ascesa e tramonto di pavement, indimenticabile magazine degli anni '90

I fondatori della rivista ci raccontano chi sono le star che hanno posato per le loro copertine, a quali culture si sono ispirati e quali scontri hanno portato lo stile della Nuova Zelanda nel resto del mondo.

di Briony Wright
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12 giugno 2017, 12:00pm

Questo articolo è originariamente apparso su i-D Australia/Nuova Zelanda.

All'inizio degli anni '90 in Nuova Zelanda non succedeva granché. Ma i giovani, in questo paese proprio come nel resto del mondo, divoravano gli editoriali e i servizi fotografici di riviste come i-D, The Face e NME. In un mondo pre-internet e pre-agenzie di pubbliche relazioni, erano queste le Bibbie a cui i giovani facevano riferimento in quegli anni. È questa l'atmosfera che nel 1993 ha spinto Barney McDonald, giornalista basato ad Auckland e insegnante di Sociology of Popular Culture e Film & TV Studies, a fondare una nuova rivista. Spinto dal desiderio di scrivere il tipo di storie che avrebbe voluto leggere, Barney ha scelto un approccio letterale nel dare il nome alla sua pubblicazione di street culture, Pavement, su cui sono apparsi i migliori nomi del giornalismo e della fotografia di moda neozelandese.

E se sin dagli inizi la pubblicazione possedeva molti degli aspetti che l'avrebbero resa un progetto di tendenza, Pavement necessitava di qualcuno che sapesse unire con eleganza la sua estetica e i contenuti di moda. Il fato ha voluto che l'art director e stilista Glenn Hunt fosse appena tornato in Nuova Zelanda dopo un periodo a Londra. Avendo capito immediatamente il potenziale della rivista, Glenn ha contattato Barney e si è offerto di collaborare al numero di lancio, diventando direttore creativo della rivista che ha dato voce alle tendenze neozelandesi e mondiali degli anni '90.

Christy Turlington by Regan Cameron. Dicembre 1997.

Pavement è uscito per 13, indaffaratissimi, anni. In poco più di un decennio il team ha fotografato chiunque: Naomi Campbell, Christy Turlington, Johnny Depp, Leonardo DiCaprio, Cate Blanchett, Angelina Jolie, Courtney Love e anche il primo servizio come modella di Gisele Bundchen. Abbiamo parlato con Barney e Glenn della Nuova Zelanda degli anni '90 e fatto un giro nel loro incredibile archivio.

Gisele Bundchen by Regan Cameron. Dicembre 1997.

Raccontateci dei primi passi di Pavement nel mondo dell'editoria.
Barney: Io ho aperto le danze e poi è arrivato Glenn, che mi ha aiutato a strutturare la parte visiva della rivista. Entrambi siamo cresciuti nutrendoci di pubblicazioni internazionali e neozelandesi come Rip It Up e Cha-Cha, quindi siamo immediatamente andati d'accordo. L'estetica di Glenn era perfetta e dopo i primi numeri abbiamo fondato una società insieme; di lì è iniziato tutto. È stato divertente, per nulla complicato.

Glenn: Avevo appena iniziato a collaborare con il fotografo Derek Henderson, con il quale sono cresciuto. Lui mi ha introdotto alla scena della moda locale e mi ha aiutato ad affermarmi come art director e designer. Il primo numero di Pavement aveva solo 64 pagine in bianco e nero, non c'erano editoriali di moda, ma Barney aveva messo insieme contenuti interessanti e ben scritti e collaborava con un team di pubblicitari, quindi mi sono accorto immediatamente del potenziale della pubblicazione..

Eva Herzagova by Regan Cameron. Novembre 2003.

Com'era la Nuova Zelanda negli anni '90?
Barney: La Nuova Zelanda sembrava avere il potenziale giusto per essere più internazionale dal punto di vista creativo, ma era ancora ingabbiata in una natura provinciale che inibiva la sua scena artistica. Poi, negli anni '90 la cultura ha subito un'accelerazione. Un paio di mesi dopo l'inizio del nostro evento ci fu il primo Big Day Out ad Auckland. Gli stilisti chiave della scena locale guardavano sempre più oltreoceano, alla ricerca di nuovi mercati e nuove idee. Peter Jackson creò Heavenly Creatures, poi The Frighteners, aprendo la strada per la sua successiva trilogia Lord of the Rings. OMC pubblicò il successo How Bizarre, finendo al primo posto di numerose classifiche internazionali. La musica drum and bass spopolò nei club e ai rave. Era un momento magico che ci ha caricati d'energia. E anche noi speriamo che di aver caricato d'energia i nostri lettori.

Glenn: Il mercato pregava per la nascita di una pubblicazione di moda incentrata sui giovani, sostanziosa e all'avanguardia, che fosse in grado di sottolineare l'intenzionalità della Nuova Zelanda senza dimenticarne il contesto specificatamente locale. Non avevamo bisogno di fare ricerche di mercato: noi eravamo il target a cui ci rivolgevamo. Avevamo accesso a un'ampio ventaglio di collaboratori esterni e talenti che stavano cercando una piattaforma su cui potersi esprimere. Ci fidavamo del nostro istinto, e non abbiamo mai dubitato di aver fatto bene.

Jarvis Cocker by Max Doyle. December 1995.

