com'è arrivato sulle passerelle l'abbigliamento casto delle donne ebree ortodosse?

Un'analisi dei nuovi brand a cavallo tra minimalismo e modestia che si ispirano a The Row e Céline.

di Krithika Varagur
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31 luglio 2017, 10:49am

Image courtesy Mimu Maxi

Coogee Beach, in Australia, è uno dei tanti quartieri residenziali che si dirama dal centro di Sydney. È il tipo di zona in cui è difficile, se non impossibile, trovare persone al ristorante che non indossino infradito. Ed è un posto strano in cui crescere, se sei un ebreo ortodosso.

Solitamente, le donne che professano questa religione si vestono in modo casto, coprendo sempre sterno, ginocchia e gomiti, nel rispetto del principio tzniut, cioè modestia, contenuto nella Torah. Per le sorelle Chaya Chanin e Simi Polonsky, il cui padre era un rabbino ortodosso proprio a Coogee Beach, seguire tale indicazione ha significato imparare a riadattare i pochi abiti che trovavano al centro commerciale. 

"Immagina il West Village [quartiere trendy di New York, cuore della vita artistica cittadina negli anni '70 e che mantiene ancora oggi, nonostante la gentifricazione, un profilo hippie] con la spiaggia," spiega Polonsky riferendosi alla sua città natale. "Era tutto super elegante e super casual allo stesso tempo. Non passavamo di certo inosservate, ma con il tempo siamo diventate sempre più brave a fondere queste due culture: la beach life e la nostra religione."

Come? Passando al setaccio gli scaffali di Zara e H&M alla ricerca di abiti che corrispondessero al precetto tzniut, ovviamente. Stufe della poca offerta, dopo il trasferimento a New York le due sorelle hanno aperto The Frock, linea d'abbigliamento tzniut che, contemporaneamente, non rinunciava all'essere alla moda.

Le sorelle fanno parte di un'ondata di giovani stilisti basati a Brooklyn che vogliono portare la moda ortodossa in passerella: oltre a The Frock, ci sono infatti Mimu Maxi, online shop fondato da due sorelle newyorkesi che propone abiti e camice minimaliste, Junee's, boutique che vende capi modesti ma non per questo noiosi, e Zelda, azienda di parrucche per donne ortodosse che devono coprire i loro veri capelli dopo il matrimonio. Gli articoli in vendita sono un gradino sopra le vecchie mercerie di quartiere come Elzee e Top Fashion, esponenti della moda ortodossa che propongono capi in qualche modo tristi e dai tessuti di qualità quantomeno discutibile. E se il cambiamento non fosse sufficiente, questi nuovi brand stanno iniziando a essere notati dall'industria della moda.

Mimi Hecht e Mushky Notik di Mimu Maxi, via @mimumaxi

Il profilo Instagram di Mimu Maxi è un insieme di ritratti di donne da tutto il mondo che indossano abiti al polpaccio e maglie con maniche a tre quarti a suon di hashtag #MODESTFASHION (che conta attualmente più di 600k post). Al di là delle considerazioni sulla lunghezza dei capi, la regola tzniut non mostra particolare approvazione per tutto ciò che è troppo attillato, ma "noi non diciamo alle persone come indossare i nostri abiti," dichiara Mimi Hecht. "Se vogliono mettere una cintura per sottolineare il punto vita, non saremo di certo noi a fargli la predica." Il capo più venduto del brand è infatti la "skirt legging": una gonna alla caviglia attillata, che sottolinea le curve, disponibile in 11 colori. E anche se spesso viene abbinata ad ampie bluse, è molto più aderente dello standard tzniut

Le fondatrici del brand, Mimi Hecht e Mushky Notik, hanno creato la prima partita di gonne nel 2013 chiedendo un prestito di 1.000 dollari al fratello di Mimi. Senza nessuna esperienza nel mondo della moda, il duo ha trovato un sarto disposto a trasformare in realtà la loro idea e colmare finalmente il vuoto lasciato da Zara&Co. nel loro guardaroba. Dopo aver aperto lo shop online, le clienti hanno iniziato ad arrivare da tutto il mondo, dalla Germania all'Australia. Il fatto è che questi abiti non sono propriamente "modesti" o "casti". Sono belli, e basta. Prendiamo l'abito asimmetrico Cascade: il taglio è innovativo, e allo stesso tempo ricorda Junya Watanabe e Madewell. Lo stesso vale per molti dei capi proposti da The Frock. Questo deriva in parte dal panorama di trend degli ultimi anni, molti dei quali sono per caso "modesti"; pensiamo ad esempio all'oversize Balenciaga, Vetements e, più in generale, all'ondata normcore che ha investito l'industria. 

La blogger ortodossa Adi Heyman in Gucci, via @fabologist

"È un modo tranquillo di vestirsi," ha dichiarato Adi Heyman, ebrea ortodossa che ha un blog di moda e lifestyle, Fabologie. Heyman sostiene che l'attuale presenza di trend all'apparenza casti nel mondo della moda è una rivoluzione "a 360 gradi" rispetto al 2012, quando ha aperto il suo blog. Cita la direzione massimalista di Alessandro Michele in casa Gucci, le sovrapposizioni di Demna Gvasalia e il minimalismo rispolverato da Calvin Klein come prove del fatto che la modestia non ha mai avuto un ruolo più centrale nella moda.

Ma non è forse vero che ogni movimento nella moda genera una reazione opposta? "Non credo che sia necessario prepararsi al contraccolpo," continua Heyman, "mi fanno questa domanda da tre anni, cioè da quando Céline ha ripresentato in passerella abiti midi. Ma non credo che la modestia sparirà tanto presto dalle collezioni d'alta moda."

L'emblema della modestia che incontra l'alta moda è l'abbigliamento pensato per le donne di fede musulmana. Negli ultimi tempi, diversi stilisti, da Dolce & Gabbana a H&M, hanno proposto linee specificatamente pensato per donne musulmane che comprendono hijabs e abbigliamento sportivo coprente. Ma in questo caso, per quanto di dimensioni ridotte, il contraccolpo si è fatto sentire: "i creatori non dovrebbero nulla a che fare con la moda islamica," ha dichiarato il co-fondatore di Yves Saint Laurent, Pierre Bergé. E il ministro francese Laurence Rossignol ha paragonato le donne che indossano il velo "ai neri d'America."

Polonsky, di The Frock, sostiene che gli stilisti musulmani ed ebrei ortodossi hanno lo stesso obiettivo: "io indosso una parrucca, lei un copricapo. Tutte e due moriamo di caldo d'estate," commenta ironicamente. E proprio la stagione estiva è il momento più importante per i brand di moda ortodossa: è facile vestirsi in modo casto quando sono le condizioni meteorologiche a richiederlo, molto meno quando ci sono più di 30 gradi e tu vuoi comunque tenere coperte scapole, caviglie e gomiti.

Mimu Maxi è nato proprio durante una torrida estate in cui le due fondatrici non sapevano più cosa indossare per resistere al caldo newyorkese, quindi per loro tessuti leggeri e freschi sono un vero imperativo delle collezioni s/s. E concludono così: "voglio che tutte le ragazze ebree ortodosse sappiano che sì, siamo diverse, ma questo non ci impedisce di essere belle, eleganti e carine come qualunque altra ragazza di qualunque altra religione." Esiste forse messaggio migliore?

Image courtesy The Frock

Crediti


Testo Krithika Varagur

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