5 pittrici che stanno riscrivendo l'erotismo della nostra epoca

Con la loro pratica, stanno smontando e ricostruendo le narrazioni legate al sesso, alla sensualità e ai corpi.

di Maddalena Iodice
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08 giugno 2022, 4:58pm

Il linguaggio dei social media ha sensibilmente plasmato il modo in cui fruiamo dell’immagine altrui, innescando scroll dopo scroll un voyeurismo insaziabile e fagocitante. Consumiamo e vogliamo che ci consumino; ci raccontiamo per gli occhi delle altre persone, spesso scimmiottando una modalità dell’apparire che forse neanche ci corrisponde, ma che comunque emuliamo perché alla fine lo fanno tutt*. Certo, i social media sono anche un luogo in cui l’autenticità si manifesta attraverso narrative più o meno oneste e consapevoli, tuttavia il costante e l’incontrollabile flusso di post e story che scorre sotto i nostri polpastrelli rende quasi impossibile fruire in modo consapevole ciò che guardiamo.

L’arte allora, quella materica e fisica, che passa attraverso il fare delle mani, può essere un luogo nel quale muoversi con calma. Diviene quindi opportunità di riflessione, per invitare gli occhi a guardare per davvero e la mente a pensare per davvero, ritrovando una sorta di concentrazione pre-scroll. Per questo, abbiamo individuato il lavoro di cinque artiste dal forte potenziale erotico come una sorta di invito alla comprensione delle cose che vediamo.

Adelisa Selimbašić

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Adelisa descrive il rapporto col proprio corpo come di amore e odio, “ma con il tempo ho imparato a prendere sicurezza, e capire che il mio corpo, nella sua unicità, mi rende quella che sono,” ci racconta. Il suo è un percorso di ricerca e consapevolezza che prende forma in tele vibranti in cui celebra la gioiosa complicità dell’amicizia, dell’amore, dell’intimità. Oli su tela, spesso di grande formato, fotografie, paesaggi e dettagli si trasformano in narrazioni plasmate da memoria e fantasia. “Le mie opere non nascono da una sola fotografia, ma sono la rielaborazione di più elementi che seleziono dal mio archivio e assemblo mentalmente prima di dipingere,” spiega.

Nel suo lavoro racconta di corpi liberi di essere esattamente come sono. Guardare il suo lavoro ci ricorda che la sensualità passa attraverso la naturalezza e che l’erotismo, anche quello più sfrenato, risiede nel dettaglio, anche semplicemente nel lobo di un orecchio adornato da un piercing. 

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María Fragoso

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Il lavoro di Maria nasce da un grande quaderno denso di schizzi, come un ricco vocabolario visuale, ma anche dall’ispirazione che spesso le suggeriscono alcuni oggetti—provenienti dalla cultura popolare messicana, da internet, dall’ampio archivio di foto che ha sull’iPhone e dalle sue conversazioni con gli amici. Questa moltitudine di input prende forma in dipinti bilanciati e incisivi, nei quali elementi come saliva, fiori, conchiglie e frutti maturi esprimono tutto il loro potenziale simbolico.

Maria celebra la fertilità, l’intesa, la scoperta del corpo e dell’altro, e lo fa attraverso composizioni intense, che colpiscono senza il bisogno di una violenza esplicita. L’erotismo nel suo lavoro si esprime nel gesto di una mano, nello sguardo tra due soggetti, nel dettaglio della punta di un coltello che affonda nelle pieghe sugose di una cipolla. La sessualità è qui una forma di emancipazione: “Crescendo, il machismo e l’impostazione cattolica intrinsechi alla società messicana mi hanno spesso fatto sentire repressa, portandomi a reagire attraverso il mio lavoro, con il quale spingo sui limiti culturali e sui tabù imposti dalla struttura patriarcale,” spiega.

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Flaminia Veronesi

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La ricerca artistica di Flaminia abbraccia la filosofia e la psicologia, passa attraverso l’ellenismo e la fisica quantistica, studia le religioni monoteiste e decostruisce la sovrastruttura del patriarcato. Addentrarsi nel suo lavoro è un’occasione per riflettere, ma anche un’opportunità di abbandono, un invito a lasciarsi andare alla forza trasformativa della fantasia. “La fantasia non è evasione, ma, per dirlo con le parole di Camus, ne abbiamo bisogno per curare la ferita tra l’uomo e il mondo,” ci dice.

Sirene, centauri, ciclopi, balene rosa e cavalli alati sono le creature archetipe che popolano le sue cosmologie e animano paesaggi onirici dove si dissolve la vergogna per il proprio corpo e quello altrui, dove esistere significa entrare in relazione con se stessi e con le altre persone. Flaminia dimostra come la fantasia non sia evasione passiva, ma partecipazione attiva al gioco, quello della vita—a volte, basta solo abbandonarsi per ritrovarsi.

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Margherita Mezzetti

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Nel lavoro di Margherita il rapporto con il soggetto esprime al massimo il potenziale relazionale dell’arte e l’erotismo e la sensualità non in quanto prerogative della sua ricerca, ma conseguenza di una tensione, di una passione stringente nel momento della raffigurazione. “Il soggetto non è mai oggetto, per me è scambio. Il mio lavoro si nutre di questo scambio, ed è così che entrano in gioco quegli aspetti performativi e scenografici che poi traduco in pittura.”

Margherita racconta universi emotivi contemporanei, storie di soggetti incompleti, irrisolti alle prese con le illusioni, i desideri e i bisogni con i quali noi, anche se in modo ogni volta diverso e assolutamente personale, ci ritroviamo a confrontarci. Un lavoro che si esprime nel collettivo, nella dimensione relazionale con i personaggi che sceglie di dipingere. A volte persone a lei vicine, a volte estranee, con le quali il rapporto si è spesso creato durante lo sviluppo di un’opera, presupponendo un atto di abbandono e di fiducia nel lasciare che la propria identità, la propria storia, possa fondersi con le intuizioni immaginative di Margherita. “I miei dipinti raccontano di spazi interiori e dimensioni emotive. Il soggetto mi guarda e guarda lo spettatore perché ha sempre qualcosa da comunicare,” ci racconta.

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Katarina Janeckova Walshe

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Una grazia selvaggia caratterizza il lavoro di Katarina, che prende forma in dipinti energici e vibranti popolati da grandi orsi neri innamorati con cappelli e stivali da cowboy e donne nude e abbandonate al piacere. Katarina scava fino all’origine dei desideri, indagando le molteplici sfumature del vivere quotidiano e del dialogo. “Qui in Texas gli uomini crescono immersi negli stereotipi, pensando che ‘i veri duri non piangono’. Quello dei miei dipinti è un invito per me stessa e il pubblico a vivere le nostre vite in un modo sincero e autentico, sottraendosi alla pressione indotta dalla società. Per me, la vulnerabilità è forza,” dichiara.

Seduzione, complicità, frustrazione, indifferenza, desiderio e perversione si manifestano in modo esplicito e ironico nell’arte di Katarina. La sua intimità emotiva, il suo rapporto con gli stereotipi di genere, le dinamiche di ruolo, il corpo e le aspettative della maternità divengono uno specchio del sentire collettivo e un atto di liberazione dal peso del giudizio sociale.

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Crediti

Testo: Maddalena Iodice

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