la nuova scena fiorentina raccontata dai giovani creativi della città

Firenze non è rimasta ferma al Rinascimento. Tra designer freschi del Polimoda, band sperimentali, artisti pop e vita notturna, c’è tutta una scena da scoprire.

di Francesca Milano
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24 gennaio 2017, 10:55am

Giorgia e Filippo, The Manitoba

Cosa fate nella vita? Studiamo, suoniamo e lavoriamo, però crescendo speriamo di fare solo musica, tra l'altro non solo come musicisti, ma anche come addetti al settore. Infatti, gestiamo non solo i nostri concerti ma anche quelli di altre band che ci piacciono e stiamo aprendo una piccola agenzia di booking, InFlames Management. È ancora in fase di costruzione, però abbiamo già trovato alcune date per le band che seguiamo e speriamo, nel prossimo anno, di crescere sempre di più. Suonare però resta quello che ci piace di più. Perché Firenze? Giorgia: Firenze è la nostra base artistica. Abbiamo qui il nostro produttore, Samuele Cangi, quindi per registrare l'EP abbiamo chiaramente lavorato qui. Anche le band che gestiamo sono di Firenze. Filippo: È la città in cui ci siamo incontrati, in cui abbiamo cominciato a suonare, in cui io sono cresciuto artisticamente e in cui poi ho fatto crescere lei, perché prima suonavo in un altro gruppo, i Cento, e c'era questa scena molto attiva, con gli Hacienda, con i Rent. La nostra prima città italiana è Firenze. Magari per il business Milano offre un pizzico qualcosa in più, però Firenze resta la nostra casa di creatività e il luogo in cui facciamo le prove e le produzioni di album ed EP. Com'è la scena creativa a Firenze? Ricchissima. Ci sono tante piccole cose da scoprire. Essendo una realtà più piccola Firenze è indipendente dalle ondate di moda da cui Milano è attraversata, la gente fa quello che si sente di fare, è meno influenzata. Milano poi è più attiva da un punto di vista di cantautorato italiano, stile che a noi non piace molto, mentre a Firenze ci sono un sacco di band più in linea con il nostro gusto musicale. Quali sono le realtà locali più interessanti? I Nothing for Breakfast suonano con uno stile devastante. Poi ci sono gli Elius Inferno & The Magic Octagram, una band che spacca dal vivo, rock'n'roll, i Go!Zilla, che sono di Firenze ma girano tutto il mondo. C'è Luca Landi con le serate firmate Annibale, una realtà bellissima che porta alla NOF e al Blob anche tante band che vengono da fuori. È grazie a queste piccole realtà, ai concerti di 50-60 persone dove però tutte ascoltano, che si crea qualcosa di bello, con risultati modesti ma veri. Dove trovate ispirazione? Filippo: Tender e NOF sono i miei locali del cuore. Anche il Combo. Sono affezionato a tutti i locali, perché in 10 anni di carriera con i Cento suonavamo dappertutto. Giorgia: Anche il Jazz Club è un posto figo perché è sempre aperto, a qualsiasi ora, e ci suonano super musicisti che fanno jam sessions. Per un creativo è un buon momento per restare in Italia e rivalutare il nostro panorama artistico? Puntiamo molto sulla scena italiana e sarebbe bello portare qualcosa di diverso. È difficile, però ci vogliamo provare assolutamente. Come in tutte le cose, anche sulla scena musicale gli Italiani si lamentano un po' troppo e, al contrario che all'estero, qui si è pigri verso la scoperta della musica, però realtà interessanti ci sono. E quindi l'Italia in realtà è un posto ottimo per fare musica. Se non siamo più avanti dell'Inghilterra e dell'America, siamo sicuramente allo stesso livello di Francia e Germania, perché come loro abbiamo un sacco di cose underground e senza una struttura dietro, ma un sacco di band da scoprire. In Italia le strutture migliori puntano solo sul cantautorato, quando dovrebbero puntare anche sul garage rock, sull'elettronica rock. Ecco l'errore dell'Italia. Noi non abbiamo niente da invidiare a nessuno, solo che poi ci sciupiamo sul finale. Abbiamo tutto, ma non lo valorizziamo mai del tutto.

