portare il punk nell'alta moda dior: kim jones ci spiega come ha fatto

Per l'ultima sfilata Uomo a/w 19, Kim Jones ha collaborato con l'artista Raymond Pettibon, icona outsider che ha disegnato le copertine di alcuni album che hanno fatto la storia del punk.

di Felix Petty; traduzione di Gaia Caccianiga
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31 gennaio 2019, 2:49pm

Fotografia di Sophie Carre

Da quando è diventato direttore creativo di Dior, Kim Jones ha portato una nuova sensibilità artistica nella storica maison.

Magari non proprio nuova, visto che prima di diventare uno dei più grande stilisti di sempre, Christian Dior era un gallerista che vendeva opere di Picasso a Parigi. Durante la Grande Depressione ha dovuto però chiudere la Galleria, ritrovandosi a lavorare nella moda e lanciando poi la sua omonima linea. La moda lo rubò all’arte, e il resto é storia.

Non a caso, il passatempo preferito di Jones è scavare nell'archivio di Monsieur Dior per trovare ispirazione e tracciare parallelismi tra le loro vite, come la passione per i viaggi e l’arte che li accomuna. "Ho studiato a fondo la vita personale di Christian Dior, così come il retaggio della maison. Tutte e tre le collezioni che ho disegnato sono profondamente influenzate da questa ricerca," ha spiegato Kim Jones stesso a noi di i-D. "Questo vale in particolar modo per la collezione Autunno/Inverno 19. Abbiamo rielaborato i classici Dior, lavorando i tessuti come faceva il suo fondatore e usando gli stessi colori, stampe e tessuti."

kim jones talks exclusively to i-D about the dior collaboration with punk illustrator raymond pettibon

È indubbio che l’arte sia stata protagonista di queste prime tre collezioni. Per il suo debutto con la primavera/estate 19, Kim ha collaborato con il rinomato street artist KAWS, e per la Pre-Fall ha voluto al suo fianco Hajime Sorayama, dando vita ad uno spettacolo retro-futuristico a Tokyo. Per l’ultima sfilata a Parigi, Kim si è rivolto ad un’altra icona dell’arte, l’eroe punk Raymond Pettibon, famoso soprattutto per aver realizzato le illustrazioni degli album di artisti del calibro di Black Flag e Sonic Youth.

Nonostante un primo impatto decisamente forte, Kim trova i disegni di Raymond ricchi di grazia e gentilezza. E con precisione tipica dell’alta sartoria, Kim ha trasformato le sue opere in abiti ricamati con perline, con incredibile abilità tecnica e grande attenzione al dettaglio. Per alcuni pezzi ci sono volute 15 persone e 1.600 ore di lavoro. É stato incredibile vedere le opere di questa icona degli outsider dell’arte diventare bellissimi capi di lusso, e non abbiamo resistito ad approfondire il discorso con Kim Jones stesso, quando si è presentata l'occasione giusta.

Ciao Kim. L’arte è diventata una parte importante del tuo nuovo mondo Dior. Cosa ti spinge a collaborare con questi artisti?
Lavoro con molte persone diverse ogni giorno, ma collaborare con questi artisti è diverso… É un modo moderno di lavorare. Ogni volta che collaboro con loro gli parlo della mia visione, spiego cosa voglio realizzare, ma rispetto le loro idee e voglio che facciano ciò che si sentono di fare. Credo che questo sia il segreto per una collaborazione di successo.

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Cosa ti ha spinto a lavorare con Raymond per questa collezione?
Le sue opere sono molto lineari e realizzate a penna. Mi piaccio perché sono molto grafiche e di grande impatto. Conosco il suo lavoro da quando ero ragazzino, perché ha realizzato le copertine dei miei album preferiti.

Come hai selezionato le sue opere? Non hai fatto le scelte più scontate, anzi, sei andato alla ricerca di lavori meno conosciuti, ma dal maggiore spessore artistico. É stato davvero inaspettato e sorprendente.
Ho selezionato il materiale che più rispecchiava la vita e le creazioni di Monsieur Dior, facendolo diventare poi il tema della collezione. C’è un’opera che parla della natura, una che è come un dipinto, e una che mi ricorda la Gioconda, o addirittura la Medusa. Penso che sia interessante scegliere ciò che più rispecchia la maison. Raymond fa anche disegni romantici e poetici che io apprezzo molto e credo che rispecchino a pieno il romanticismo di Dior.

Deve essere stato emozionante trasformare questi lavori punk utilizzando le tecniche dell’alta moda...
Sì, è stato davvero incredibile! Le opere di Raymond fanno parte della vita da quando ero adolescente e ascoltavo i Minor Threat, i Black Flag, i Sonic Youth e tutta quella scena. Mi piace quando la sensibilità punk viene applicata ed inserita nel mondo couture.

kim jones talks exclusively to i-D about the dior collaboration with punk illustrator raymond pettibon

Quando hai incontrato Raymond? E come avete deciso di collaborare?
L’ho incontrato grazie a Stella Schnabel a New York, abbiamo iniziato a parlare del mondo della natura, che lei adora, e poi ho detto: "Mi piacerebbe lavorare con te, vorrei dare un’occhiata ai tuoi archivi e farti collaborare con noi," ed è iniziato tutto da lì. Abbiamo selezionato le nostre opere preferite di Raymond, alcune non erano mai state pubblicate prima, e poi abbiamo commissionato a Raymond nuovi disegni ispirati alla natura. È stato molto facile, è davvero un sogno lavorare con lui.

Raymond ha influenzato in qualche modo anche il resto della collezione?
Raymond per noi ha anche ricreato la stampa leopardata che vedi ovunque nella collezione, che arriva dagli archivi Dior. Poi gli abbiamo anche chiesto di rielaborare il logo che abbiamo usato per i gioielli.

Hai un capo preferito della collezione?
Il mio look preferito è il primo, perché cattura l’eleganza di Dior ma con un vibe nuovo e più forte. C’è un gilet tattico con un’opera di Raymond riprodotta con perline. È stato molto difficile realizzare questi capi e abbiamo potuto farlo solo grazie all’incredibile savoir-faire degli artigiani che lavorano nell'atelier Dior.

kim jones talks exclusively to i-D about the dior collaboration with punk illustrator raymond pettibon

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Un’altra grande icona del punk e della moda, Vivienne Westwood, arriverà nelle prossime nelle sale cinematografiche con un documentario sulla sua vita da geniale ribelle. Ve ne parliamo qui:

Crediti


Fotografia di Sophie Carre

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK