kim jones tra futuro e tradizione

i-D ha incontrato Kim a Tokyo per parlare della sua ultima collezione e del fascino della tradizione giapponese.

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17 novembre 2016, 10:45am

Sono passati cinque anni da quando Kim Jones è diventato direttore artistico per la moda uomo di Louis Vuitton. Il brand affonda le proprie radici nel mondo dei viaggi e questo soggetto è rimasto il tema ricorrente del brand già a partire dalla sua fondazione. Jones stesso, dopo il suo debutto nel 2011, non ha mai smesso di trarre ispirazione dai suoi numerosi spostamenti e, dopo aver girato il mondo per conto proprio, ha scelto il tema del viaggio tra spazio e tempo per la sua ultima collezione, Future Heritage.

Parlaci del tema della tua ultima collezione.
Quando ho visto l'exhibition Volez, Voguez, Voyagez - Louis Vuitton a Parigi ho iniziato a pensare a cosa esporrebbero in questa mostra se la allestissero tra 100 anni. Stavo pensando a come le persone del futuro vedrebbero le cose della nostra generazione, sai? Credo sia importante tenere a mente la storia e le tradizioni di Louis Vuitton e di Parigi in generale per poter proiettarsi al futuro, quindi per questa collezione ho cercato di raggiungere un buon equilibrio tra stili del passato e del futuro. Ci sono tantissimi nuovi giovani stilisti e stylist ora a Parigi -- guarda a Vetements, per esempio. L'intera città vibra di questa energia giovanile. Questo mi ha davvero colpito, quindi ho voluto mescolare questa vivace giovinezza con il lato più tradizionale di ciò che ci è stato tramandato negli anni.

Ti sei ispirato ad Alex von Rosenberg (il barone che è diventato il simbolo dell'alta società nella Parigi del XX secolo), vero?
Vero. In quanto australiano che aveva vissuto a New York era un straniero a Parigi. Anch'io lo sono e le persone di Parigi non smettono mai di intrigarmi ed ispirarmi. Ognuno ha una connessione molto intima con la propria città, anche se non smettono di guardarla da un punto di vista oggettivo. Io vedo le cose dalla stessa prospettiva, quindi anche se non sono uno di loro possiamo comunque trovare dei punti d'incontro in questo senso.

Credi che il tipo di alta società che circondava Rosenberg in quegli anni esista ancora oggi? Se sì, dove?
Credo siano le persone del jet set: viaggiano per tutto il mondo e vivono in moltissimi luoghi diversi. Sono persone di successo e vivono nel lusso più totale.

Hai dato nuova vita a un classico senza tempo, il motivo Monogram Canvas. Potresti parlarci di com'è nata questa nuova versione?
A dire il vero mi è venuto in mente il concetto per il motivo Monogram Eclipse guardando un vecchio barile. La sua superficie è diventata nera e lucida con il tempo e volevo ricreare quell'effetto. In origine volevo realizzare il tutto in bronzo; abbiamo provato circa 40 tipi diversi di materiale, ma non ho trovato ciò che cercavo finché non ho applicato la tecnica "Damier" al motivo. Il risultato è più mascolino delle tradizionali borse con il classico Monogram Canvas. È hic e adatto alla vita di tutti i giorni, ma allo stesso tempo perfetto per il lavoro.

In questa collezione si possono trovare la pelle e il denim trattati con il processo di tintura a riserva. Ti sei servito di tecniche tradizionali in modo contemporaneo; come sei arrivato a questo?
Prima di tutto, ho iniziato a mettere da parte un'enorme quantità di denim vintage. Il denim veniva realizzato con tutta una serie di tecniche fantastiche che ora non si usano più, sai? Quando è stato introdotto in Giappone negli anni '50, hanno iniziato a sottoporlo a una serie di processi unici nel loro genere; i giapponesi hanno quest'atteggiamento così scrupoloso e attento in tutto quello che fanno. Prendono cose che altre persone inventano e le rendono proprie, elevandole a un livello completamente diverso. Credo questo sia il motivo principale per il quale il denim giapponese è il migliore, e il motivo per il quale volevo utilizzare tecniche tradizionali giapponesi sul denim di questa collezione.

Cosa ti piace del Giappone?
Adoro i tessuti giapponesi. L'abilità manuale e l'orgoglio con il quale sono stati realizzati è immediatamente visibile. Il processo di produzione viene seguito con attenzione e la qualità tecnica è ottima, cosa che mi attira molto. Quando frequentavo l'università lavoravo in un'azienda chiamata Gimme5 ed è lì che ho incontrato Jun Takahashi, Hiroshi Fujiwara, e Nigo. Credo si trattasse del 1999. Certamente sapevo già tutto dei brand giapponesi come Comme des Garçons e Yohji Yamamoto, e mi piacevano moltissimo... erano completamente liberi e senza restrizioni di alcun genere, il che mi sembrava un concetto assolutamente rivoluzionario. Ho sempre avuto un enorme rispetto per questi ragazzi già da allora.

Quali sono i fattori più importanti per te quando produci una nuova collezione?
Scelgo i temi per le varie stagioni mentre viaggio per il mondo con Louis Vuitton. Mi interessa realizzare capi che siano belli da vedere, alla moda, ma allo stesso tempo funzionali. La cosa più importante per me, però, è assicurarmi di riuscire ad esprimere chiaramente il messaggio che voglio trasmettere con ogni stagione.

Crediti


Testo Kazumi Asamura Hayashi
Foto Keiichi Nitta