2001 A Space Odyssey © Warner Bros. Entertainment Inc 

l’importanza assoluta della moda nei film di kubrick

I film di Stanley Kubrick non sarebbero i film di Stanley Kubrick se non avesse usato i costumi che ha usato.

di Liam Hess
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04 novembre 2019, 4:11pm

2001 A Space Odyssey © Warner Bros. Entertainment Inc 

Se pensiamo a The Shining, la prima cosa che viene in mente sono i vestiti azzurri delle inquietanti gemelline che girano per i corridoi dell’Overlook Hotel; se pensiamo ad Arancia Meccanica, vediamo Malcolm McDowell e i drughi in giro per le strade londinesi con indosso tute bianche da lavoro, sospensori e bombette; e se pensiamo a Barry Lyndon, ricordiamo gli opulenti abiti di taffetà e i copricapi con le piume, o le dettagliatissime divise militari.

Stanley Kubrick è celebrato per la sua capacità di reinventarsi di continuo, immergendosi in ogni genere, dall'horror distopico alle guerre epiche, passando per la satira politica e realizzando ogni volta un capolavoro, ma è il suo occhio per i costumi che gli ha permesso di rappresentare così bene questi altri mondi. Occhio che, tuttavia, è stato spesso trascurato. Fino al 17 settembre scorso, presso il Design Museum una mostra ha messo per la prima volta al centro dell'attenzione le sue collaborazioni con art director e costumisti, mostrando al pubblico un lato mai esplorato delle sue opere.

“Come museo, ci interessa esplorare il processo, lo sviluppo di come vengono realizzate le cose,” ci ha spiegato l’assistente curatrice della mostra Adrienne Groen. “Abbiamo avuto l’opportunità di focalizzarci sulle persone con cui ha collaborato Kubrick, più che sui film come prodotto finito.” Le collaborazioni di Kubrick con i personaggi che hanno dato vita alla sua visione vengono esplorate nella mostra molto dettagliatamente: soprattutto il suo lungo rapporto lavorativo con la costumista Milena Canonero, che ha lavorato sui set di Barry Lyndon, Arancia Meccanica e The Shining, con la stessa versatilità del regista stesso.

“Molti dicono che Kubrick si occupasse di ogni aspetto, e lo faceva, ma collaborava anche con i migliori, così ha potuto dargli molta libertà” dice Groen. “Faceva tanta ricerca ma poi persone come Milena sono riuscite a interpretare il tutto al meglio.”

Stanley Kubrick during the filming of Killer’s Kiss (The Tiger of New York, USA 1955). © Metro-Goldwyn-Mayer

Stanley Kubrick during the filming of Killer’s Kiss (The Tiger of New York, USA 1955). © Metro-Goldwyn-Mayer

Si parla anche dell'improbabile relazione di Kubrick con il leggendario sarto di Savile Row, Hardy Amies, che ha lavorato come costumista in 2001: Odissea nello spazio. Gli abiti mod indossati dall'equipaggio della nave spaziale Pan Am e dai passeggeri possono rievocare l’estetica anni '60 di André Courreges e Pierre Cardin, ma Amies è stato assunto per la sua formazione rigorosa e tradizionale: per creare qualcosa che sarebbe sembrato futuristico anche decenni dopo. “Con 2001, Kubrick ha voluto abbattere le barriere temporali,” aggiunge Groen.

Forse il rapporto di Kubrick con la moda è stato ampiamente trascurato fino ad ora anche a causa del fatto che il mondo dei nerd del cinema è prettamente maschile. Dopo tutto, la visione di Kubrick era così precisa da essere ossessiva: un fatto enfatizzato dal design fantasioso della mostra, prodotta da Marina Willer di Pentagram, infatti la prima stanza è fatta da schermi che offrono un'immersione a 360 gradi nel suo famoso mondo della prospettiva a punto unico.

Questa fissazione per la simmetria coinvolgeva ogni aspetto delle sue produzioni, tutte estremamente micro-gestite: dai famigerati 127 chak necessari per catturare le urla inorridite di Shelley Duvall mentre sventola una mazza da baseball davanti a Jack Nicholson in The Shining, alla ricerca minuziosa che ha intrapreso mentre si preparava per l’epopea mai completata sulla vita di Napoleone, messa in luce nella mostra, fatta dal regista e da oltre 20 assistenti. Si è estesa anche ai suoi costumi: mentre lavorava con Hardy Amies, si dice che si dilettasse nell'imparare e nel mettere a punto anche i più piccoli dettagli, dai campioni di tessuto che accompagnavano gli schizzi iniziali alla posizione finale di un bottone.

Barry Lyndon, directed by Stanley Kubrick (1973-75; GB/United States). The Chevalier de Balibari (James Magee). © Warner Bros. Entertainment Inc.
Barry Lyndon © Warner Bros. Entertainment Inc

E anche se il film su Napoleone non è mai stato realizzato, la ricerca che c’è stata è stata la forse la base per il suo successo più straordinario per quanto riguarda i costumi: Barry Lyndon. Basato su una novella poco conosciuta di William Makepeace Thackeray, il film ha riportato in vita l’Europa del 18esimo secolo come mai era stato fatto prima, con Marisa Berenson -- una volta modella -- come la stella dai cappelli piumati e dagli abiti increspati. Nella mostra sono esposti gli abiti che hanno fatto vincere a Milena Canonero il suo primo Oscar per i migliori costumi, e vediamo anche la meticolosa ricerca fatta per ogni singolo dettaglio.

“Siamo stati fortunati perchè tutto l’archivio di Kubrick è a Londra,” dice Groen. “C’è qualcosa nella mostra, ma è solo la punta dell’iceberg, e lo si nota soprattutto con film come Barry Lyndon. L'archivio ha centinaia di scatole piene di pagine strappate da pubblicazioni d'arte, libri di storia dell'arte, tutto ciò che circonda il 18esimo secolo. Non si tratta solo dell'abito, o del taglio di un cappotto, entra davvero nei dettagli: tipo come si rasavano ad esempio. Rovistando in quelle scatole si può veramente vedere a cosa si interessava e non si tratta semplicemente di quello che indossavano ai tempi, ma di come ciò fosse anche collegato alle gerarchie all'interno della società.”

The Shining, directed by Stanley Kubrick (1980; GB/United States). Grady (Philip Stone) and Jack Torrance (Jack Nicholson). Still image. © Warner Bros. Entertainment Inc.
The Shining © Warner Bros. Entertainment Inc

“Per me, la cosa importante è la cura e l’occhio per il dettaglio che mette in tutto,” continua Groen. “Ogni dettaglio è studiato, come le persone con cui ha scelto di lavorare. Non si tratta solo di un costumista che fa qualcosa per un film: queste persone hanno ricreato intere epoche, in un modo che sembrava estremamente autentico.” As the adage goes, every stitch tells a story -- Come dimostra questa mostra, la moda è stato uno dei mezzi principali che Kubrick ha usato per raccontare le storie più apprezzate (e dai costumi più bizzarri) di tutti i tempi.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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