Sulla sinistra, immagine via @Jessica__rubbish. Sulla destra, foto di Eliott Gamer.

simbologia, londra e graphic design: vi presentiamo la tattoo artist @jessica__rubbish

"Avevo questo quadernetto dove scarabocchiavo di continuo, e lo davo alle persone con l’idea che qualunque disegno o scritta potesse diventare un tatuaggio."

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16 maggio 2019, 7:44am

Sulla sinistra, immagine via @Jessica__rubbish. Sulla destra, foto di Eliott Gamer.

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività. Oggi vi presentiamo @jessica__rubbish, italiana oggi basata Londra che gira un pò in tutta Europa per tatuare. Se volete una delle sue opere sulla vostra pelle, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

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Ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto terrorizzata eri da 1 a 10?
Il primo tatuaggio l'ho fatto a 19 anni. Più del dolore mi ricordo che faceva freddissimo, i miei non la presero benissimo e mi toccò fare un’estate in maniche lunghe. Se invece intendi il primo tatuaggio che ho fatto io come tatuatrice, si tratta della scritta "dada" sulla mia pancia; non vuol dire nulla, era solo per provare. È uno sgorbio perché non avevo idea di cosa stessi facendo, non avevo mai visto nessuno fare handpoke, sapevo solo che era una cosa che esisteva e che a Londra andava un botto. Avevo un amico che mi tatuava quando vivevo in Italia, si chiama Michele (@st.canz), mi piaceva osservarlo ed era anche in un certo modo il primo contatto con l’idea di tatuatore-fuori-dallo-shop. Se vogliamo underground. Mi ha fatto venire voglia di provarci.

Poi c’è da dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo la mia box-room a Shoreditch e un sacco di materiali di merda comprati su Amazon a pochissimo. I primi sono successi così, nei pomeriggi in cui mi annoiavo, poi ho avuto la fortuna di avere amici un po’ coraggiosi e un po’ a cui non fregava troppo di avere dei tatuaggi brutti addosso. Alcuni ancora li sto tatuando, ed è bellissimo vedere il progresso fatto e pensare a quanto si fossero fidati ma soprattutto in un certo modo quanto ci tenessero a sostenere questa mia idea.

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Come descriveresti il tuo stile? E come lo hai sviluppato?
Non so mai rispondere bene a questa domanda, è una cosa è successa parallelamente al tatuare stesso. Non che avessi troppi piani all'inizio, non pensavo di avere grandi doti artistiche nel senso più figurativo del termine. In un primo momento il mio stile era più legato alla limitazione tecnica del "che cosa penso potrei riuscire a riprodurre," mentre ora mi sto divertendo di più a proporre cose che mi piacciono. Ho un background grafico, più che figurativo, per cui tante volte penso a forme e decorazioni più che a soggetti.

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L’impressione che si ha osservando i tuoi tatuaggi è che l’elemento ricorrente sia una sorta di esplosione, sempre presente indipendentemente dal disegno. Qual è il suo significato?
La chiamo galassia, ma in realtà penso di averla disegnata la prima volta per rappresentare un elastico che scatta, una cosa così molto a caso. Inizialmente avevo questo quadernetto dove scarabocchiavo di continuo, e lo davo alle persone con l’idea che qualunque disegno o scritta potesse diventare un tatuaggio. Poi mi sono interessata alle varie forme che quel concetto avrebbe potuto assumere, e con il tempo diventato uno dei miei segni distintivi (se posso essere spocchiosa abbastanza da usare questo termine).

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Hai mai detto di no alle richieste dei tuoi clienti?
Tendenzialmente cerco di tatuare i miei disegni, per cui spesso dico di no. A volte le idee dei clienti sono una bomba, tipo questa persona che tatuerò a breve mi ha chiesto un qualcosa di ispirato alle sfingi di Leonor Fini. A volte sono mega bizzarre, come chi mi ha chiesto una piramide di Maslow con alla base la famiglia e al secondo livello "a heart and a cock" (e mi ha allegato uno sketch per cui sono sicura non intendesse l’animale!). Diciamo che preferisco fare meno cose, ma che siano tutte figlie mie.

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I tuoi disegni ricordano sono spesso di profili, sagome circensi e ghirigori. Da chi prendi ispirazione?
C’è tanta storia dell’arte. Depero tra i primi, con cui sono sempre stata un po’ in love. C’è Oskar Schlemmer e poi Calder, Mirò, Matisse, Picasso, Aleksandra Ekster, tante forme rubate all’architettura o ai motivi decorativi. Ci sono dei fiori ispirati dal servizio di piatti kitchissimo che ho in casa. Generalmente ho i miei periodi e mi ossessiono con qualcosa e non vedo altro per mesi, poi passo a qualcosa di nuovo e ricomincio daccapo, cercando di dargli un po’ di mio.

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Perché hai scelto di tatuare in bianco e nero?
Principalmente perché ho iniziato da cose piccole e lineari. Io stessa su di me ho solo tatuaggi neri, non mi sento a mio agio con troppo colore. Ho fatto delle cose con colori, ma non mi è piaciuto allo stesso modo. Non so se è una giustificazione pigrona, ma alla fine ho scelto di seguire questa idea anche per fare un po’ quel che mi pareva!

