Immagini per gentile concessione di Ahluwalia, Robyn Lynch and Lueder 

6 collezioni dalla London Fashion Week Uomo S/S 23

Dalla sfilata di Martine Rose in una storica sauna gay, all'ode al continente africano di Ahluwalia, ecco cos'è successo alla prima LFW estiva irl dopo due anni di pandemia.

di Mahoro Seward; traduzione di Carolina Davalli
|
16 giugno 2022, 9:37am

Immagini per gentile concessione di Ahluwalia, Robyn Lynch and Lueder 

Quando il Fashion Month chiama, Londra risponde! Già, il mese della moda è tornato e giusto in tempo per l'arrivo dell'estate e delle nuove collezioni maschili S/S 23. E, come sempre, le cose hanno preso il via a Londra, dove la nuova generazione di designer ha messo in mostra i frutti del proprio lavoro davanti a un pubblico dal vivo—per la prima volta in oltre due anni di pandemia.

Certo, il programma di quest'anno era drasticamente ridotto rispetto a quello che animava la settimana della moda londinese pre-pandemia, ma noi siamo qui per la qualità, non per la quantità, e i designer e le designer di questa stagione ci hanno offerto esattamente questo. Da Ahluwalia a Martine Rose, da Labrum a Lueder, ecco 6 designer che hanno sfilato alla London Fashion Week Uomo S/S 23 che dovresti tenere d’occhio.

modello indossa collezione Labrum SS23
modello indossa collezione Labrum SS23
modello indossa collezione Labrum SS23
modello indossa una maschera e abito della collezione Labrum SS23
Immagini per gentile concessione di gorunway.com

Labrum

Ci vuole coraggio per mettere in scena una collezione intitolata Freedom of Movement (in italiano “Libertà di Movimento”) a Londra nel 2022. Se stai pensando all’isolamento della pandemia o alla narrativa post-Brexit, però, ti sbagli, perché il contesto politico contemporaneo a cui Labrum fa riferimento è legato alle azioni criminali protratte del partito Tory, operazioni atte a inibire l'arrivo di migranti in cerca di condizioni di vita più sicure—l'ultima delle quali è stato un piano assurdamente crudele per inviare un gruppo di immigrati ​​in Ruanda.

Ora, capire se la moda sia il mezzo giusto per commentare gravi circostanze politiche come queste è stato uno degli argomenti di discussione più caldi degli ultimi tempi. Questa collezione, tuttavia, dimostra che può esserlo, se fatto bene. Senza utilizzare messaggi politici o slogan retorici, l'ultima collezione di Labrum è stata un'incarnazione sicura di sé della ricchezza culturale che accompagna le persone che si spostano da un luogo all'altro. Il taglio rigoroso di abiti e soprabiti dandy sembrava accennare al know-how sartoriale della tradizione africana, mentre pannelli di tessuti riccamente intrecciati e lane nelle tonalità del tramonto ammiccavano allo stile sartoriale della Sierra Leone, dove il fondatore di Labrum, Foday Dumbuya, è nato.

Sonorizzata da un live di alcuni amici di Foday arrivati ​​in aereo da Freetown appositamente per l'occasione—Freetown Uncut, Drizilik e DJ Rampage—la sfilata è stata una celebrazione "dell'idea di una società senza confini, dove la fusione di culture coesiste con una migrazione costante,” ha raccontato Foday, "[una celebrazione] di culture diverse che vivono sotto lo stesso tetto.”

Un modello cammina sulla passerella di Robyn Lynch SS23
Un modello cammina per la sfilata di Robyn Lynch SS23
Un modello cammina per la sfilata di Robyn Lynch SS23
Un modello cammina per la sfilata di Robyn Lynch SS23
Immagini per gentile concessione di Robyn Lynch.

