dieci cose che abbiamo imparato dal braccio destro di margiela

Chi era Jenny Meirens, irrinunciabile collaboratrice e mente creativa di Margiela.

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03 luglio 2017, 10:00am

Oggi Maison Martin Margiela sarà anche sotto la direzione creativa di uno stilista superstar come John Galliano, ma la sua storia è una delle più misteriose della moda. Martin Margiela non concedeva interviste di persona, né si faceva fotografare volentieri. Rifiutava di inchinarsi alla fine delle sfilate e per marchiare i suoi capi sceglieva delle etichette bianche, senza il suo nome. In una recente intervista al New York Times la mente dietro il brand - nonché pioniera del fashion retail Jenny Meirens - svela numerosi retroscena su una casa di moda che non si comportava come tale, che rifiutava di assegnare i posti alle sfilate e che sceglieva zone fuori dal circuito della moda sia per il suo atelier che per i suoi eventi.

Martin Margiela ha detto di lei, "vedeva il mondo tutto nero, e io lo vedevo bianco… Nonostante la differenza di età […], la nostra era una simbiosi perfetta. Per uno stilista giovane gli inizi sono importanti, quindi sono grato a Jenny per essere riuscita a trasformare i miei sogni più folli in realtà." Qui di seguito, altre dieci cose che ci hanno colpito della storia di questo brand raccontate da Meirens.

1. Margiela ha creato quello che potrebbe definirsi l'invito a una sfilata più economico di sempre.
Per l'invito alla sfilata Autunno Inverno dell'89, invece di puntare su calligrafie articolate e carta ricercata come le altre case di moda, Jenny Meirens aveva optato per un annuncio completo di data, ora e indirizzo pubblicato su un giornale free press. Il team di Margiela aveva poi raccolto centinaia di copie, aveva cerchiato l'annuncio in rosso e le aveva spedite agli invitati. "È stato l'invito più economico di sempre," ha dichiarato Meirens al NYT.

2. La regola "chi tardi arriva male alloggia" delle loro sfilate non era molto apprezzata.
"La gente deve capire cosa significa Margiela," spiega Patrick Scallon, a capo delle PR di Margiela dal 1993 al 2006. "Non facevamo pubblicità. Lo stilista non andava a pranzo con gli editor per farseli amici. La nostra sede era nel 18esimo Arrondissement, che era un bel posto, ma non era esattamente dietro l'angolo per la gente della moda. Alle sfilate i posti non erano assegnati. La mattina dopo ricevevamo telefonate di protesta assurde."

3. Meirens ha sostenuto l'idea di street casting prima degli altri, e odia l'idea che le donne debbano essere sexy
"Ovviamente i fitting sui modelli professionisti sono più semplici," dice Meirens. "Ma non mi piace l'idea che le donne debbano essere perfette. Preferisco una donna che vedi per strada e che riesce a comunicare qualcosa. Preferisco una donna forte a una bella." Parlando del suo concetto di estetica, ai tempi del pionieristico negozio Crea di Bruxelles, Meirens dice, "Non sopportavo l'idea della donna che deve apparire sensuale. O lo sei o non lo sei. Non lo diventi semplicemente mostrando il seno o le gambe."

4. Per convincere il loro avvocato ad accettare le etichette senza il marchio, Meirens e Martin Margiela si erano inventati una bugia.
Meirens spiega al NYT che il traguardo di cui è più soddisfatta sono le etichette bianche di cotone senza nome, applicate con quattro punti agli angoli. Margiela è "la libertà di espressione creativa e il coraggio" che rappresentano. "Ero sicura che non avremmo dovuto—né potuto—usare un'etichetta con la scritta Martin Margiela," ricorda Meirens, a cui l'idea è venuta in mente in un bar di Mantova una sera del 1988. "Il nostro avvocato non voleva saperne, perché ovviamente non puoi pensare di tutelare legalmente uno spazio bianco. Così ci siamo inventati una bugia: gli dicemmo che avremmo stampato 'Martin Margiela' sul retro. Non lo facemmo mai."

5. L'industria della moda non era sempre d'accordo con le sfilate di Margiela, e non era convinta di lui nemmeno quando disegnava per Hermès.
"Oggi la gente ha una visione un po' distorta di Margiela," spiega Patrick Scallon. "Dimenticano che all'epoca il lavoro di Martin da Hermès non era apprezzato. Come può qualcuno di così talentuoso fare cose così commerciali e noiose? Spesso le sue sfilate non piacevano."

6. Meirens e Margiela si sono conosciuti a un concorso di moda
Nel 1983 Meirens faceva parte della giuria del Golden Spindle Award, in Belgio.Margiela aveva presentato capi "ispirati ai camici dei dottori, con gonne enormi e bellissime scarpe, una tomaia maschile con un tacco basso." "Per me era la proposta più interessante," ricorda Meirens, che dice di essere arrivata a "bisticciare" con gli altri giudici sulla questione. Alla fine Margiela non vinse (fu Dirk Van Saene ad aggiudicarsi il primo posto), ma Meirens gli propose di vendere i suoi capi nel suo storico negozio che gestiva a Bruxelles, Crea.

7. Meirens ha trasformato una zona di Bruxelles famosa per il mercato del pesce in un polo della moda
Meirens ha aperto Crea nel 1983 in Place Ste. Catherine, in una zona nota per il mercato del pesce. In negozio Meirens teneva marchi come Comme Des Garçons e Margiela, e i vestiti non erano organizzati in base al marchio, ma per colore. "Se oggi quella zona è una delle più gettonate per i brand, è anche merito di Jenny. Dovrebbero farle una statua," dice Margiela.

8. Rei Kawakubo è una fan di Meirens
Inafferrabile quasi quanto Martin Margiela, la stilista Rei Kawakubo è piena di buone parole per Jenny Meirens. "Jenny è una persona forte, che ha sempre voluto fare vestiti nuovi e altrettanto forti," dice al NYT in una rara intervista.

9. E lo stesso vale per Raf Simons
I due si sono incontrati quando Simons lavorava per Jil Sander e frequentava regolarmente casa di Meirens in Puglia. Di lei dice, "Ha una personalità fortissima. Si è fatta da sola." A proposito dell'eredità di Meirens, poi, aggiunge: "All'epoca Margiela faceva cose piuttosto estreme. E questo, unito al fatto che era tutto ancora agli inizi, fa di Jenny una vera e propria pioniera. Era pronta a correre rischi, a mettersi in gioco, a occuparsi di cose di cui normalmente si sarebbero occupati altri, e lo faceva perché Martin potesse essere libero di fare il suo."

10. Maison Margiela non usava buste, le cuciva in cotone
Il responsabile delle PR Patrick Scallon spiega che per la corrispondenza scritta non usavano normali buste di carta, ma ne creavano di apposite cucendole in cotone. "Un giorno ho detto a Martin che dovevano inviare un regalo di ringraziamento," aggiunge "Martin ha tirato fuori dal cestino un sacchetto della spesa bianco e l'ha annodato trasformandolo in un angelo."

Crediti


Testo Charlotte Gush