Avete dichiarato che Pavement eravate voi che portavate il mondo in Nuova Zelanda e la Nuova Zelanda nel resto del mondo. Tra le pagine, e sulla copertina, della vostra rivista avete ospitato numerosi personaggi internazionali, com'è stato possibile farlo da Auckland?
Barney: Abbiamo velocemente sviluppato una rete di collaboratori fuori dal paese che producessero contenuti di musica, cinema e moda per noi. Alcuni erano neozelandesi, come gli autori Derek Henderson, Regan Cameron, Max Doyle; e i nostri fotografi neozelandesi hanno continuato a scattare per Pavement dopo essersi avventurati oltreoceano. Con l'aumento della sua notorietà, Pavement attraeva sempre più nuovi collaboratori interessati a ciò che stavamo facendo e alla libertà creativa che volevamo stimolare. La nostra filosofia era: se vale la pena scriverne, vale anche la pena curarne personalmente la parte fotografica. Niente fotografie originali, niente storia.

Qual era l'estetica di Pavement e come siete riusciti a non tradirla?
Glenn: Era proprio questo il mio obiettivo, che a volte mi ha portato alla disperazione. Specialmente all'inizio, quando non avevamo abbastanza pagine per fare tutto ciò che ci sarebbe piaciuto. Avere Barney al timone era fantastico e ho sempre sentito l'esigenza di fare il mio lavoro nel miglior modo possibile. Io e Barney eravamo entrambi estimatori della fotografia, e questo è diventato uno dei punti forti del magazine. 

Cate Blanchett by Peter Gold. Marzo 1999.

Avete un editoriale fotografico o un contenuto preferito?
Barney: Tutti! Era un divertimento per noi, e ci sembrava di fare la cosa giusta. Abbiamo fatto alcuni errori creativi e ci sono ancora un paio di cose che mi fanno rabbrividire, ma gli errori ti aiutano ad affinare il tuo gusto. Ci siamo evoluti un passo alla volta, ma ciò che volevamo fare era presente sin dal primo numero.

Glenn: Oh, sono così tanti! Ma, essendo una fashion victim, ho sempre avuto un debole per le cover delle top model. Mi rendeva davvero orgoglioso vedere lo stesso volto in copertina su Vogue Italia anche su Pavement, ma fatto in esclusiva per noi, con il nostro stile. I miei editoriali fotografici più memorabili sono quelli fatti con band come i Placebo o gli Elastica durante i loro tour.

Barney: Anche se io e Glenn eravamo sulla stessa lunghezza d'onda quando si trattava di design, non riuscivamo mai a trovare un compromesso sullo spazio che avremmo dovuto riservare ai contenuti prettamente testuali. Le scadenze erano molto stressanti—Pavement usciva ogni due mesi, poi ogni quattro negli ultimi tre anni—e una sera in ufficio Glenn stava tentando di spiegarmi perché un articolo non potesse essere ulteriormente accorciato. Ho preso la prima cosa che avevo sottomano, cioè un dizionario Oxford discretamente massiccio, e glie l'ho tirato in testa. E l'ho centrato in pieno! Lui è fuggito nel suo ufficio, ma un minuto dopo stavamo già ridendo dell'accaduto.

Leonardo DiCaprio by Hugh Stewart. Marzo 1997.

Sì, abbiamo saputo delle feste che organizzavate insieme…
Barney: Facevamo feste ENORMI, come quella per l'Australian Fashion Week al Q-bar di Oxford Street. A un certo punto arrivò anche Laurence Fishburne, perché stava girando il primo Matrix a Sydney. E noi non ne avevamo idea. Un tizio interessante, alto.

Glenn: A volte organizzavamo after-party per le band in tour come Massive Attack, Marilyn Manson or Interpol. A uno dei compleanni di Pavement si è presentato anche Johnny Rotten, detestabile come sempre. Quando uno dei fotografi si è offerto di accendergli la sigaretta, lui gli ha risposto "fottiti, sfigato!'

Shalom Harlow by Regan Cameron. Settembre 1994.

Com'è cambiato l'ambiente culturale durante gli anni di Pavement?
Barney: chi lavorava nelle PR iniziava a mettere le mani un po' ovunque, e le settimane della moda australiane e neozelandesi rubavano troppo tempo agli stilisti e troppo budget ai reparti di marketing. Anche la musica, e il modo in cui vi entravamo in contatto, stava cambiando radicalmente. Il digitale era la novità, anche nel campo della fotografia. Negli anni '90 tutte le fotografie che pubblicavamo erano scattate su rullino. Era divertente selezionare le immagini tra stampe e camera oscura.

Glenn: Ho notato un grande cambiamento dall'inizio dei '00. Negli anni '90 sembrava di essere parte di una scena creativa alternativa in continua evoluzione, in cui i paradigmi venivano rivoluzionati costantemente e l'ispirazione non mancava mai. Si poteva ancora essere originali, estetica e storia erano fattori fondamentali che ci motivavano in quello che facevamo. Ironicamente, erano i media alternativi come noi ad aiutare l'espandersi delle culture giovanili sul mercato di massa. 

Thandie Newton by Derek Henderson. Novembre 1995. 

Cos'ha portato alla chiusura della rivista?
Barney: Eravamo alle soglie della "rivoluzione online" del mercato editoriale. Negli ultimi numeri, a causa di questa rivoluzione le vendite degli spazi pubblicitari calarono drasticamente e noi non volevamo cedere sulla qualità della rivista.

Glenn: Abbiamo sempre avuto una mentalità punk e nessuno di noi aveva un vero piglio commerciale, quindi abbiamo deciso di chiudere… ero stufo di farmi tirare addosso dizionari!

Russell Crowe by Derek Henderson. Marzo 1996.

Crediti


Testo Briony Wright