Fotografia di Martina Ferrara

designer da tenere d'occhio: angelia ami

Si è fatta notare durante Altaroma, così abbiamo colto l'occasione per fare quattro chiacchiere con lei.

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12 febbraio 2019, 11:19am

Fotografia di Martina Ferrara

Angelia ha 25 anni e nel 2016 ha fondato il suo brand personale, Angelia Ami. Questo significa che a 22 anni ha avuto il coraggio, il talento e i mezzi per tuffarsi a capofitto in un'industria che certamente non fa sconti a nessuno.

Noi di i-D l'avevamo già incontrata proprio in quel periodo embrionale, colpiti da una certa maturità nel concept dietro la collezione. Allora, Angelia disegnava ispirandosi alla Cina e al modo in cui il fotografo Martin Parr immortalava l'essenza di questo paese, mentre oggi il suo sguardo è rivolto al capo opposto del mondo, New York. Colori e stampe della collezione Angelia Ami a/w 19 ne ricordano i panorami e le atmosfere. Il nome, 90 Riverside Drive, è un inno alle sue strade. Le linee dei capi proposti, decise ed essenziali, tracciano profili simili a quelli dei suoi grattacieli.

Così, ho chiamato Angelia per farmi raccontare meglio il suo percorso e la sua storia.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma

Partiamo dal tuo passato. Com’è nata in te la passione per la moda?
Spinta dai miei genitori, ho frequentato il liceo classico, ma già in quegli anni sapevo che sarei finita a lavorare a stretto contatto con i vestiti. Così ho deciso di iscrivermi all’Istituto Marangoni, dove ho frequentato il corso di Fashion Design. Tuttavia, di quel periodo non ricordo grandi momenti di panico tipo "Oddio non so cosa fare della mia vita, aiuto!", anzi: studiare moda è stato qualcosa di molto spontaneo. Non potevo fare altro, semplicemente.

Dopo la Marangoni mi sono presa qualche mese per capire bene cos’avrei voluto fare, e poi ho deciso: niente stage in uffici stile, volevo lanciare subito il mio brand personale. E così è stato. Tra poco festeggeremo i tre anni di attività, perché Angelia Ami nasce ufficialmente durante la Settimana della Moda Donna di Milano s/s 17.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma

Immagino però i primi passi in questa industria non siano stati così facili...
Sicuramente entrare in contatto con A Coded World mi ha aiutato molto. Si tratta di una realtà no profit che si occupa di dare spazio ai giovani stilisti emergenti durante la Fashion Week appunto, permettendo loro di sfilare e farsi così conoscere all’interno del panorama italiano, e non solo.

Tramite A Coded World ho messo in piedi una collezione ibrida, perché a metà tra un graduation show e una sfilata vera. Il riscontro è stato ottimo, anche se non ti nascondo che, a riguardarla adesso, quella collezione oggi la farei in modo completamente diverso. Così mi sono trovata davanti a un bivio; dovevo decidere cosa fare: intraprendere un percorso autonomo, oppure fare application in qualche ufficio stile già ben rodato? Ho deciso di fare di testa mia, e così ha preso forma Angelia Ami come lo conosciamo oggi.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma

Fast forward al 2019, quando vieni selezionata per il calendario di Altaroma. Come descriveresti questa esperienza?
Sono stata selezionata come finalista di Who Is On Next?, un progetto realizzato in collaborazione tra Vogue Italia e Altaroma, appunto. Questo succedeva nel giugno 2018, mentre il secondo step del programma è composto dalla presentazione di una collezione durante Altaroma, che come organizzazione promuove e sostiene i brand di Who Is On Next? nella realizzazione della collezione successiva, che è quella che ha sfilato a Roma a fine gennaio.

Per la prossima stagione torneremo a Milano, credo, perché sono due città che offrono possibilità diverse e che vorrei sfruttare al massimo in entrambi i casi. A stupirmi di Roma è stata l'organizzazione impeccabile degli eventi, così come la rete perfettamente oliata che sta dietro ad Altaroma.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma

Da dove nasce l’ispirazione della collezione che hai presentato ad Altaroma, la a/w 19? La prima cosa che si nota è la portabilità dei capi che hanno sfilato in passerella, era questo uno degli obiettivi?
Sì e no, nel senso che la portabilità del capo non è il canone unico del concept dietro Angelia Ami, ma neanche un effetto collaterale e inatteso. Da un lato, sicuramente, quando vado a disegnare i primi capi di una collezione penso a ciò che mi funziona meglio e, quindi, piace di più, senza riflettere troppo sulla portabilità. Dall’altro, però, io creo abiti per un modello di donna ben preciso, e vorrei che quella donna i miei capi li indossasse davvero, quindi non posso che realizzare in fase finale oggetti portabili nella vita di tutti i giorni.

Questo perché la mia donna non è una donna a cui non so dare un volto. La sua immagine è scolpita nella mia mente: lavora, è indipendente e ci tiene a vestirsi con una certa attenzione. Poi nella collezione ci sono pezzi sia per il giorno, sia per la sera, proprio perché cerco sempre di creare qualcosa che rispecchi tutte le sfaccettature di quella donna. Donna in cui, non te lo nascondo, mi piace spesso e volentieri auto-proiettarmi.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma

Quindi diciamo che tu parti dalla tua idea di donna e di lì inizi a disegnare, esatto?
Sì, le collezioni di Angelia Ami nascono così. Anche se, come dicevamo prima, per me l’approccio alla moda è sempre naturale e spontaneo, quindi anche la parte di sviluppo della collezione funziona allo stesso modo. Parto da immagini e foto che mi ispirano, a volte si tratta di lavori di altri creativi, a volte di dettagli quotidiani, e da lì inizio a creare.

Una forte influenza arriva anche dal guardaroba maschile. Ancora una volta, si tratta di un elemento legato al mio vissuto personale. Indosso molti abiti vintage, ereditati da mio padre e mio nonno. Allo stesso modo, nel mio brand c’è una forte componente di design uomo: spalline larghe, proporzioni abbondanti, linee importanti, blazer e cappotti.

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La pelletteria torna a più riprese nella collezione. Ti va di raccontarci il perché di questa scelta?
Sì, c’è tanta pelle in questa collezione. Si tratta di un materiale su cui mi piace tantissimo lavorare, anche perché—a differenza della pellicceria—i tessuti di pelletteria sono realizzati partendo dagli scarti dell’industria alimentare.

Inoltre, essendo Angelia Ami un brand piccolo, possiamo permetterci di mandare in produzione quantitativi ridotti e poter quindi lavorare esclusivamente con scarti di produzioni industriali, che sono già state prodotte e che sono disponibili a magazzino. Per questo, la pelletteria di Angelia Ami può essere definita come "di riciclo", perché il materiale arriva da una filiera già in moto.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma

Ultima domanda: il tuo è un caso di successo, quindi che consiglio daresti a chi vuole seguire le tue orme e sta iniziando ora un corso di Fashion Design?
Per quanto assurdo possa sembrare vista la mia esperienza, consiglierei a chiunque esca da un corso di Fashion Design di farsi qualche anno di esperienza in un ufficio stile, prima di lanciarsi nell’avventura di un proprio brand personale.

Fare un errore quando il marchio è tuo ha un peso molto diverso ed è infinitamente più rischioso. Invece l’essenza di crescere a livello professionale è proprio questa: sbagliare e imparare dai propri sbagli.

Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma
Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma
Angelia Ami Intervista f/w 19 Altaroma
Ritratto di Angelia Ami Corno

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione dell'Ufficio Stampa