dries van noten primavera/estate 16

Per la primavera/estate 16, Dries Van Note ha osato davvero, trasformando i cliché in qualcosa di surreale e meraviglioso.

di i-D Staff
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26 giugno 2015, 1:54pm

L'irriverenza nella moda è una cosa difficile da ottenere. Bisogna fare una dichiarazione politica in una sfilata? Andare contro l'establishment? Fare qualcosa di violento o sessualmente esplicito? Prendere il brutto e sovvertirlo in modo ironico? Se ci sono tutti questi elementi, si parla di qualcosa di 'cool', 'coraggioso', un approccio ribelle. Ma in un'industria che ha il terrore di non essere abbastanza cool e ribelle, i veri punk sono quelli che approcciano con rispetto ciò che non è cool, senza pretenziosità hipster, e lo fanno diventare bello. Niente è più coraggioso di questo.

"Volevo fare qualcosa con gli archetipi della moda maschile," ha detto Dries Van Noten a i-D dopo la sfilata primavera/estate 16, che ha aperto con un modello con indosso una maglietta con Marilyn Monroe sulle note di "Love me Tender" di Elvis. Se sembra shockante, è perché voleva esserlo. "Quando pensi agli archetipi dell'abbigliamento maschile, pendi a stampe con le palme, hawaiane, leopardate, alle stampe paisley: cliché come questi. E quando abbiamo iniziato a pensare alle t-shirt, abbiamo pensato subito a quella con Marilyn Monroe. E ci siamo detti, ok, dobbiamo spingere ancora di più."

Quindi non si è fermato alla sola t-shirt di Marilyn da negozio di seconda mano. È andato oltre, con camicie stampate, calzoncini, fino al punto in cui tutti abbiamo accettato questo elemento estraneo nel mondo di Dries Van Noten. Ci ha poi introdotti agli altri cliché che elencava prima, ma invece di essere pacchiani sono diventati dark e bellissimi, come la vecchia tappezzeria e le stampe barocche. E visto che non si risparmia mai, ha arricchito il tutto con altri dettagli. 

Non poteva andare più contro le regole del cool, ma c'erano un'onestà e un'intelligenza che hanno reso il tutto per nulla pacchiano. Dries ovviamente va sempre un passo più in là. Ha messo Marilyn nella colonna sonora, seguita da voci di persone che hanno sottolineato la seconda parte della collezione, una delle più multisfaccettate che ricordiamo. "La prima idea era qualcosa di molto Dada, surreale: un incontro tra Monroe e Dalì," ha spiegato. Ha ispirato un percorso surrealista che va dal Dada al surrealismo olandese fino alla Schiapparelli, le cui aragoste sono apparse su alcuni top.

"Così piano piano tutta la collezione era fatta: un po' di John Lydon, Sex Pistols, Public Image Ltd, quell'atmosfera. Io credo che Dalì fosse davvero un punk, e credo sia stato questo a farmi pensare al punk e John Lydon," ha spiegato Dries. Lydon non era presente solo con i pezzi dei Kid Koala nella colonna sonora - in cui c'era anche la voce di Dalì - ma nel senso da punk-rocker dato dalle giacche con gli uccellini e i cappotti leopardati. 

Per Van Noten, che festeggia i 30 anni della sua linea uomo nel 2016 ma non ha ancora piani per i festeggiamenti ("ogni anno è un anniversario," ha detto), questa collezione è nostalgica e irriverente. Mettere la canzone di Presley è stato un accenno alla sua sfilata per la linea donna del 1993, e anche la Monroe era già stata presente. Riguardo al coraggio, era tutto in questo spirito "faccio il diamine che mi pare", che sarà sembrato folle sulla carta ma che si è dimostrato magnifico sulla passerella. È stato superbo, uncool, punk, messo insieme da una delle persone più naturalmente cool della moda. 

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Jason Lloyd Evans

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