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berlino è davvero un paradiso?

Affitti bassi, vita notturna fantastica, libertà senza eguali? David Bowie, Iggy Pop, Punk Rock e Berghain? Nessun lato negativo, no?

di i-D Staff
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17 marzo 2016, 3:00pm

La stampa internazionale continua a dircelo da anni, ormai: Londra è diventata troppo costosa per poterci vivere in modo dignitoso. Chi vive nella capitale inglese spesso deve adattarsi a vivere in squallidi appartamenti condivisi, magari situati in purgatori metropolitani come Brockley. Spesso, la soluzione a questo problema è una sola: spostarsi verso le periferie più lontane dal centro, e se non basta anche nell'hinterland provinciale che si estende per chilometri e chilometri al di fuori dei confini metropolitani. Ma c'è un'altra scelta ben più radicale che incontra i favori di sempre più giovani residenti a Londra: mantenere uno stile di vita cosmopolita e internazionale trasferendosi in qualche altra grande capitale europea.

Per chi sceglie questa seconda opzione—di solito spiriti liberi intraprendenti e creativi—Berlino sembra essere la destinazione perfetta. Il fascino che la capitale tedesca esercita sui poveri londinesi assillati da mille problemi è innegabile sotto più punti di vista. In termini di vita notturna, cultura e socialità, Berlino è la migliore alternativa che l'Europa ha da offrire, e a un prezzo decisamente più abbordabile. Parigi sembrerebbe essere la capitale più simile a Londra, Atene certamente la più conveniente, ma è a Berlino che si trova il giusto equilibrio tra familiarità culturale per chi arriva dal Nord Europa e pressione economica tollerabile.

La suddetta familiarità regala a molte persone la falsa impressione che la capitale tedesca sia semplicemente una versione più bohémien di Londra, in cui gli affitti sono abbordabili e il costo della vita più basso (68% e 47%, in media, secondo le statistiche di Numbeo). Una città che viene romanzata dagli ammiratori fino a prendere la forma di un mito, ma questa idealizzazione patologica si discosta molto dalla realtà.

Il tanto decantato costo degli affitti sarà pure basso, ma ogni euro che risparmierete sarà ricambiato con ansia e frustrazione mentre cercherete di tenervi a galla nell'intricato mercato immobiliare locale. La maggioranza delle persone opta per il subaffitto e, siccome ognuno sembra voler vivere nelle stesse cinque zone della città—che hanno visto arrivare 45.000 nuovi arrivi solo nel 2014, decimo anno in cui la popolazione è aumentata a questo ritmo—la competizione è agguerritissima, come testimonia un ragazzo berlinese che mi ha raccontato di aver ricevuto qualcosa come 70 o 80 candidature quando ha messo in affitto una stanza. Anche io che scrivo mi sono da poco trasferito a Berlino, e la mia breve esperienza mi suggerisce che quanto riportato da Jonas non è di certo un'eccezione.

Trovare un posto in cui vivere a Berlino è un po' come cercare lavoro: ti iscrivi a una delle tante pagine Facebook designate allo scopo, aspetti che qualcuno metta a disposizione una stanza, poi scrivi una lettera di presentazione in cui spieghi perché saresti il coinquilino ideale, quanto è maniacale la tua fissa per la pulizia, quanto tu sia estroverso e quanto tu senta costantemente il bisogno di cucinare torte senza poi mangiarle. Se quanto scritto incontra i favori del potenziale padrone di casa, vieni invitato a incontrare i tuoi (forse) futuri coinquilini per un caffè in cui far sfoggio del tuo innegabile charme.

Anche a Berlino, però, tanto paghi, tanto ottieni. Se cerchi l'affare del secolo, che si tratti di un appartamento tutto per te (sotto gli 850€ al mese) o una stanza in subaffitto (sotto i 450€ al mese), aspettati di dover vivere in condizioni discutibili con un bagno che sembra esser stato portato lì direttamente da un gulag in disuso. Se opti per la prima opzione, ti avviso: il proprietario non è in nessun modo tenuto a procurarti un lavandino, un tavolo, delle mensole, un forno, o una di quelle cose che normalmente si associano al concetto di casa. Spesso ti ritrovi con una stanza vuota e l'atroce dilemma di come farai a portare con te una cucina completamente arredata quando te ne andrai di lì.