The Manitoba

Holly Demetra Heuser

Cosa fai nella vita? "I send emails and manifest things" per citare Shaltmira. Il termine "artista" va un po' lasciato stare. Creo cose visive e vendo i miei svarioni pop per coltivare la vita che voglio. Perché Firenze? 50% delle mie radici sono fiorentine. Dopo gli studi d'arte tra Bologna e Hong Kong sono tornata nella culla del Rinascimento. So che è la responsabilità mia e dei miei coetanei salvaguardare il patrimonio culturale, sociale e artistico, antico e contemporaneo, di Firenze, quindi sto qui volentieri, ad assorbire le lezioni centenarie di Brunelleschi e Vasari e a mescolarle con la no-school dell'internet generation. Il clima globale è attualmente così distruttivo e in bilico verso la merda che in questo momento è più importante che mai guardare alla storia quando si pensa al nostro futuro personale e collettivo. Com'è la scena creativa a Firenze? La scena creativa a Firenze è ricchissima. Ogni stagione vengono fuori situazioni nuove, diverse, divertenti e produttive. Si vede che il DNA culturale di Firenze è pieno di BELLEZZA da quanti artisti popolano i vari quartieri della città. Negli ultimi anni la scena è solo migliorata: aprono sempre più spazi per l'arte, sia istituzionali che antagonisti; ma anche per la musica, la danza, il cibo, i libri. A Firenze, ogni singola settimana c'è un ricco buffet di mostre, eventi, concerti, dal techno bunker al corridoio Vasariano. E per quanto riguarda il tuo settore? L'arte pop ha un rapporto strano con Firenze, dovuto secondo me al bagaglio storico della città. È difficile che opere di artisti contemporanei riescano a raggiungere il livello estatico di una deposizione del Pontormo o una cupola del Brunelleschi. Ciò nonostante, l'incontro tra arte ultra moderna, ad esempio Ai Wei Wei, con la storia locale, crea sempre un culture clash delizioso, stimolante e necessario. Impariamo ogni giorno di più a far interagire la nostra storia con quello che succede nel mondo dell'arte globale. Realtà locali interessanti? Di gallerie ce ne sono tante, e ci sono tante persone e sponsor che investono sull'arte, ma per me i posti più interessanti del centro di Firenze sono i posti autogestiti, gli spazi comuni, come La Polveriera. Le attività in questi posti sono portate avanti solo dalla voglia e l'energia di chi ci investe tempo e impegno, da chi vuole organizzare da sé la propria vita privata e collettiva. Si trova una mescolanza rara e ricca in questi posti, dal local lavoratore che porta avanti la radio autogestita al marocchino comunista. Questa è la Firenze che voglio. Dove trovi ispirazione? Sotto al Duomo, di notte, ascoltando la techno in cuffia. Progetti per il futuro? Fare arte allegra, fare onore a Pippo Brunelleschi. Lavorare all'interno del mondo dell'arte con la coscienza che l'intero sistema economico intorno alla vendita d'arte sta cambiando radicalmente, e il sistema curatore-galleria-compratore, dopo decine di decenni di primato, non è più l'unica soluzione realistica, nel 2016, per chi vuole fare dell'arte il proprio lavoro. Quindi sta a noi inventare e implementare modi per monetizzare in modo onesto quello che facciamo con le mani. Per un creativo è un buon momento per restare in Italia e rivalutare il nostro panorama artistico? La scena creativa in Italia è strapiena di potenziale e sono sicura che nei prossimi anni verrano fuori delle cose bellissime. Se ci crediamo, possiamo spaccare tutto. Per me, è un buon momento per rimanere in Italia. Il nostro bagaglio, e perché no anche il nostro stile, è unico al mondo. Sta a noi creare un ambiente sociale e politico dove l'arte può affiorare con tutto il suo potenziale e joie-de-vivre.

