Fotografia di Zoe Ghertner su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'

il 'semptember issue' più figo del 2017 è quello di eckhaus latta

Un magazine che non è un vero magazine, firmato dalla coppia di stilisti con cui tutti vorrebbero collaborare.

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ott 31 2017, 11:03am

Fotografia di Zoe Ghertner su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'

Il magazine più interessante di questa stagione non è un magazine. È un progetto d'arte realizzato dal brand Eckhaus Latta che prende la forma di un classico numero di settembre. Stravolgendo i classici tropi Condé Nast, la pubblicazione rappresenta la più recente tappa della tendenza A Magazine Curated By, che ha permesso a stilisti come Alessandro Michele e Proenza Schouler di dar vita alle loro fantasie da editor. Usando categorie familiari come Beauty e Interiors, i due designer Mike Eckhaus e Zoe Latta hanno lasciato che al progetto contribuissero amici e famiglia. Essere uno dei marchi più collaborativi dell'industria significa quindi avere una cover firmata da Roe Ethridge, una lettera all'editor di Tim Blanks, un contenuto sul design d'interni di Susan Cianciolo e un editoriale di Juliana Huxtable. Ci sono "finte pubblicità di veri artisti," tra cui Alex Da Corte e Ryan Trecartin, "paparazzate" che hanno come soggetti personaggi poco conosciuti dell'orbita Eckhaus Latta. Il "magazine" è ricco di idee—ottime idee. Dopo una celebratissima campagna primavera/estate 18 e una campagna pubblicitaria che ha fatto il giro del mondo (in cui compaiono vere coppie che fanno sesso, vero sesso), il magazine è l'ennesima prova che Eckhaus Latta non ha niente a che fare con la moda più mainstream di oggi. E Mike ci ha spiegato perché in questa intervista.

Fotografia di Roe Ethridge su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'

Crescendo, che rapporto hai avuto con i magazine?
Quando ho iniziato a interessarmi alla moda leggevo sempre i-D e Paper, le altre riviste erano davvero troppo costose. i-D aveva un prezzo okay, potevo permettermelo. Quando avevo circa 16 anni, andavo spesso nelle grandi edicole patinate per dare un'occhiata ai magazine di moda, ma poi mi ritrovavo sempre a pensare: "Ma in cosa mi sto cacciando?" No, non sono mai stata una persona da Vogue.

Nel vostro magazine fate riferimento al design grafico di Vogue in modo molto interessante, utilizzando il motif del rettangolo rosso e il font serif. Nell'industria della moda c'è quest'idea secondo la quale per farcela davvero ci voglia l'approvazione di Vogue, ma questo vostro progetto mi è sembrato una sorta di auto-approvazione che voi stessi avete scelto di darvi.
Ci piace seguire il ritmo del nostro stesso tamburo. Siamo felici che il pubblico apprezzi il nostro lavoro e che anche le persone all'interno dell'industria si mostrino soddisfatti a riguardo, non rifiutiamo tutto ciò. Ma ciò che davvero ci interessa è lasciare che Eckhaus Latta si sviluppi nel modo in cui sente di doversi evolvere, senza dover necessariamente alterare parti di sé per poter rientrare tra i classici canoni che definiscono un brand di moda. Il magazine è stato l'unione di questi due elementi: da un lato, la nostra voglia di creare; dall'altro, una celebrazione di amici e famiglia. A un certo punto abbiamo pensato che avremmo voluto a tutti i costi una sezione di vignette satiriche—come quelle del The New Yorker—insieme a parole crociate, indovinelli e posta del cuore. Abbiamo cercato di unire i tropi dell'editoria in un unico magazine, in un vero numero di settembre.

Fotografia di Anders Edstrom su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'

Com'è stato collaborare con fotografi, stylist e scrittori?
Da Eckhaus Latta, nel corso degli anni abbiamo lavorato a fianco di così tanti talenti diversi che oggi ci sembra la cosa più naturale del mondo. È divertente, è stimolante e ci ha fatto crescere professionalmente, specialmente quando le collaborazioni prevedevano la presenza di figure di rilievo nell'industria, come Roe Ethridge, Zoe Ghertner, Roberta Smith e Chris Kraus, persone di cui ammiriamo davvero il lavoro.

Sembra che tutti i contributor di questo magazine capiscano perfettamente il vostro humor—e non è un passaggio così scontato nell'industria della moda. Come si più essere leggeri e incorporare un certo humor al proprio lavoro, senza diventare automaticamente stupidi o ridicoli?
Io e Zoe siamo editor molto critici nei confronti del nostro lavoro, del lavoro dell'altro e del modo in cui si vanno a unire sotto il cappello di Eckhaus Latta. Vogliamo evitare gli slogan preconfezionati, e credo sia proprio questo il modo in cui la moda cerca di essere divertente—nella maggior parte dei casi, almeno. Margiela è l'eccezione, in questo senso. L'originale Margiela.

Fotografia di Michael Bailey Gates su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'

Ed è anche divertente da sfogliare. Sembra la controparte cartacea del tuo lavoro come stilista, in cui ci sono molti riferimenti e stranezze. Eppure tutti vogliono indossare Eckhaus Latta: ho sentito che le vostre collezioni vanno puntualmente sold-out, è vero?
È un'affermazione corretta. Le cose stanno andando molto bene per noi, ora. Tutto sembra essere nella direzione giusta. Abbiamo appena concluso le vendite di Parigi, dove c'è stata un'ottima accoglienza da parte dei buyer: continuavano a dirci che volevano comprare subito, perché avevano paura che se fossero tornati in un secondo momento la merce sarebbe già stata sold-out. Per me e Zoe è fondamentale creare abiti che le persone vogliono davvero indossare, e ci onora sentire questo genere di opinioni. D'altro canto, non voglio neanche lasciarmi troppo trasportare da questo meccanismo, non voglio che sia una forza determinante nel modo in cui disegniamo le collezioni.

Susan Cianciolo cura gli interni, fotografia di Mark Mahaney su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'

Ha una sua logica. Mi viene in mente un parallelo con riviste e contenuti online: bisogna ascoltare ciò che il pubblico vuole, anche attraverso indagini e ricerche di mercato, ma non è solo questo a dover dare la linea editoriale.
Esatto, è come se non volessimo arrenderci e pensare: "ehi, questa gonna sta andando alla grande, come facciamo a far assomigliare tutte le nostre altre gonne a questa?" Non è così che funziona, almeno non per noi.

Figo. C'è qualcosa nel magazine che vorreste le persone notassero, ma che nessuno vi ha ancora menzionato?
C'è una storia incredibile su uno smontatore di vestiti che credo la gente dovrebbe leggere semplicemente perché è importante. Non siamo un brand "verde", ma siamo attenti alla provenienza dei nostri tessuti e lavoriamo anche con materiali di riciclo. Siamo molto interessati e sosteniamo i luoghi in cui i nostri abiti vengono concretamente prodotti. E questo posto nel New Jersey in cui vengono smontati abiti di lusso per creare nuovi tessuti ci sembra il punto di partenza perfetto per una discussione sul ciclo produttivo nell'industria della moda. Infine, credo che anche le pubblicità degli artisti siano davvero divertenti. Credo sia un magazine divertente da portare con sé e sfogliare durante un pomeriggio al parco.

Collage Eckhaus Latta realizzato da Mike Meire su gentile concessione di 'A Magazine Curated By/Eckhaus Latta'