardia di Alejandro Jodorowsky La montagna sacra (famoso per il suo immaginario violentemente surreale e mistico). 

Tengo un Dragón Dentra del Corazón documenta l’evoluzione stilistica di Carlota degli ultimi cinque anni della sua carriera. Così, occasione dell’uscita della sua prima monografia, abbiamo parlato con la fotografa spagnola del suo processo creativo, del suo gruppo di amiche che hanno contribuito alla sua formazione, dei benefici dell’LSD e del suo avvicinamento ad un’espressione della propria sessualità più esplicita.

una donna a bocca aperta con un giglio bianco fotografia di Carlota Guerrero
la cantante Rosalia seduta su una sedia con un fiore in mano vestita di nero fotografia di Carlota Guerrero

Lavorare a Barcellona influenza in qualche modo il tuo lavoro?
A Barcellona tutto è grezzo, lo-fi, rilassato. È facile lavorarci: è un ambiente semplice, calmo, tranquillo. Non avere molto ti forza ad essere creativo con ciò che hai a portata di mano. I limiti imposti dalla città sono stati un punto di partenza incredibile, perché tutto quello che ho inserito nel mio imaginario—nel mio mondo—erano elementi che, in qualche modo, già possedevo. Non esiste l’ideale americano di ambizione. Non c’è la pressione di dover creare qualcosa di gigantesco. Il minimalismo funziona, qui. Qualche volta vedo dei brand più grandi utilizzare quel tipo di immaginario, ma con un sacco di risorse e soldi. Eppure, non riescono davvero a copiare ciò che si riesce a creare quando i materiali che usi sono la sola cosa a tua disposizione. 

Quali sono state le maggiori ispirazioni che hanno alimentato la tua pratica? 
Le amiche con cui sono cresciuta a Barcellona. Una è diventata una fotografa e l’altra una stilista di moda: Camila Falquez e Paloma Wool. Quel vortice di creatività in cui siamo cresciute ha gettato le basi per lo sviluppo del mio stile. È la ragione dietro alla mia ossessione nel rappresentare la complicità femminile e la femminilità. Nella mia famiglia, nessuno è mai stato parte dell’industria dell’arte, quindi non avevo nessun altro che potesse aiutarmi lungo il cammino.

un gruppo si donne che si tengono le treccie in cerchio, fotografia carlota guerrero
un gruppo di donne nude con lunghe treccie di cui una scatta una foto fotografia di Carlota Guerrero

Il libro però include foto piuttosto distanti dall’immaginario minimalista che descrivi—per esempio, la foto mozzafiato di un gruppo di donne nude tra la calca de Las Ramblas. Questa foto mi sembra piuttosto imponente, più vicina a quello che una persona potrebbe associare al tuo lavoro in studio.
Mi sono sentita molto coraggiosa in quel momento—è stato uno scatto decisivo. Avevo ritratto molte donne eteree fino a quel momento. E a un certo punto mi sono detta: ma perché lo sto facendo? Perché rappresento le donne in questo modo così conservatore quando io non lo sono?! Ho sentito il bisogno impellente di fare una dichiarazione forte e ritrarre donne ultra-sensuali, ma con lo stesso rispetto che avevo usato per le donne eteree. Volevo inserirle nella stessa jerarquía [gerarchia]. Las Ramblas è la strada più aggressiva e trafficata di Barcellona. Si tratta di uno spazio molto irrequieto dove le donne non si sentono mai al sicuro. Non ci cammino da sola di notte. Quindi per me, caricare quel luogo di questa energia è stato un atto di coraggio. Playboy mi ha chiesto se volessi collaborare con loro, e ho sentito che era la cosa giusta da fare. Così abbiamo creato questa performance.

Un’altra immagine sorprendente è quella della donna incinta sdraiata alla fermata dell’autobus—è anche una dell tue opere più recenti.
Ho sempre voluto portare le donne che ritraggo nelle strade. L’ho sempre avuto in mente, ma solo adesso ho avuto il coraggio di farlo realmente accadere. La donna incinta è una mia amica. Essere incinta in un periodo dove sembra di vivere la fine del mondo—mascherine, pandemie e atmosfere opprimenti—era un concetto in netto contrasto con il miracolo che stava accadendo nel suo corpo, e rendeva la sua energia ancora più luminosa.

arca con una lunga treccia bruna e un corpo da centauro fotografia di Carlota Guerrero
donne nude che ballano in cerchio fotografia di Carlota Guerrero

