Rory Milanes, 2016.

lev tanju e alasdair mclellan ci fanno rivivere la storia di palace

Il nuovo libro del fotografo Alasdair McLellan e del fondatore di Palace, è molto più che un documento della storia della scena skate londinese: è un racconto d'amicizia e di avventure condivise.

di Felix Petty
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09 giugno 2016, 1:20pm

Rory Milanes, 2016.

Lucien Clarke, 2016.

Blondey McCoy, 2013.

James Edson, 2009.

Blondey McCoy, 2016.

The Palace, 2016.

"Siamo diventati subito amici," afferma Lev Tanju, fondatore di Palace, parlando del suo primo incontro con il fotografo Alasdair McLellan. Alasdair e Lev stavano scattando per un servizio sullo skate a Londra quando la gang di amici di Lev, i Palace Wayward Boys Choir, entrò in scena. Per Alasdair divennero subito i soggetti ideali per l'editoriale; si trattava di un gruppo di ragazzini usciti da una versione moderna di un romanzo di Dickens che abitavano in una bettola a Waterloo, che avevano ironicamente ribattezzato The Palace.

L'affitto di The Palace era praticamente pari a zero, quindi Lev e i PWBC potevano passare le giornate a skateare sulla South Bank di Londra, girando video e facendo t-shirt. Era un mondo lontano dalla cultura skate glamour americana, dove gli skater scivolavano sulle tavole baciati dal sole californiano. I video dei PWBC erano grezzi, in bassa qualità ed estremamente divertenti. Registrati su cassette VHS o con la videocamera di un cellulare, emanavano un cameratismo che può nascere solo con lunghi pomeriggi passati a bere birra e fumare erba nei dintorni dello skatepark della zona. Hanno trasformato lo skate da sport per outsider a qualcosa di così indissolubilmente inglese che ci si chiede come fosse possibile non fosse accaduto prima di allora. 

Come fotografo che ha catturato una visione romantica della classe lavoratrice britannica, Alasdair è rimasto subito ammaliato dai The Palace Wayward Boys Choir, e decise di documentare le loro vite. Prima di allora, Alasdair non si era mai interessato allo skate, ma in loro trovò qualcosa che andava oltre lo skate, qualcosa che aveva delle profonde radici culturali, un documento sul tempo, lo spazio e uno stile di vita.

Partendo dalle stanze squallide di The Palace, Lev ha costruito un impero che ha tra i suoi sudditi non solo gli skater, ma l'interno mondo della moda, non solo quello di Londra. Alasdair era lì in quel momento, documentandone la rapida ascesa. Dalle feste al The Palace, ai tatuaggi fatti in casa, alle ginocchia sbucciate fino ai pomeriggi assolati in skate, le sue foto ci mostrano il successo del brand trick dopo trick.

Dopo ben 10 anni, Lev ha deciso lo scorso anno di lasciare The Palace e gli affittuari hanno sbattuto fuori anche tutto il resto del gruppo a causa della riqualifica della zona, distruggendo così un pezzo di storia del sud di Londra. È sembrato a Lev e Alasdair il momento giusto per dare vita a un libro sulla loro collaborazione, intitolandolo con affetto The Palace, esplorando così il loro rapporto e il fantastico cast che sta dietro al brand. Noi li abbiamo incontrati davanti a una tazza di the per scoprirne di più...

Quando vi siete incontrati pensavate sarebbe nata una collaborazione così duratura?
Al: Quando ci siamo conosciuti Lev mi aveva detto che voleva fondare un brand di skate, ma fino ad allora aveva fatto solo t-shirt. La cosa che mi è piaciuta di Palace è che avevo sempre pensato allo skate come a qualcosa di americano, ma Palace era così inglese. Era diverso da qualsiasi altro brand sul mercato. Si vestivano in un modo molto inglese, molto casual. Non sembravano nemmeno skater. 

Voi due rappresentate due lati molto diversi della classe lavoratrice inglese, il nord e il sud...
Al: In un certo senso sì. Senza voler offendere Lev e i suoi amici del sud, ma i migliori casual sono del nord. Quando parlo con Nugget (uno dei deisgner di Palace) anche se è giovane apprezza molte delle cose che piacciono a me, come gli Smiths, Cocteau Twins… Ci piacciono la stessa musica e gli stessi vestiti. Sanno da dove vengo tanto quanto io so da dove vengono loro. Credo che Morrissey non avesse potuto inventare i PWBC. Quando li ho incontrati ho subito pensato a quel documentario sulla Londra del sud anni '50, We Are The Lambeth Boys. Se lo rifacessero oggi, assomiglierebbe a loro. Quel documentario è affascinante, ma questa è la versione moderna.

Lev, quando hai lanciato Palace, volevi creare un brand dall'identità inglese?
Lev: Sì. Nessuno faceva abiti che volevo comprare, è allora che ho capito che volevo fare roba mia. Tutti copiavano i brand di skate americani, perciò mi sono detto 'Voglio fare qualcosa di davvero inglese.' Ma non è stata una scelta creare questi abiti, erano sempre stati così per noi.

Avevi mai scattato degli skater prima di imbatterti in Palace, Al?
Al: Non esisteva lo skate nello Yorkshire quando ero un ragazzino. La mia fotografia è sempre stata molto inglese, non mi è mai interessato lo skate perché lo vedevo come una cosa americana. Era così fino a che non ho incontrato Lev e i PWBC. Erano dei fighi, un gruppo che potevi trovare in Oliver Twist! Era dickensiano, con questi ragazzini che giravano tra le stanze di quella casa e per lo skate park di Waterloo.

