un pomeriggio con ivan federico tra skateboard e tatuaggi

Abbiamo passato qualche ora con Ivan, uno dei talenti dello skateboard più giovani e cool d'Italia.

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nov 22 2017, 12:27pm

Un paio di settimane fa noi del team di i-D abbiamo passato il weekend a Torino, dove tra un live dei nostri Dj preferiti al Club To Club e un giro ad Artissima abbiamo incontrato Ivan Federico, uno degli skater italiani con più successo a livello mondiale. Per i pochi che ancora non lo conoscono, secondo la classifica The Boardr Global Rank a soli 18 anni Ivan è il 12esimo skater più bravo al mondo e nel 2016 ha ottenuto il primo posto a Vancouver nella finale del Vans Park Series. Nel nostro pomeriggio insieme, abbiamo chiacchierato di tatuaggi, futuro e di come ci si sente a essere il migliore in ciò che fai.

Sei cresciuto nella provincia di Torino. Com'è stato fare skateboard in una città non propriamente nota per la sua scena underground?
Essendo nato in provincia, ho sempre dovuto spostarmi e arrivare in città come Torino e Milano per poter skateare. Specialmente a Torino, a livello di skateboarding la scena è molto forte, soprattutto in passato.

Chi sono gli atleti che più ti hanno ispirato?
Nella vecchia scena di Torino, sicuramente uno degli atleti che preferisco è Marco Mina.

Ti hanno definito un "baby prodigio." Credi che la pressione da parte di media e fan sulle tue prestazioni future—specialmente in vista di Tokyo 2020—sia eccessiva?
Le Olimpiadi sono sempre un terno al lotto: in un una gara singola può succedere di tutto, non si possono fare troppi pronostici. A essere sincero, pressioni particolari non ne sento; certamente il podio olimpionico regala agli atleti una grossa visibilità mediatica, per cui tutti daremo il massimo. Vediamo cosa succederà.

Come gestisci l'ansia prima di una gara? Hai qualche rituale speciale?
Non sento troppa ansia prima di iniziare una gara, faccio skate a livello agonistico da moltissimo tempo, anzi, praticamente da tutta la vita. È l'adrenalina quella che mi serve prima delle competizioni, perché mi permette di dare sempre il massimo.

Lo stile da skater ha sempre più successo, e non solo tra gli appassionati di questo sport. Per te quanto conta il modo in cui ti vesti quando fai skateboard? È solo una questione di comodità o c'è di più?
Per lavoro viaggio moltissimo, e ho notato che nei dintorni di San Diego e Los Angeles—che è il tempio sacro dello skateboarding a livello globale—c'è la maggior concentrazione al mondo di skatepark e professionisti di questo settore. Il loro non è solo uno modo di vestirsi, ma un vero stile di vita a cui cerco di ispirarmi.

Credi che negli ultimi anni la popolarità della scena italiana stia aumentando?
Sì, credo proprio di sì. I risultati ottenuti sulla scena internazionale non passano inosservati, soprattutto in Italia, dove non abbiamo tanti rider che gareggiano a questi livelli.

Quando non stai skateando, come passi il tempo libero? Hai qualche altra passione?
Mi piace molto il mondo dello snowboard, e oltre allo sport le mie due grandi passioni sono i manga e i tatuaggi.

Quanto conta il sostegno dei tuoi amici e del tuo gruppo di skater locali per te?
Il mio motto è DIY [Do It Yourself, fallo da solo, ndt].

Quali progetti hai per i prossimi mesi?
Tra poco inizierà la stagione delle gare, quindi ricomincerò a viaggiare con più frequenza, ma tra una gara e l'altra conto di fermarmi un po' negli Stati Uniti.

Qual è la gara a cui hai partecipato a cui sono legati i ricordi più belli?
Sicuramente quella di Vancouver. Lì ho ottenuto il primo posto al VPS, ed è senza dubbio il risultato che ricordo con più soddisfazione, ma in realtà ogni gara ti lascia qualcosa

Crediti


Fotografia di Maurizio Annese
Creative Direction Mattia Ruffolo
Sul Set Giorgia Imbrenda e Davide Stucchi