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una stanza per l'arte femminile

Grazie alla Collezione Maramotti e a Max Mara in collaborazione con Whitechapel Gallery, è nato il Premio dedicato esclusivamente alle artiste donne, che non considera la famiglia un ostacolo alla carriera e che permette all'arte femminile di...

di Eloisa Reverie Vezzosi
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06 ottobre 2015, 12:50pm

"Se ha intenzione di scrivere romanzi, una donna deve possedere denaro e una stanza tutta per sé" diceva la nostra amata Virginia Woolf. E per diventare un'artista di che cosa ha bisogno oggi una donna?
Per conoscere la risposta e la realtà volta al femminile dell'arte contemporanea abbiamo seguito il Max Mara Art Prize for Women, premio biennale organizzato da Max Mara, Collezione Maramotti e in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra. L'obbiettivo è quello di promuovere e sostenere giovani artiste donne residenti nel Regno Unito. Il risultato? Una scossa in un mondo dominato dalla presenza maschile (e non lo dico solo perché sono una donna).

La Collezione Maramotti è per definizione una fucina di cultura e idee. Nata nella sede storica della casa di moda a Reggio Emilia, apre le sue porte quotidianamente e gratuitamente al pubblico secondo il volere di Achille Maramotti. Tra Lucio Fontana, Mario Merz e la lunga serie di importanti opere della collezione, lo scorso fine settimana le luminose e meravigliose sale hanno ospitato tre importanti eventi artistici: una nuova esposizione dal titolo "Industriale Immaginario" con le recenti acquisizioni, la personale "Silent Sticks", dedicata all'opera di Corin Sworn, vincitrice della quinta edizione del Max Mara Art Prize for Women, e la presentazione ufficiale delle cinque finaliste della sesta edizione. L'abbondanza solitamente non è sinonimo di qualità ma in questo caso diventa esempio di eccellenza.

Kaarina Kaikkonen, From Generation to Generation (2001)

A spiegarci il Max Mara Art Prize for Women è stata Iwona Blazwick, curatrice del premio e direttrice della Whitechapel Gallery. "Questo è il nostro decimo anno di partnership con Max Mara per l'Art Prize for Women. Penso che sia un premio pionieristico rispetto al quale il mondo della musica, del cinema, dell'architettura non è ancora di pari passo. In questi settori non c'è ancora parità per le donne mentre sostengo che nel mondo dell'arte le cose non stiano affatto così. Il Premio è ricerca, sostegno per le donne artiste ma anche e soprattutto riguarda tre cose fondamentali, prima fra tutte l'Italia. Quando abbiamo iniziato dieci anni fa a parlare del progetto, Luigi Maramotti è partito dall'idea dei Grand Tour e a quando i giovani inglesi raggiungevano l'Italia per scoprire l'arte, l'antichità e le sue bellezze. Allora perché non fare un Grand Tour nell'Italia moderna?
Come seconda cosa, l'Art Prize riguarda i sei mesi che la vincitrice passerà in Italia per realizzare il progetto precedentemente presentato. Solitamente per le donne la famiglia rappresenta un grande ostacolo. Nel veloce mondo di oggi un figlio spesso può bloccarti la carriera. Questo premio oltre a donare tempo, spazio e possibilità di creare un'opera d'arte, permette alle artiste di portare con sé la propria famiglia. Non è una questione di giovinezza ma si richiede conoscenza. Infine, come terza cosa, anche se ufficialmente la vincitrice è unica, la giuria del premio, rinnovata ogni edizione, è composta da quattro membri: una gallerista, una giornalista e/o critica, un'artista e una collezionista. Ogni finalista ha così la possibilità di confrontarsi con i maggiori esponenti del campo dell'arte e di far conoscere il proprio lavoro. Solo dopo un lungo dibattito, viene selezionata l'artista vincitrice e la sua opera finale verrà acquisita e messa in mostra alla Collezione Maramotti. È un processo lungo che dura due anni."
E se le chiedo che consiglio dare alle donne per emergere dal dominio maschile, Iwona mi risponde affermando che il problema è soprattutto politico. "Se pensiamo all'Europa infatti l'unico punto di riferimento di sesso maschile è Angela Merkel, e negli altri Paesi? Il fatto è che noi abbiamo una marcia in più: un bellissimo senso estetico. La nostra visione è sicuramente il nostro punto di forza. Se mi chiedi se la bellezza ci salverà? Assolutamente sì. Bisogna solo lottare per prendere il mondo nelle nostre mani. Dobbiamo creare i nostri magazine, le nostre realtà. Non sto parlando di 'separatismo' ma di continuare ad abbracciare il mondo facendo vedere il nostro punto di vista sulle cose. Tutto quello che c'è intorno a noi riflette la società." E noi non siamo nello specchio, ho aggiunto io.