Lev: Molti fotografi iniziavano a scattare gli skater all'epoca perché pensavano fosse cool, ma con Al il nostro interesse andavo oltre lo skate. 

Al: Questo perché non sono uno skater. Mi piaceva solo come vi vestivate, il fatto che i vostri nomi sembravano usciti da Brighton Rock... Nugget, Blondey, Edson, Snowy... Era una cosa fantastica da documentare. 

Hai scattato Palace sin dagli inizi, come è cambiato nel tempo? 
Al: Palace è un brand di successo ora, ma essenzialmente è sempre lo stesso. È diventato proprio ciò che Lev voleva, ma chi sta dietro al brand è sempre lo stesso. Quel gruppo di persone è adorabile, non puoi fare a meno di farti affascinare da loro. Sapevo già che Palace sarebbe diventato un brand di successo. Non c'è niente come lui, niente con un punto di vista così inglese, con uno stile così inglese...

Lev: Ricordo di aver detto ad Alasdair davanti ad una tazza di the, 'Voglio fondare un brand di skate che faccia abiti carini, di qualità, ma niente di troppo pretenzioso, semplicemente abiti che puoi indossare.' È andata così. Ho avuto fortuna, la gente ha accolto Palace con entusiasmo. Credo sia perché è onesto, non fingiamo noi. 

Palace non è solo un brand di skate, e oggi tutto il mondo lo indossa. 
Lev: È assurdo! Lo skate è cool, non credi? Ogni 10 anni la gente si convince di nuovo che lo skate è cool. Poi il trend passa, e la gente inizia ad indossare altra roba ritenuta cool. Cambia sempre. È bello che la gente apprezzi Palace, ma so anche che la gente si annoia facilmente...Alla fine della giornata però, lo facciamo per i nostri fratelli, per cui qualsiasi cosa succeda abbiamo sempre l'un l'altro. 

Ci si sente ancora in famiglia a The Palace?
Lev: Sì, al 100%. Ora Nugget lavora per noi. L'ho incontrato nella zona della Southbank di Londra quando aveva solo 12 anni ed ora è uno dei nostri stilisti principali. Si tratta di una cosa folle, perché, come me, non ha studiato. The Palace però è una famiglia, siamo tutti come fratelli e sorelle. Si tratta di una cosa molto naturale.

Perché avete scelto di pubblicare un libro insieme proprio ora?
Al: Aveva perfettamente senso. Il proprietario voleva vendere The Palace, la casa a Waterloo dove vivevano, quindi si sono dovuti trasferire altrove. Non si tratta tanto di un libro su Palace in quanto brand, ma sui PWBC.

Lev: È molto più figo che fare un libro della serie "Guardate, questa è la prima t-shirt che abbiamo prodotto.'

Al: Sì, non si tratta del brand, ma più dell'idea della gang e come da questo affiatamento è nato il brand. Lo vedo più come un album di famiglia. Era il momento giusto per una cosa del genere visto che abbiamo perso la casa. Si tratta della fine di un'epoca, di un documento affascinante e totalmente onesto. Cattura la vera essenza di Palace. La maggior parte dei brand non hanno una storia così, una storia che parte dalle giornate passate nella zona della Southbank.

Come ti sei sentito a dover lasciare la casa, Lev?
Lev: È stato strano… l'ultimo giorno mi sono commosso. Avevo tra le mani la nostra storia, stavo impacchettando tutto e nella mia mente continuavano ad affiorare ricordi: quelle feste straordinarie, i bei tempi che passavamo insieme… Il proprietario vuole vendere The Palace, ma va bene così. Dovevamo andarcene, sennò sarebbe stato come in quella sitcom in cui i due tizi vanno a vivere insieme… Come si chiama?

Men Behaving Badly?
Lev: Sì, proprio quella! Sarebbe diventata una cosa del genere. A volte è meglio che le cose finiscano, piuttosto che vengano protratte all'infinito. È stato una figata, ma ora è finita.

Quindi in un certo senso si potrebbe dire che il libro rappresenti la perfetta conclusione per questo capitolo...
Lev: Sì, credo di sì. Spero che tutti la vedano così. Gli skater, i PWBC, tutte queste cose… Spero lo vedano come una storia figa in cui documentiamo tutto ciò che accadeva all'epoca: una bella esperienza personale.

Al: Non mi piace nulla che non sia personale. Quando fai il fotografo scegli i soggetti perché ti senti connesso a loro. Ecco perché non mi ha mai interessato andare con lo skate finché ho conosciuto Lev, perché non credo ci sia mai stato altro come il Palace prima.

Lev: È strano, perché la casa è la ragione per cui il brand è nato. Abbiamo avuto l'opportunità di fare tutte queste cose perché non dovevamo pagare un affitto. Eravamo liberi di andare con lo skate ogni giorno. Ecco perché era così importante immortalare quell'ambiente: la casa è la ragione di tutto. In fondo è la chiave, no? Non starei facendo ciò che faccio se fossi stato costretto a pagare l'affitto per dieci anni. Non avevo bisogno di un lavoro. Vivere a The Palace significava poter sketeare ogni giorno, fare video e creare t-shirt.

Al: The Palace è dove tutto è iniziato.

Crediti


Text Felix Petty
Photography Alasdair McLellan 

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