Fotografia di Cristian Martinelli e Fabio Munis

talenti da tenere d'occhio: il duo di fotografi cristian martinelli & fabio munis

Scattano immagini poetiche ed evocative, quasi storie d'amore racchiuse in pixel e colori.

di Giorgia Imbrenda e Amanda Margiaria
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08 aprile 2019, 1:46pm

Fotografia di Cristian Martinelli e Fabio Munis

Nell'infinito flusso di immagini che ci passa davanti ogni giorno, alcune riescono comunque a catturare la nostra attenzione. Sono quelle che, oltre a essere oggettivamente belle, raccontano anche storie personali. Oggi abbiamo scelto di raccontarvi quella di Cristian Martinelli e Fabio Munis, due giovani fotografi che ci hanno colpito grazie alla loro serie Tale, in cui immortalano con delicatezza rara sei giovani modelle in un parco cittadino. Trovate qui, insieme ad alcuni scatti, la nostra chiacchierata con Cristian.

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Raccontaci qualcosa di te e del posto in cui sei cresciuto.
Sono cresciuto a Bergamo. Attratto dalle grandi città e delle subculture ho iniziato giovanissimo le frequentazioni a Milano, poi appena maggiorenne la partenza in auto attraverso il Marocco.

Qual è stata la tua formazione? Come hai iniziato a entrare nel mondo della fotografia?
Ho iniziato tardi e per caso, da autodidatta. La mia formazione pone le sue basi innanzitutto nella mia famiglia. Sono loro che mi ha insegnato, fin da piccolo, a crescere pensando e facendo con la mia testa. Un ruolo fondamentale l’ha avuta poi la vicinanza emotiva con mio fratello maggiore: ex musicista punk, artista e oggi insegnante, ha esercitato su di me un'influenza determinante nello sviluppo delle mie inclinazioni personali.

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Pensi che sia necessaria una laurea nel settore creativo per intraprendere la carriera di fotografo?
No, non credo sia una condicio sine qua no . Lo scrittore Leo Longanesi durante un’intervista disse: "Tutto quello che non so l’ho imparato a scuola." E mi trova d’accordo.

Perché hai scelto di basare il tuo lavoro sulle collaborazioni con altri talenti creativi?
Penso che la condivisione arricchisca. Ho conosciuto Fabio Munis circa un anno fa, passava casualmente in prossimità del mio studio e incuriosito dal nome sul campanello ha deciso di suonare. Da allora abbiamo iniziato questa collaborazione professionale, che si concretizza parallelamente a un rapporto di amicizia e stima reciproca, attraverso un vivo e appassionato scambio di idee su quello che è lo scenario della fotografia contemporanea. Alle spalle abbiamo background completamente diversi, ma conoscendoci abbiamo scoperto di avere in comune passioni e voglia di intraprendere nuovi progetti. Volevamo fondere le nostre peculiarità e il nostro vissuto alla ricerca di uno stile che parli di (e per) noi. Con professionalità e quella giusta dose di incoscienza eccoci qui a raccogliere i primi frutti di questa collaborazione, pronti e aperti a sviluppare nuovi, stimolanti progetti.

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Pellicola o digitale? Per farcela è necessario investire quantità ingenti di denaro in attrezzature?
Trovo che si possa fare un utilizzo molto interessante del digitale, ma per ora preferisco concentrarmi sull'analogico. Ho lavorato con macchine da un centinaio di euro l’una e stando attenti al numero di scatti e allo sviluppo penso si possano ottenere risultati più che soddisfacenti spendendo davvero poco.

Quali sono i fotografi a cui ti ispiri nel tuo lavoro?
Dalla storica Diane Arbus al contemporaneo Rodriguez. Sono tanti e diversi tra loro gli artisti che mi affascinano. L’ispirazione, però, la prendo altrove... Ovvero nell vita di tutti i giorni.

Nelle tue fotografie c’è una forte predominanza del corpo in diverse forme, cosa ti attrae dell’essere umano?
L'unicità.

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Credi che gli smartphone abbiano tolto o aggiunto valore all’industria fotografica?
Da un lato penso che qualsiasi strumento possa incrementare e velocizzare l’utilizzo della creatività, dall’altro non nego di provare una certa nostalgia per un tempo in cui anche una semplice foto-ricordo richiedeva dedizione e impegno.

Se potessi scattare chiunque al mondo, chi sceglieresti e perché?
Non ho questa desiderio. Ho la fortuna di conoscere e fotografare sempre volti nuovi e questa la ritengo una cosa personalmente più interessante che avere davanti all'obiettivo volti iper-noti.

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Crediti


Intervista di Giorgia Imbrenda e Amanda Margiaria
Fotografia di Cristian Martinelli e Fabio Munis

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