Corin Sworn, Siletn Sticks

Se pensiamo all'Italia e alla sua storia, siamo soliti fermarci ai severissimi limiti imposti alle donne. Ma se facciamo riferimento al periodo aureo dell'arte rinascimentale, possiamo ben ricrederci considerando non soltanto l'influenza delle donne di lettere, soprattutto, nonché delle "performer" della Commedia dell'Arte, unica realtà che permetteva loro di esibirsi (pur se sempre in numero inferiore rispetto agli uomini, che impersonavano anche ruoli femminili). Proprio questo è il mondo che ha ispirato Corin Sworn, vincitrice della quinta edizione, felicemente madre e felicemente artista. "Ma la Commedia dell'Arte resta solo una porta d'ingresso - afferma l'artista - da lì sono partita e poi allontanata. Mi sono rifatta al Cinquecento ma non ho voluto ricrearlo. È stato l'inizio della mia storia, poiché io non trovo nessun'atra definizione per me che di storyteller. La mia arte è narrazione fatta per suscitare curiosità. A Venezia ho deciso 'niente maschere'."

Chi è la "madre" della tua arte?
Non penso di avere una madre in particolare. Ritengo che gli artisti si dividano tra quelli che vedono le opere che avrebbero voluto realizzare loro e quelli che invece sostengono che non avrebbero mai potuto farle. Non seguo i passi degli altri, non penso sia necessario."

Dell'incontro con Max Mara hai affermato che non hai resistito quando, nel realizzare la tua istallazione, hanno voluto aiutarti a creare la parte degli abiti. Hai detto che è stato magico e che sei profondamente ammaliata dall'idea che la moda permetta alle persone di poter cambiare forma senza appropriarsi necessariamente di un'immagine definitiva. Secondo te qual è in generale il rapporto tra moda e arte?
Sono due realtà molto diverse che funzionano in modo diverso e che procedono in modo diverso ma se in questo percorso lavorano insieme e trovano il giusto equilibrio e la giusta equazione allora può nascere qualcosa di meraviglioso.

Cosa ti ha affascinato di più dell'Italia?
Sei mesi per capirla sono veramente pochi. Sono arrivata qua affamata di curiosità. Sono rimasta colpita dall'incredibile senso del design ma soprattutto mi ha affascinato una sensazione/ "un qualcosa" veramente difficile da spiegare. Ero a Roma, in una piazza e stavo tranquilla al bar a prendere un caffè. Si percepiva un'energia forte in un tempo brevissimo: si era creata un'armonia particolare che non avevo mai provato. Era così diverso dalla solita sequenza di eventi organizzati su cui si basa la vita ad esempio in Inghilterra. Questo mi ha sopreso, sembrava molto logico anche se assolutamente sensibile e non troppo intellettuale.

Che consiglio daresti alle altre donne artiste che desiderano emergere e ritagliarsi "la propria stanza"?
Ciò che mi interessa quando lavoro a un'opera è mantenere attivo il mio senso di desiderio, a volte può essere solo mentale, altre sessuale, altre ancora affettivo, o semplicemente riguardare qualcosa che mi piace particolarmente. Quando inizi a crescere come donna ti trovi davanti a tanti compromessi e negoziazioni ma per creare le TUE opere devi riuscire a fare un passo indietro così da realizzare con determinazione e forza solo quello che ti rappresenta.

Alle cinque finaliste ho voluto rivolgere le stesse domande per vedere cosa avessero da dire, conoscere cosa si aspettassero dall'Italia e che consiglio vorrebbero dare alle giovani donne per sopravvivere nel mondo dell'arte. 

