perché le borse di plastica sono l'accessorio più cool del momento?

Basta Birkin e basta tracolline in pelle. Oggi tutti hanno una borsa di plastica (firmata Burberry, Balenciaga o Céline ovviamente).

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feb 28 2018, 4:37pm

Ormai siamo abituati a trend in bilico tra idea geniale e trovata idiota. Nessuno si stupisce più se il Mail Online ci mette 37 secondi a definire "ridicolo" il prossimo must have appena visto in passerella. Sneaker da papà, teste mozzate, scarpe ortopediche, occhiali da sole completamente inutili, maschere floreali e Regine in front row non sono certo una novità. Quindi non dovrebbe lasciarci perplessi neanche sapere che l'ultimo trend in ordine cronologico sono le borse di plastica. Simbolo del cheap per decenni, oggi sono invece più sovversive (e terribilmente più costose) di quanto chiunque si sarebbe mai aspettato.

La domanda è legittima: da dove arriva questa nuova moda? Beh, come la maggior parte delle mode che oggi ci lasciano di stucco, sembra che il suo creatore sia Raf Simons. Durante la sua collezione primavera/estate 2011 per Jil Sander lo stilista ha infatti presentato un sacchetto di plastica arancione per cui il pubblico è letteralmente impazzito. Messa in vendita per 135 onestissimi dollari (che sembrano tantini per una shopper, ma non lo sono quando si parla di un accessorio disegnato da Simons), la borsa è stata definita l' Anti-It Bag ed è immediatamente andata sold-out. In un'epoca in cui avere una Birkin di Hermès o una pochette di Fendi era il sogno di ogni appassionato di moda, Raf Simons ha messo in discussione l'idea stessa di accessorio, democratizzandolo e scatenando reazioni accese.

Molti se ne sono innamorati, molti l'hanno preso come capro espiatorio. A rivederlo oggi, quel sacchetto non è che l'ennesima prova della visionarietà di Raf Simons.

"In un'epoca in cui avere una Birkin di Hermès o una pochette di Fendi era il sogno di ogni appassionato di moda, la borsa di plastica creata da Raf Simons ha messo in discussione l'idea stessa di accessorio."

Da allora, abbiamo visto un altro paio di borse di plastica in passerella (tipo quelle ricoperte di perline e con finti loghi dei supermercati della primavera/estate 14 di Ashish). E poi c'è stato il 2018, anno del Rinascimento del Sacchetto.

Su gentile concessione di Phoebe Philo, Céline ha presentato una borsa di plastica trasparente con logo. Il risultato sono stati Tweet incazzati e stampa mainstream stupefatta per il prezzo: 590 dollari. Altre bocche aperte e altre sopracciglia alzate sono state poi la reazione alla versione che Demna Gvasalia ha creato per Balenciaga: shopper in pelle d'agnello—decisamente più resistenti del loro equivalente in plastica—che ricordavano l'estetica kitsch dei supermercati tedeschi. Quella con il logo della doppia B ricordava il celebre Edeka. Il prezzo sul cartellino? 1150 dollari, andati sold out già in fase di prevendita. E come dimenticare la satira della borsa Ikea?

E diamo ora uno sguardo alla reinterpretazione di casa Burberry presentata durante la sfilata di febbraio: sacchetti in latex color giallo e azzurro pastello non acquistabili singolarmente, ma pensati proprio come shopper in cui mettere i capi acquistati nelle boutique del brand.

Ah, proprio questa settimana, anche la vincitrice del premio LVMH Marine Serre ha portato in passerella la sua versione.

Burberry autunno/inverno 18. Fotografia di Mitchell Sams

Gli omaggi al sacchetto in plastica sembrano essere ovunque, ma questa non dovrebbe essere una sorpresa. Del resto, Demna Gvasalia e tutti gli altri stilisti icona del nostro tempo lavorano su uno stesso concetto: elevare il prosaico, trasformare il normcore in icona e sacralizzare la normalità. T-shirt umili, felpe e jeans sono oggi capi fondamentali delle passerelle; far sfoggio delle proprie ricchezze non è più considerato un atteggiamento cool. Ed ecco spiegato perché gli stilisti del 2018 prendono in prestito i simboli delle classi meno benestanti e li trasformano in capi d'alta moda. L'ironia di tutto questo? O hai i soldi o a questo gioco di specchi neanche puoi partecipare.

Ma forse queste versioni di lusso delle borse di plastica sono principalmente prese di posizioni ambientaliste? E solo in secondo luogo dichiarazioni legate ai meccanismi che regolano l'industria della moda? In un'industria costruita sull'idea di eccessi e sfarzo, per molti brand il concetto di green rimane spesso sullo sfondo. Ma insieme al fratello Guram, Demna Gvasalia ha saputo contrapporre il suo modello di business 'alta domanda e bassa offerta' alla sovrapproduzione così comunque nell'industria della moda.

Nel 2017, l'associazione WRAP ha scoperto che la produzione di abiti è il quarto responsabile di emissioni di CO2 in Gran Bretagna. Ciò è dovuto in parte alla nostra ossessione di acquistare capi di scarsa qualità e non di pezzi pensati per durare nel tempo. Osserviamo il trend delle borse di plastica da questo punto di vista: ogni anno ne acquistiamo a centinaia per qualche centesimo, per poi buttarle dopo un solo utilizzo. Ma non faremmo mai lo stesso con una shopper Céline, o sbaglio?

"Ogni anno acquistiamo centinaia di borse di plastica per poi buttarle dopo un solo utilizzo. Ma non faremmo mai lo stesso con una shopper Céline, o sbaglio?"

Altro dato di fatto: oggi le collezioni passate degli stilisti più ammirati sono considerate alla stregua di pezzi d'archivio. Le vediamo esposte nei musei e vendute all'asta per prezzi esorbitanti. Un esempio? Un capo della collezione Riot! Riot! Riot! di Raf Simons (autunno/inverno 2001) si trova facilmente online a 10mila dollari.

Ci dicono di comprare meno e di scegliere capi che dureranno nel tempo. Forse una borsa di plastica non ha la stessa versatilità di una Birkin, ma rimane comunque impressa nella memoria e può diventare un pezzo simbolo dell'era Philo di Celine o di quella Gvasalia di Balenciaga. Tra dieci anni, quello che potrebbe sembrare un acquisto insensato avrà un valore economico molto più alto del prezzo che leggiamo oggi sul suo cartellino.

L'epoca in cui viviamo—caratterizzata da aspri conflitti ambientali, politici e sociali—si riflette in ciò che vediamo sulle passerelle. Ma è più assurdo vedere una borsa di plastica da 600 dollari sugli scaffali di Nordstrom o il fatto che ogni singolo minuto consumiamo un milione di sacchetti?

Magari, la prossima volta che finite nel supermarket sotto casa per una bottiglia di vino al volo, evitate di farvi dare anche una sporta e sfoggiate con orgoglio il suo equivalente di lusso. Se qualcuno vi critica, potete sempre dire che state salvando l'ambiente.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.