“Memory Lost”: la mostra che raccoglie gli scatti più recenti di Nan Goldin

Dopo anni di apparente inattività, la monografica in corso alla Marian Goodman Gallery di Brooklyn rivela le immagini scattate da Nan nell'ultimo anno.

di Marco Frattaruolo
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14 maggio 2021, 8:36pm

Di Nan Goldin abbiamo certamente impresse negli occhi le sue fotografie che ritraevano gli anni ‘80 in tutta la loro stupefacente decadenza. L'intimità di corpi in disfacimento, la desolazione di feste selvagge, di abiti barocchi e di quei volti che nella loro quiete riuscivano comunque a comunicare emozioni radicali e potenti.

Le immagini e i progetti di Nan—uno su tutti, The Ballad of Sexual Dependency e The Other Side 1972-1992—hanno attraversato e narrato il lato più buio del decennio degli 80s, un periodo in cui, per molte persone, sopravvivere non era per nulla scontato. Dall'incubo dell'HIV passando per la tossicodipendenza dilagante e le difficoltà degli emarginati (drag queen, persone transgender e figure in continua ricerca di una libera espressione di sé stesse) di trovare il loro posto in un mondo cannibale, le fotografie di Nan hanno indubbiamente lasciato un segno tangibile ed estremamente doloroso radicato nell'immaginario di quegli anni.

'Thora at my vanity', Brooklyn, New York, 2021, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin

Ma Nan, nella sua grandezza (è considerata da molti una leggenda della fotografia), è stata una vera e propria precorritrice dei propri tempi. Con il suo capolavoro The Ballad of Sexual Dependency, ha infatti anticipato di circa tre decenni l’ossessione di documentare la vita personale che caratterizza la nostra contemporaneità. Per usare le parole con le quali Nan da sempre lo introduce, The Ballad ha rappresentato e continua a rappresentare per lei “un diario che ho lasciato aperto affinché le persone lo leggessero, è il modo in cui mantengo il controllo sulla mia vita. Mi permette di immortalare quasi ossessivamente ogni dettaglio.” Instagram prima di Instagram, o meglio Instagram prima di Internet in ogni sua forma o evoluzione.

Negli ultimi anni, Nan ha però deciso di restare in silenzio, o meglio, ha deciso di distaccare la propria attenzione da uno dei suoi soggetti prediletti: il corpo. Come afferma Olivia Laing nel suo libro Città Sola, la fotografa di Washington era ossessionata dalla “carne nuda, […] a volte livida o sudata, il bianco quasi traslucido del nottambulo professionista. Corpi che dormono, corpi che scopano, corpi che si abbracciano, corpi estraniati, corpi malandati, corpi che aspettando di pippare.” Così, da un soggetto così complesso e stratificato, la fotografa ha spostato il proprio sguardo verso campi più vicini alla natura, dedicando al contempo la propria vita e pratica all'attivismo (nel 2017 è stata tra le fondatrici di P.A.I.N, organizzazione nata per aiutare a combattere la crisi degli oppioidi negli Stati Uniti).

'Twilight in Dordogne' Francia, 1979, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin

Con lo scoppio della pandemia, Nan ha però ritrovato la forza per tornare a documentare la sua vita privata. Il merito per sua stessa ammissione è stato della compagna e scrittrice Thora Siemsen, conosciuta durante un'intervista a poche settimane dal primo lockdown. “Sono stata molto fortunata quando Thora è entrata nella mia vita—ha confidato Goldin in un servizio del New York Times intitolato Friends Who Teach Each Other. “Non fotografavo persone da molti anni. Trovavo maggiore ispirazione nel cielo, o entrando nel mio archivio di decine di migliaia di diapositive per realizzare nuovi pezzi.”

Dopo l'annuncio del lockdown Nan ha invitato Thora a trasferirsi da lei per passare insieme quello che si sarebbe rivelato un “interminabile” periodo di chiusura tra le mura di casa. In quei giorni Nan ha cominciato—tra una partita di backgammon e l'altra e lunghe sessioni di “storia del cinema”—a ritrarre i piccoli gesti quotidiani della sua compagna all'interno del suo appartamento di Clinton Hill. Il risultato sono foto di un'intimità pacata e silenziosa in cui il corpo di Thora sembra lasciarsi abbandonare—la si vede di spalle, nuda davanti a uno specchio nell'intento di truccarsi e poi annoiata, distesa in un morbido letto—e in cui gli oggetti che compongono l'ambiente domestico creano un clima di sospensione quasi paralizzante. 

'Naomi and marlene on the balcony', Boston, 1972, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin

Nan Goldin è così tornata a mettere al centro della propria narrazione quella materia che ne ha contraddistinto quasi l'intera opera: “è molto intimo per me fotografare qualcuno. Ho bisogno di sentire una connessione profonda e questa può diventare ancora più profonda durante il processo della fotografia. Quando vedo una persona bella che non sa di esserlo, sento l'obbligo di mostrarla a sé stessa.” 

Dallo scorso 27 aprile le fotografie scattate nel corso del 2020 e 2021 sono esposte alla Marian Goodman Gallery di Manhattan insieme a opere storiche (“Memory Lost” e “The Other Side” 1993-2021) e a progetti più recenti (“Sirens” 2019/2020) che vanno a comporre la personale intitolata “Memory Lost”. Sul sito della Marian Goodman Gallery è possibile fare un tour virtuale dell'esposizione.

'A vision', Brooklyn, New York, n.d., fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Electric Gaja', Paris, 2010, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Horse Circus', paris, 2004, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Best Freinds Going out', Boston, 1973, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Falling buildings', Rome, 2004, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Memory Lost', Porta Nuova, Torino, 2000, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Sunset like hair', Sate, Francia, 2003, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'1st days in quarantine', Brooklyn, New York, 2020, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin
'Lavender Landscape', Buncrana, Ireland, 2002, fotografia courtesy dell'artista e di Marian Goodman Gallery, Copyright Nan Goldin

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Crediti

Testo di Marco Frattaruolo
Foto courtesy dell’artista e Marian Goodman Gallery
Copyright Nan Goldin

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