il mezzo più veloce per fare il giro del mondo

Incontriamo i fondatori della rivista indipendente Cartography e parliamo di sciamane russe, orsi selvatici e gli Hadzabe della Tanzania che non conoscono la loro età.

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ott 20 2016, 11:05pm

Ci sono tanti motivi per scegliere un itinerario, reale o immaginario, ognuno ha un suo viaggio preferito o un luogo avventuroso da sognare mentre ci si trova invischiati nella routine monocroma quotidiana. Con la nascita di Cartography nuova guida semestrale di viaggi, specializzata in itinerari globali, il giro del mondo non sembra più un'utopia verniana. Ogni numero presenta diverse destinazioni con foto, testi, mappe e itinerari più o meno alternativi, reali o fantastici. Abbiamo intervistato i due fondatori Paola Corini e Luca De Santis e ci siamo fatti raccontare come e' nato il loro progetto editoriale indipendente.

Foto Bea De Giacomo

Da dove nasce la vostra passione per il viaggio?
Paola: Mia nonna ha visto il mare solo una volta, la laguna veneta o forse neanche quella, mia madre non ha mai preso un aereo. Revenge. In viaggio poi sono la versione più ironica, volitiva, impavida e hippie di me e questo mi piace.
Luca: Sono sempre stato curioso, affascinato dalla diversità, dal melting pot, dalla stratificazione, dal sentire storie altrui e negli ultimi anni ho sviluppato una passione per l'antropologia. Consultare una mappa del mondo mi consente di averlo a portata di mano, come dice Jerry Bratton in "La storia del mondo in dodici mappe".

Cosa volete comunicare con Cartography?
(In coro) C'è ancora del bello nelle persone e nei luoghi da raccontare.

In base a che criterio scegliete una destinazione?
A volte fissiamo l'Atlante per ore, poi controlliamo i voli, i collegamenti, le stagioni. Più spesso facciamo amicizia con un viaggiatore seriale, un esploratore vero, che ci dice il posto giusto dove andare dopo. Le Solomon Islands per i popoli primitivi, le campagne del Madagascar per la seconda sepoltura, l'Amazzonia sempre, l'Antartide a patto di passare dalla South Georgia, l'ultimo ristorante in California scovato da Jonathan Gold.

Il vostro viaggio più avventuroso?
Il Russian Far East, la Russia più lontana dalla Russia. La città di Providenija colorata da un bambino, il canto di gola delle donne Inuit in Chukotka, la sciamana che ti battezza prima di entrare nel suo villaggio. E poi giù a sud lungo le rive della Kamchatka (sì, quella che tutti vogliono al Risiko) nel selvaggio, orsi selvatici, salmoni selvaggi, incontrare allevatori di renne che camminano e dormono nella natura settimane con la loro mandria per portarla a bere acqua salata. In Russia ci siamo arrivati dal mare, da Nome, Alaska, navigando la notte oltre il Mar di Bering, ovvero dall'America all'Asia. Con noi un geologo, un antropologo, un naturalista, un birder, una storica, un'esperta di cambiamento climatico, un esploratore e marinaio di origini russe.

Il viaggio perfetto è quello spiazzante?
P: Sono una persona che tende al perfezionismo e all'iper-programmazione e non so se avrò mai la saggezza di trovare perfetto ciò che è imprevisto - che nella maggior parte dei casi per me è una grana. Ho anche una sensibilità per i posti-fregatura e i viaggi-fregatura e i paesi-fregatura o forse è solo la profezia che si autoverifica.
L: Leggete la risposta di Paola, ecco, l'opposto esatto.

Che musica ascoltate quando siete in viaggio?
In ordine sparso, Edward Sharpe & The Magnetic Zeros, Devendra Banhart, Mykki Blanco, Kindness, Phosphorescent, Willy Mason, Fleet Foxes, Nick Cave, Grizzly Bear, Micah P. Hinson, Damien Jurado, M. Ward, Bon Iver, U.S. Girls, Kodlam. Tornando indietro nel tempo, David Bowie, Sam Cooke, Patsy Cline, Del Shannon, Simon & Garfunkel, Dion, Johnny Cash, Little Eva, Chris Montez, The Isley Brothers, The Animals, Connie Francis, Otis Redding, Buffalo Springfield. E se Paola è distratta con il suo iPhone a cercare dove mangiare ci scappa anche il braccio fuori dal finestrino e il tocco vintage e raffinato dei The Notorious B.I.G.

E mentre scriviamo l'intervista ascoltiamo Mungo Jerry.

Che impatto ha avuto sulla nostra generazione l'idealizzazione del viaggio "turistico"?
Ci ha portato a chiamare lusso il fatto di viaggiare fuori stagione e fuori dalle rotte turistiche, anche se molti restano "affascinati" dal turismo di massa.

Vi capita mai di pensare a un futuro in cui potrebbe essere impossibile viaggiare?
P: Da quando ho letto questa domanda, continuo a provare a immaginarlo, ma non mi riesce proprio.
L: In Tanzania abbiamo incontrato un popolo di cacciatori-raccoglitori, gli Hadzabe, vivono nella valle del lago Eyasi e sulle colline circostanti da migliaia di anni. Credono che il loro dio Haine, assieme a Ishoko il sole e alla luna Seeta provvederà a loro. Vivono in armonia con la terra, si cibano soltanto dei suoi prodotti e si curano soltanto con le piante. Non hanno mai sofferto carestie e non conoscono la loro età. La mattina gli uomini cacciano, le donne raccolgono tuberi e frutti, tutto si divide in egual misura, non esiste prevaricazione o nessuna forma di potere. Quando tornano, realizzano archi e frecce, passano il loro tempo a riposare, a fumare una pipa di pietra e a raccontare storie attorno al falò. Be', come alternativa non sarebbe male.

bycartography.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Luca De Santis, Cartography