La vita notturna a Berlino è fantastica, sicuro. La selezione di bar e locali è assolutamente senza rivali e la capitale tedesca è immersa in un'aura di assolutismo edonistico che rende le feste fantastiche, ma che al tempo stesso spoglia la città di componenti che vanno a costituire un'esistenza equilibrata. Mi riferisco ad esempio all'offerta culinaria, che per noi italiani sarà si rivela alquanto carente. Trovare carne di qualità e pesce fresco è una vera e proprio sfida. Le infrastrutture sono trasandate. Non vi è traccia di ambizione. Le cose sono, generalmente, approssimative, disfunzionali, poco professionali. Ma ovviamente questi sono solo dettagli, dettagli che non hanno nessun impatto sui sensi assopiti di qualcuno che passa 60 ore al Berghain ogni santo weekend, fottendosi il cervello con qualunque droga riesca a rimediare.

Tutto questo può risultare sorprendente se anche voi siete cresciuti con il mito della proverbiale efficienza tedesca, del paese teutonico come una sorta di infinita fabbrica di Mercedes perfettamente funzionante. Berlino, però, non è tedesca, anche a causa del suo passato storico. Se qui la vita è così economica è perché, in generale, di denaro in giro ce n'è ben poco; gran parte dell'industria pesante della città è andata distrutta durante il tramonto del Terzo Reich, lasciando Berlino senza una base manifatturiera che sostenesse il boom economico post-bellico che ha coinvolto il mondo civilizzato e nella fattispecie l'Europa Occidentale. Nei decenni successivi la Seconda Guerra Mondiale la costruzione del muro di Berlino ha diviso la città tanto economicamente quanto fisicamente e l'onnipresente paura di un'invasione comunista ha spinto molti delle maggiori aziende tedesche—come la Deutsche Bank, Allianz, AEG, Lufthansa e Siemens—a spostare le loro sedi in altre città del paese.

Anche molte imprese medio-piccole hanno seguito questo modello di delocalizzazione, trasformando così Berlino in un buco nero economico che non sa attrarre i suoi investitori fino al 1989 almeno. Le industrie stesse, intanto, investono in modo così massiccio altrove che non possono più semplicemente tornare nella capitale da un momento all'altro. Ecco uno dei principali motivi per cui i prezzi qui rimangono bassi: non ci sono molti banchieri, avvocati societari, né tantomeno uomini in cravatta pieni di soldi che incrementano il costo della vita.

La capitale tedesca è sempre stata un'isola felice per studenti che hanno abbandonato gli studi, bohémien senza futuro ed emarginati di mille altri paesi. I berlinesi dell'Ovest erano esenti dal servizio militare durane la Guerra Fredda, attirando così eserciti di renitenti alla leva e, più in generale, giovani che cercavano rifugio da doveri e responsabilità. Oggi, reclutamento militare e Cortina di Ferro sono acqua passata, ma fanno comunque parte dell'identità berlinese, rendendo ancora oggi la città un luogo in cui molti corrono a rifugiarsi.

Per quasi 45 anni, Berlino si è sottratta ai meccanismi del capitalismo, fatto che ha contribuito a isolarla da alcuni degli aspetti più crudeli del neoliberalismo. Al netto dei lati negativi, si tratta oggi di uno di quei rari luoghi in cui puoi ancora fare lo stylist o gestire un'etichetta di tech-house senza prostituire i tuoi fine settimana in un lavoro nel marketing, anche se in quelle vesti non te la cavi poi così bene. Molti arrivano infatti a Berlino per fuggire dalla darwiniana lotta tra talenti che va in scena a Londra e New York: l'assenza di una pressione finanziaria dà ai migliori una possibilità di imporsi e fornisce ai mediocri un posto per nascondersi dai loro stessi limiti.

Unendo tutti questi elementi, sin dagli anni '20 a Berlino si respira un'atmosfera unica di caos civilizzato, un caos che mi ha fatto riflettere sui lati positivi del capitalismo. A Londra, a meno che tu non sia un pezzo grosso, di solito ti trovi dalla parte perdente dell'equazione economica, il che porta a un inevitabile risentimento. Qui mi sento libero da tutto questo e sono giunto alla conclusione che è la stessa pressione finanziaria a creare quel senso di competizione che fa sì che le persone combattano, si migliorino e alzino i loro standard per il puro gusto di stare in alto.

È gran parte della ragione per la quale Berlino non è una macchina perfettamente oliata e funzionante come altre metropoli occidentali, ma è anche la ragione per cui è infinitamente più umana. Non sto dicendo che dovrebbe cambiare, io del resto ho deciso di vivere qui. Ciò che dico è che se state cercando il paradiso in senso assoluto, non lo troverete qui.

@slandr

Crediti


Testo di Aleks Eror
Fotografia di N Whitford