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perché i golden globe 2018 sono stati diversi da tutti gli altri

Sembra finalmente che le celebrità abbiano capito come usare il loro peso mediatico. It was about time.

di Amanda Margiaria
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08 gennaio 2018, 5:08pm

Immagine via Instagram

Durante la scorsa notte a Los Angeles si è tenuta la 75esima edizione dei Golden Globe, premiazione di certo importante ma sempre un po' intesa da insider e pubblico come un'occasione per capire che aria tira prima degli Oscar. Ma quest'anno le cose sono andate in modo un po' diverso, per una serie di fattori che poco hanno a che fare con la qualità delle pellicole in gara e molto con l'attuale clima politico e sociale.

Le cose grosse sono principalmente tre:

1. Molte celebrità (donne in particolare) si sono vestite di nero

Se ne parlava già da un po' ed è successo: moltissime attrici, registe e donne dello spettacolo hanno scelto di indossare abiti neri come forma di protesta contro le discriminazioni sessuali e i casi di molestie emersi a partire dal caso Weinstein. Basta "cosa stai indossando stasera" e largo a domande meno superficiali, insomma. L'iniziativa è stata affiancata dall'hashtag #whywewearblack, attraverso il quale si è approfondito il tema del sexual harassment all'interno di Hollywood, e non solo.

2. Oprah Winfrey ha fatto un discorso da vera tosta

Durante l'evento la celebre presentatrice e personalità mediatica Oprah Winfrey è stata insignita del premio alla carriera dedicato al regista Cecil B. DeMille ed è stata la prima donna di colore a riceverlo nella storia. Definito dal New Yorker come "galvanizzante e importante, d'avanguardia e inclusivo", il discorso fatto dalla Winfrey dopo la premiazione ha generato un fiume di consensi estatici e il lancio del un nuovo hashtag #oprah2020, con cui i suoi sostenitori auspicano una possibile candidatura alle elezioni presidenziali statunitensi della donna nel 2020.

3. L'elefante nella stanza aka molestie sessuali e discriminazioni di genere è stato affrontato con decisione (ma solo dalle donne)

Quella che vedete qui sopra in compagnia di Michelle Williams è Tarana Burke, fondatrice del movimento #metoo e una delle otto attiviste che hanno sfilato sul red carpet durante i Golden Globe 2018. Dalla non poi tanto sottile battuta di Natalie Portman (che annunciando il vincitore del premio Miglior Regia ha definito le nomination "all male", cioè completamente al maschile) al sopracitato discorso di Oprah, è stata una notte all'insegna del parliamo dell'elefante nella stanza, anzi, del portiamo l'elefante come ospite sul red carpet con noi e diamogli l'importanza che merita. Peccato che a farlo siano state solo le donne: nessun attore o uomo di spettacolo ha infatti fatto riferimento agli sviluppi (cioè, al terremoto sociale) causati dal caso Weinstein, fatta eccezione per una veloce battuta del presentatore Seth Meyers durante il discorso d'apertura.

I Golden Globe 2018 sono quindi stati una cerimonia di premiazione diversa da tutte le altre (e la prima davvero importante del post-Weinstein) per due motivi: da un lato, sul red carpet si è evitato di parlare di moda fine a sé stessa, scegliendo invece di dare una funzione di primo piano agli abiti non per la loro bellezza estetica, ma soprattutto per il messaggio che trasmettono; dall'altro, l'evento si è trasformato da scintillio delle vacue luci di Hollywood a forte segnale luminoso che ha comunicato un cambiamento epocale: le donne dello spettacolo non sono più disposte a tollerare discriminazioni e molestie. It was about time, ma che soddisfazione.