@hollyheuser

Alice Bisi, Birthh

Cosa fai nella vita? Scrivo canzoni e cucino (e mangio). Perché Firenze? Sono nata a FIrenze, mi sono poi spostata in provincia di Prato ma ultimamente passo gran parte della mia vita su un furgone, mi sento un po' nomade ma mi va bene così. Com'è la scena creativa a Firenze? Ammetto di non averne idea, non la frequento più di tanto e purtroppo non c'è niente che mi sia saltato all'occhio. E per quanto riguarda esclusivamente il tuo settore? Specialmente nel mio settore, però questo non vuol dire che non ci siano proposte valide e interessanti! Dove trovi ispirazione? Non ne ho uno in particolare, ogni canzone ha un piccolo mondo a sé. Quali sono le realtà locali più interessanti? Quando ero al liceo mi piaceva andare all'Institut Français de Florence, è un luogo magico secondo me, ci sono molte stanze meravigliose e in più si possono guardare pièce e film in lingua originale.Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Sono proiettata verso nuove cose da fare, non voglio fermarmi e facendo cose si cresce, ci si arricchisce. A livello musicale sto scrivendo e ho già in mente dove vorrei arrivare con il secondo disco. Per un creativo è un buon momento per restare in Italia e rivalutare il nostro panorama artistico? Ultimamente sento qualcosa di positivo, in particolare nell' ambiente musicale (quello che frequento di più). Credo che l'Italia abbia molte cose buone da dare e spero che questo fenomeno si sviluppi ancora e dia vita a qualcosa di mai sentito.

Guglielmo e Dario, Riva

Cosa fate nella vita? Guglielmo: Io mi occupo di arte interattiva e in generale di design della comunicazione. Dario: Io invece faccio PR, organizzo eventi musicali e sono un conduttore radiofonico. Come nasce RIVA? RIVA nasce nell'estate 2015 come un progetto artistico in primis musicale e rilevante anche da un punto di vista visivo. I brani sono stati inizialmente composti da noi due (Gugliemo e Dario) poi sono arrivati Alessandro, Giacomo e Theo a comporre definitivamente la formazione che, cosa importante, questo disco lo suona dal vivo. Stretto un sodalizio col produttore Marco Olivi, abbiamo passato con lui le nostre vacanze chiusi in uno studio di Milano a registrare il disco. Prima di fare musica fisicamente ci siamo immaginati quello che doveva raccontare la musica di RIVA: siamo due che lavorano sempre, anche d'estate, quindi in maniera un po' infantile ci sognavamo il mare stando in città, questo è il mood di RIVA. La musica è il tramite di evasione dalla realtà circostante che dà forma ad un nuovo spazio libero da preoccupazioni e ansie. Pensiamo che ciò si senta nella nostra musica che sebbene cerchi di essere "presa bene" dimostri una certa vena melanconica. In un gioco di contrasti ha un sapore di fine estate, sebbene i testi non ne parlino; idem a livello più prettamente musicale dove le sezioni ritmiche piuttosto quadrate si alternano continuamente ad arrangiamenti estremamente cristallini, puliti e riverberati. L'idea è un po' quella di far incontrare J Dilla con i Beach Boys, in un formato pop. Com'è la scena creativa a Firenze? Al momento, per come è organizzata e per come genera ricchezza, Firenze non prevede un mercato che ruoti attorno alle espressioni artistiche. C'è tantissimo materiale umano valido come, ad esempio, una pletora di DJ che vive in una realtà molto disconnessa ma che potrebbe stare in tutti i club europei. A Firenze ci sarebbe una scena, ma non ci sono i presupposti affinché questa si sviluppi. C'era una scena underground che è diventata ancora più sotterranea. Non si genera nuova cultura ma ci si appoggia ad una cultura pre-esistente che viene svenduta a basso prezzo, creando fra l'altro un grosso rischio di inaridimento. Realtà locali interessanti? Machine Funk, jam di musica elettronica nei sottopassaggi e negli spazi occupati come all'Indiano Occupato dove vengono proposte cose interessanti. La Polveriera. Il programma radio Intro-spettiva. Biga, che conosce qualsiasi latitudine musicale e le suona attraverso i suoi dischi in vinile. Poi Clèmence Chatel, l'illustratrice francese che, con solo una lista di parole e la versione demo dell'album, è riuscita a dare forma all'immaginario RIVA, e Toco, musicista brasiliano che ci ha presentati al nostro produttore. Dove trovate ispirazione? Per noi l'ispirazione è interiore, dovuta ad un forte stato di alienazione combinato alla musica che ascoltiamo. Progetti per il futuro? Ci stiamo spostando a Milano dove abbiamo la produzione del disco, nel mentre lavoriamo alla stesura del prossimo album così che quando nella primavera 2017 uscirà il primo saremo già pronti con il secondo. Inizieremo a suonare tanto dal vivo e poi RIVA si sposterà all'estero. Pensate che per un creativo sia un buon momento per restare in Italia e rivalutare il nostro panorama artistico? Essenzialmente qui mancano strutture di supporto. Il peso della produzione di un disco sta tutto sulle spalle di chi suona. Noi grazie alle nostre esperienze professionali al momento riusciamo a farci anche da promo, da ufficio stampa eccetera, ma tutto questo generalmente ricade sui musicisti che dovrebbero pensare quasi unicamente a suonare.