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Quale consiglio daresti a chi si è comprato ora la prima macchinetta e vuole iniziare a tatuare?
Non posso sinceramente parlare per chi usa una macchinetta, perché l’unica che ho comprato l’ho usata tipo tre volte sul mio fidanzato, ma tendenzialmente sta lì nel cassetto perché un po’ mi spaventa. A chi vuole iniziare, comunque, dico sempre di farlo, di osservare un po’ quello che fanno gli altri e di provare, se a te o ai tuoi amici non spiace fare le cavie, non vedo il problema. Bisogna stare attenti alle questioni d'igiene e alle malattie trasmissibili, quello sicuro, ma sono informazioni che tanti sono felici di darti e/o reperibili online facilmente.

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E invece per chi si vuole fare il primo tatuaggio che consigli hai?
Non so se è un caso o se è perché faccio handpoke, ma mi capita spesso di fare i primi tatuaggi delle persone, e mi piace molto vedere come è diverso il valore che gli dai e l’attenzione che hai al dettaglio e un po’ a tutto. Al primo tanti vanno in sbatti. Chi ne ha già qualcuno di solito si scioglie in fretta. Quelli pesantemente tatuati a volte addirittura ti chiedono cosa vuoi fare tu. Insomma, è solo questione d'abitudine.

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Quanto conta la bravura tecnica nel tuo lavoro?
Penso che oggi ci si stia concentrando un po’ più sul lato artistico e un po’ meno sulla tecnica. Io sono una perfezionista, e mi piace quando le persone pensano i miei tatuaggi siano fatti a macchinetta, ma non credo sia questo il motivo per cui le persone scelgono di venire a farsi tatuare da me. Il che spacca se ci pensi, che le persone comprino un pezzetto della tua arte perché se ne innamorano. Non tanto per essere pretenziosi, ma perché quando pensi che ce l’avranno addosso per sempre, è una sensazione incredibile.

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Il miglior studio di tatuaggi in Italia?
Il mio posto del cuore quando torno a Milano è Inksist, dentro a Macao. L’ho visto crescere dal nulla e diventare una cosa fighissima. Tra qualche giorno inizierà la loro prima residenza artistica per tatuatori, ci saranno nomi fortissimi da tutto il mondo e spero che questo dia un po’ la spinta alla Milano che non conosce ancora questo mondo.

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Perchè hai deciso di trasferirti a Londra? Pensi che sia una città che offra più stimoli a un tatuatore?
Non è che mi sia trasferita a Londra per fare questo, non lo facevo proprio, sono andata lì perché mi piaceva l’idea. Mi sono laureata in Graphic Design e un paio di settimane dopo ero lì a gelarmi il culo fuori dall’aeroporto senza un piano preciso e senza esserci mai stata prima. Poi su un piano pratico Londra ha una saturazione di studi indipendenti e di tatuatori underground pazzesca. E un ricambio di persone velocissimo. Per cui c’è un po’ l’impressione di avere sempre qualcuno che vuole le tue robe e ci gravitano artisti che fanno tantissimi stili. Penso sia positivo che a Londra, come in tante altre capitali europee e non, ci siano tanti studi privati o indipendenti, o in generale non tradizionali. Posti che hanno ospiti e resident talentuosissimi con cui confrontarsi e da cui farsi ispirare, e posti dove lavorare nel momento in cui questo diventa un lavoro e non solo una roba che fai a caso su amici e conoscenti.

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Consideri il mondo del tatuaggio un ambiente prevalentemente maschilista oppure pensi che le cose man mano stiano cambiando?
Questo è un discorso lungo e complesso: sicuramente c’è ancora un rimasuglio di una shop culture tradizionalmente maschia, e a volte un po’ maschilista. Questo non vuol dire che tutti gli shop tradizionali siano così, not-all-shops LOL, ma credo che la fotta underground sia un po’ esplosa dalla mancanza di rappresentazione artistica, di diversità e di possibilità. C’è tutto il discorso degli stili “ignoranti”, tutta la roba alternativa, che non sempre vengono capiti e vengono visti male, o come meno validi. C’è il fatto che se sei una donna o una persona queer magari non è il massimo lavorare in alcuni posti per una serie di dinamiche che purtroppo non sono nemmeno specifiche degli shop ma sociali.

C’è tutta la questione degli apprenticeship, per cui stai per un tot a guardare il tuo mentore lavorare, tu intanto disegni, pulisci e varie cose del genere, spesso tatuando poco o nulla, e non vieni pagato. Io sono contraria al lavoro non pagato perché è elitista. Alcuni posti sono ancora fortemente legati a questo, ma penso che ci sia una forte spinta contraria che sta controbilanciando il tutto: nata negli studi nuovi e nella scena underground, dove c’è una rappresentazione più varia e in generale è più accessibile a tutti, ma sta piano piano colpendo anche i posti di cui sopra. Se penso allo studio dove sto lavorando ora, conto più donne che uomini, ma poi penso la questione non sia fare le quote rosa dei tatuaggi, ma quanto gli spazi e le persone si adattino a una visione più aperta e moderna del tutto.

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Fotografia di Eliott Gamer

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Crediti


Intervista di Giorgia Imbrenda
Tutte le immagini di tatuaggi via @Jessica__rubbish. Ritratti di Eliott Gamer