Robyn Lynch

Di recente è circolato un tweet che dice qualcosa del tipo: "Non so se sia possibile andare in vacanza in maniera aggressiva, ma quest'anno sembra proprio che le persone stiano andando in vacanza in maniera aggressivo.” E, in effetti, considerato il fatto che questa è la prima estate più o meno completamente libera dalle restrizioni, sembra che per molte persone la priorità numero uno sia farsi un bel viaggio. Tra queste persone, c’è anche Robyn Lynch.

E se prima il suo lavoro era stato ispirato dalla sua infanzia in Irlanda, questa stagione ha visto la designer rivolgere lo sguardo ai caldi lidi del Mediterraneo. Traendo ispirazione da una maglietta con lo smile che sua madre aveva acquistato durante una vacanza a Maiorca negli anni '80, per questa stagione Robyn ha attinto all'energia sfrenata delle orde di turisti britannici (e irlandesi) all'estero durante le vacanze estive. Le T-shirt con stampe aggressive tipicamente realizzate in cotone di bassa qualità, sono qui reinventate in una pregiata maglia jacquard e i pantaloni cargo da tutti i giorni sono reinterpretati con cerniere nascoste e cuciture curvilinee. Altrove, sontuosi poncho bouclé avvolgono il corpo di chi li indossa come teli da mare e gilet e giacche in nylon ripstop danno un tocco di energia outerwear. Ovunque Robyn stia andando in vacanza è dove vogliamo andare anche noi quest'estate!

un modello indossa Lueder SS23
una modella indossa Lueder SS23
un modello indossa Lueder SS23
un modello indossa Lueder SS23
Fotografia di Hendrik Schneider. Immagini per gentile concessione di Lueder.

Lueder

Sebbene questa stagione il calendario della settimana della moda maschile londinese fosse relativamente scarno, questo ha permesso al pubblico di godere di un lusso molto raro durante la settimana della moda: il tempo. Con il tempo dalla propria parte, il pubblico ha infatti avuto modo di immergersi completamente negli immaginari della moda (o culinari?) dei designer, come nel caso di Lueder, che, invece di organizzare una classica sfilata, ha preparato un banchetto-mostra immersivo. Entrando nel piazzale di un’edificio della zona di Whitechapel, il pubblico è stato accolto da un incredibile buffet di cibi ideati dagli artisti culinari Healgoblin.

E c’erano anche giochi pirotecnici, giustamente, visto che la collezione stessa era intitolata Synthetic Fire. Presentata con un fashion film inquietante diretto da Milo Thesiger-Meacham, in cui vediamo modellз e artistз sputafuoco girare attorno a una spirale ardente scavata in un campo, la collezione stessa è stata avvincente quanto il contesto in cui è stata mostrata. Il caratteristico taglio a vortice della designer campeggiava ovunque, su bomber, magliette decostruite e persino gonne di jeans composte da scampoli di tessuto assemblati ad arte. Le potenzialità visive dei tessuti e delle trame sono state messe in discussione, al punto che popeline gessati da banchiere sono stati usati per giacche a vento aderenti con maniche a bulbo.

Una modella cammina per la sfilata Ahluwalia SS23
Un modello cammina per la sfilata Ahluwalia SS23
Una modella cammina per la sfilata Ahluwalia SS23
Una modella cammina per la sfilata Ahluwalia SS23
Immagini per gentile concessione di Ahluwalia.

Ahluwalia

La situazione è certamente cambiata negli ultimi anni, ma è inquietante quanto ancora si parli dell’Africa come di una massa unica e omogenea—e non come un continente composto da culture, paesi e regioni radicalmente diversi. Infatti, se da un lato è collettivamente percepito come “strano” fare di tutta l’Europa un fascio, dall’altra, quando si tratta di parlare del secondo continente più grande del mondo e delle oltre 1,2 miliardi di persone che ci vivono, prevale ancora un approccio generalizzante. La realtà è che l'Africa è essenzialmente diversa in tutte le sue parti o, come l'ha definita Ahluwalia attraverso il titolo della sua ultima collezione, Africa is Limitless.