Dalle tue foto sembra che la coreografia, il set design e la scenografia siano degli elementi essenziali. Quanta programmazione c’è nei tuoi scatti, e quanta improvvisazione?
Per me, guidare gruppi di persone è molto più facile rispetto a guidare un singolo soggetto. Sembra complicato, ma mi sento molto a mio agio quando creo delle composizioni umane monumentali. Anche nella mia vita sociale, sono sempre l’organizzatrice. È un po’ come i frattali in natura, come si muovono e come lavorano. È come se Dio mi dicesse, “Questo va qui e questo invece va qui.” Ho sempre delle linee guida in testa, ma mi piace lavorare con la chimica che si crea sul set.

Nell’introduzione al tuo libro parli di una visione che hai avuto durante un trip da LSD. Credi che gli psichedelici siano una parte del tuo processo creativo?
L’LSD è stata una guida importante per me, ma la prima volta che ho avuto un trip importante, quello ha davvero cambiato per sempre la mia visione delle cose. Ero con amici ed eravamo nudi in spiaggia. In quel momento, riuscivo a vedere raggi di energia che si connettevano da corpo a corpo. Questa visione di un organismo formato dall’unione di diversi corpi collegati è diventata la mia ossessione. Quando sono in armonia con l’ambiente, mi apro come fossi un canale di energia. Quello che dicevo circa i frattali, Dio e le connessioni… beh è facile da chiamarlo ‘Dio’, ma in realtà non so cosa sia.

donne vestite di rosso con degli strani vortici sul corpo fotografia di Carlota Guerrero
aun gruppo di donne sdraiate a faccia in giù sul pavimento fotografia di Carlota Guerrero

Fai riferimento al “nudo come forza spirituale” ma anche ai “diversi livelli di vergogna e colpa” associati alla nudità, sottolineando che sei stata sia un’amica e una nemica del tuo corpo in questi 30 anni. Come bilanci il disagio nei confronti del tuo corpo con la voglia di esaltarlo?
Una volta essermi resa conto che il corpo della donna è stato per secoli rappresentato esclusivamente da uomini, e come questo fenomeno abbia influenzato tutte noi in quanto donne, tutto ciò che desideravo era rappresentare l’energia femminile. Volevo diminuire il potere di altre visioni, del male gaze. Come donna, non ho mai voluto che nessuno mi dicesse come dovessi apparire. Quando ritraggo le donne, provo a controllare come si sentono, se sono a proprio agio, se si piacciono, se si comportano soltanto come tele per delle persone che ci mettono su dei colori, se sto davvero cogliendo la loro essenza. Riesco a fare tutto questo solo pensando a come avrei voluto che fosse stato fatto prima.

Oggi c’è un’esaltazione della diversità del corpo femminile, che include un rinnovamento dell’idea legata al binarismo di genere e a cosa possa includere o meno il termine “femminilità”. In che modo vengono influenzati il tuo lavoro e il tuo modo di pensare rispetto a questa idea?
L’energia femminile può essere incarnata in diversi modi. È una cosa bellissima. Ho scattato una comunità di donne transgender a Cuba per Sleek magazine, e sono tra le immagini più colorate tra quelle incluse nel libro. Come puoi immaginare, essere una donna trans a Cuba non è facile. Le loro vite diventano dei veri e propri incubi appena cominciano la transizione: non possono fare nessun lavoro a eccezione delle prostitute e devono scappare dalla polizia ogni giorno. Mi hanno davvero colpita però, perché la loro energia femminile era inarrestabile. Era esattamente ciò che stava mettendo a repentaglio la loro vita, eppure non avevano alcuna intenzione di abbandonare tacchi e trucco. La forza della loro femminilità—la loro espressione di femminilità—è molto più forte della mia: se la sono dovuta costruire e ci hanno dovuto lavorare. Da questo ho capito quanto questa energia possa essere fluida.

delle donne sotto a una tenda gonfiabile in mezzo al prato fotografia di Carlota Guerrero
delle donne attorno a un palo da pole dance fotografia di Carlota Guerrero
donne seminude sedute davanti alla macchina fotografica fotografia di Carlota Guerrero
donne nude fotografate da dietro con una unica treccia condivisa fotografia di Carlota Guerrero
portrait of two naked women from behind with a connecting hair braid by carlota guerrero

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

Crediti

Fotografie Carlota Guerrero
Testo Sarah Moroz

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