"Mi sono sempre concentrata sui colori e sui disegni. Dell'Italia - afferma Phoebe Unwin - desidero conoscere meglio non solo gli spazi urbani ma anche quelli naturali. Il mio lavoro non è ricerca, è colore come unico soggetto. Voglio scoprire la storia italiana e la vita contemporanea, il design, la vita artistica... Non ho un consiglio solo per le giovani donne artiste ma per tutti i giovani artisti: dovete lavorare sodo e costantemente per affermare la vostra voce, per dare forma alla propria voce visiva. E non vale nemmeno solo per il mondo dell'arte."

"Mi incuriosisce l'unicità di questo Paese - afferma Ruth Ewan - legata all'unicità dell'opportunità che ci viene data. Questa esperienza è significativa proprio perché si svolge in Italia non potrebbe succedere in nessun altro luogo. In Europa l'arte è ancora profondamente legata alla dominazione maschile. Io ero contraria a tutti quegli obblighi che mi venivano dati dai miei tutor durante i miei anni alla Scuola d'arte, e queste mie posizioni mi hanno aiutata a formarmi. È importante non fare quello che vogliono gli altri e non fermarsi a quello che ti viene chiesto dall'esterno."

"Per me è stimolante il fatto di trovarsi immersi in una cultura che non è la propria. A mio avviso - continua Ana Génoves - occupare una posizione fuori dalla propria vita normale è fonte di grande ispirazione, ti permette di vedere le cose da un punto di vista diverso. L'Italia per me è come un castello abbandonato da scoprire: sento questo paese come molto familiare ma allo stesso tempo profondamente lontano. Consiglio alle giovani di essere perseveranti. Penso che se ti viene detto di non essere bravo in qualcosa, non sia vero che tu non possa riuscire a farlo lo stesso. Ci sono modi diversi di lavorare alle stesse cose."

"La mia vita è frenetica e spesso fuori controllo - dice sorridendo Emma Hart - almeno per quanto mi riguarda! Il fatto di ritagliarsi del tempo in un luogo lontano per concentrarsi esclusivamente su un'unica cosa, è una situazione molto strana. Non sono mai stata in Italia prima d'ora, è un posto fantastico fatto di storia e storie da scoprire. Di questo Paese mi ammalia la frattura che esiste e il fatto che c'è tanto di tante cose. Consiglio di cambiare le cose! Se a scuola ti viene data una lista di artisti e sono tutti uomini, una lista di registi e sono tutti uomini, allora devi buttarla e allontanarti da questi obblighi. È la stessa cosa che succede nel mondo pratico dell'arte: soprattutto i curatori, i direttori, i galleristi sono loro che dovrebbero fare di più per dare spazio alle donne e per diffondere l'arte femminile."

"Per me - rivela Tania Kovats - è la prima volta qui e la sfrutterò al massimo per impare che cosa sia l'Italia. Per me il premio sta nel tempo. Nuovi posti, luoghi, lingua, politica... In Italia puoi sentire veramente la collisione tra passato e presente. Alle donne (anche artiste) dico: non siate spaventate di lottare per la qualità in tutte le aree della vostra vita! Il mondo dell'arte, come ogni settore, è dominato dal guadagno ma non bisogna cadere in questo gioco che potrebbe sminuire il valore delle nostre cose. Quindi lottate, lottate, lottate!"

E cosa ne pensate della relazione tra il mondo dell'arte e quello della moda? 
"Sono entrambe aree guidate dalla creatività. In Inghilterra - inizia a parlare Tania ma proseguono quasi all'unisono e annuendo le une alle altre - basta fare riferimento a Viviene Westwood o Alexander McQueen: loro sì che sono personaggi che celebrano l'arte! L'arte e la moda vengono dallo stesso mondo, hanno la stessa energia, la stessa tendenza alla perfezione, alla ricerca di qualcosa di nuovo che rompa le barriere. Sono forme di comunicazione e di espressione, attraverso l'abito dici chi sei o chi vorresti essere. Come la storia dell'arte anche la moda ricicla tendenze, ispirazioni. Ad alti livelli è colpita però dall'odio che si può creare tra fazioni e gruppi particolari ma queste diventano questioni di soldi e a noi non interessa." 

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi

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