Presentata durante un pomeriggio gloriosamente soleggiato in un giardino immerso nella City di Londra, Priya Ahluwalia ha messo in scena un'ode sfumata alla ricchezza culturale—e, in particolare, a quella sartoriale—del continente. E se prima il suo lavoro si è concentrato sulla Nigeria—il paese di nascita di suo padre—questa stagione ha visto la designer londinese trarre ispirazione dall'intero spettro culturale del continente. La raffinatezza dei leggendari Sapeurs del Congo ha ispirato capi luminosi, una sartoria nitida, mentre i dettagli di perline bianche delicate annuivano alle intricate lavorazioni ruandesi. Le copertine dei dischi ivoriani e i dipinti acquerellati su legno mauriziani hanno ispirato invece le stampe technicolor della collezione, mentre le linee dei tradizionali abiti somali hanno influenzato i drappeggi dell'abbigliamento femminile.

un modello sfila per la collezione Martine Rose Mens SS23
un modello sfila per la collezione Martine Rose Mens SS23
un modello sfila per la collezione Martine Rose Mens SS23
un modello sfila per la collezione Martine Rose Mens SS23
Immagini per gentile concessione di Martine Rose.

Martine Rose

Sì, Londra avrà pure i suoi marchi storici, ma non è necessariamente in quei brand che troverai l’identità più contemporanea della moda inglese. Infatti, questa sta nelle mani di talenti audaci e indipendenti che hanno imparato a chiamare questa città “casa”. Questa stagione ha visto il ritorno in passerella fuori programma di una delle eroine della città: Martine Rose. E in un sottopassaggio ferroviario di Vauxhall che un tempo ospitava la leggendaria sauna gay Chariots, la designer ha infatti presentato una collezione che esemplifica l'umiltà, la sensualità, il kitsch e l'eccentricità che animano la città di Londra.

due talent indossano Saul Nash SS23
due talent indossano Saul Nash SS23
un modello indossa Saul Nash SS23
un modello indossa Saul Nash SS23
Immagini per gentile concessione di Saul Nash.

Saul Nash

Un'altra delle stelle più luminose di Londra che ha scelto di esibirsi fuori programma in questa stagione è stata Saul Nash. Fresco dalla vittoria del Woolmark Prize e del Queen Elizabeth Award for British Design, il designer di Hackney ha deciso di mostrare il suo ultimo corpus di lavori attraverso un fashion film diretto da niente meno che Ewen Spencer. Intitolata Siblings, la collezione mantiene il tono autobiografico caratteristico del suo lavoro, anche se questa volta rivolge la sua attenzione alle relazioni fraterne e di sorellanza che hanno costellato la sua vita e la community a cui appartiene. "Per me, la fratellanza va oltre le relazioni di sangue,” afferma Saul nelle note di sfilata. “Ricordo bene la mia relazione con mio fratello maggiore e di come nel tempo siamo diventati due persone molto diverse. Ma sono anche circondato da individui che sono diventati la mia famiglia: non sono miei consanguinei, ma mi sento connesso a loro come se lo fossimo.”

Stampe screziate simili a nuvole nei colori dell’arancione e del blu si giustapponevano ai gilet in maglia, che risuonavano visivamente con i pantaloncini sportivi. Le prese d'aria azzurre su una maglietta da baseball blu scuro facevano eco a quelle che si trovavano su una felpa con cappuccio in jersey, e i pannelli in rete color mandarino posti su un pullover grigio riecheggiavano negli inserti di una tuta abbinata. Il tutto era un dolce promemoria del fatto che, nonostante le differenze e le diverse modalità di esprimersi, ci sono sempre delle somiglianze da trovare.

Questo articolo è comparso originariamente su i-D UK.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Leggi anche:

Tagged:
Menswear
London Fashion Week
LFW
S/S 23