@rivaband

Vittoria Buraschi

Cosa fai nella vita? Faccio la designer, ma mi interesso anche a tutto ciò che è artistico e manuale, disegno, taglio e cucito, pittura. Dopo il diploma in Fashion Design al Polimoda ho fatto uno stage a Londra, da J.W. Anderson. Facevo più che altro taglio e cucito, ma anche drappeggio creativo. Cosa ti ha spinto a scegliere Firenze? L'università, però in primo luogo il posto, la Toscana. Firenze la conoscevo già e mi era sempre piaciuta. Era un po' un luogo dove crescere e diventare la persona che avrei voluto diventare. A Torino, dove sono nata, non c'era modo di sfogare questa creatività. A Firenze c'è stato. Com'è la scena creativa a Firenze? È sempre stata molto altalenante. Ci sono stati dei periodi in cui tutti erano dei creativi, tutti lavoravano insieme, e dei periodi in cui è un po' più difficile collaborare, trovarsi o vedere qualcosa di creativo. Diciamo che spero che si riprenda presto perché ora come ora è un po' più piatta rispetto a come l'ho conosciuta pochi anni fa. E per quanto riguarda il tuo settore? Non c'è molto in ballo. Io adesso inizierò a lavorare come designer in un piccolo studio fondato da un'amica del Polimoda che si chiamerà The Packing Man, tutto basato sull'art&craft, sull'artigianalità, a cui Firenze è molto legata. Per la prima collezione avremo un sacco di tessuti batik, ikat, molto tradizionali, e sarà legata anche allo sportswear, ma in chiave molto classica. In realtà Firenze e la provincia avrebbero tantissime risorse, solo che non c'è nessuno che le sfrutti a pieno. C'è sempre tanta volontà di fare cose, mettere su progetti, ma alla fine non c'è mai una realizzazione compiuta. Noi vogliamo provarci. Dove trovi ispirazione? Mi piace camminare per Santo Spirito e per San Frediano, mentre faccio delle commissioni qua e là. Mentre cammino mi piace godermi la città, le vie, le piazze, le persone. Realtà locali interessanti? Mi piace tanto andare a comprarmi i giornali da Björk. Ero una fan sfegatata di Artwords Bookshop e per me Bjork è l'unico che ci capisca. Un'altra cosa nuova, molto interessante, che sto scoprendo sono i salotti degli inglesi. C'è una cricca di pittori inglesi che si ritrovano e fanno festini grandiosi nei loro salotti, nelle loro case a Santo Spirito. Ci sono stata un paio di volte. Fa molto "fuga-Firenze", molto ottocentesco. Come quando i nobili facevano il Grand Tour, esattamente così, non è cambiato nulla! Progetti per il futuro? Mipiacerebbe trovare un lavoro che mi piaccia veramente tanto, avere un ruolo che mi emoziona, e condividere le mie idee con qualcuno che la pensa come me. Vorrei tanto tornare da J.W. e avere un ruolo prettamente creativo. Il mio dream job è quello. Per un creativo è un buon momento per restare in Italia e rivalutare il nostro panorama artistico? Mi piacerebbe pensare di sì, ma non è ancora un buon momento per un creativo indipendente. Mi piacerebbe restare qui per lo stile di vita e il modo di prendere le cose con più calma, per le persone che ti guardano negli occhi quando cammini per strada… A Firenze poi abbiamo un patrimonio culturale assurdo di cui non ci rendiamo conto, che all'estero vale tanto ma che noi non sappiamo valorizzare.

@nike.buraschi

Crediti


Testo Francesca Milano
Foto Veronica Alessi

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