per laure prouvost l'era post-internet è da gustare con tutti i 5 sensi

Abbiamo incontrato l'artista francese vincitrice del Turner Prize in occasione dell'opening della sua nuova mostra all'Hangar Bicocca, e abbiamo parlato di consumismo visivo, nonne immaginarie e sensualità.

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26 ottobre 2016, 11:35am

Chi di noi non ha mai avuto un momento proustiano? Quel suono, quel sapore, quello sguardo che ci riporta alla mente un ricordo che pensavamo di aver sepolto per sempre nella memoria. Dimenticate però la madeleine de Alla Ricerca del Tempo Perduto: alla tavola dell'artista francese Laure Prouvost c'è del the immaginario servito in tazze di ceramica nel soggiorno dei nonni dell'artista, dei frutti di bosco succosi, le note della hit anni '80 Sweet Dreams degli Eurythmics, il gemito di una voce seducente. È tutto parte della sua ultima mostra, GDM - Grand Dad's Visitor Center, che riunisce negli spazi dell'Hangar Bicocca alcune delle sue opere più illustri, da Wantee, che racconta con un video stravagante la scomparsa del nonno immaginario dell'artista, ora disperso in un tunnel concettuale tra il suo studio e l'Africa, a Karaoke, un'installazione in onore della nonna di Prouvost che permette allo spettatore di cantare munito di microfono, fino ad arrivare all'installazione multimediale The Wanderer, il video Grand dad where are you e molte altre opere che hanno valso all'artista premi come il Turner Prize e il Max Mara Art Prize for Women nel 2013.
La mostra, tra video, sculture, found objects e associazioni visive e sonore, è un'opera d'arte totale che gioca con i concetti di finzione e realtà, mettendo in discussione l'idea di spettatore, artista e mostra stessa. Prouvost ci invita ad assaporarne il contenuto, ad arricchire la nostra immaginazione diventando parte integrante dello spazio, praticando non più l'arte come arte ma, per dirlo con le parole di Susan Sontag in riferimento alla fotografia, "un rito sociale, una difesa contro l'ansia, e uno strumento di potere."

i-D ha incontrato l'artista in occasione dell'opening della mostra per parlare della realtà del mondo digitale, di fisicità e dell'essere un'artista donna.

Vagavo per la mostra e la cosa che mi ha colpita di più è l'installazione Karaoke; perché hai scelto di inserire solo Sweet Dreams degli Eurythmics?
Oh non l'ho scelta io, l'ha scelta mia nonna, lei la adora! Ho creato questa installazione apposta per lei perché sai, mio nonno al momento è disperso in un tunnel concettuale e lei ha provato ad andare a recuperarlo, purtroppo però è rimasta incastrata all'entrata del tunnel perché al momento è parecchio sovrappeso - sai adora le patatine - e si è rotta accidentalmente una gamba. Così per ora si trova in ospedale ed era davvero giù di morale così ho deciso di regalarle un karaoke. 

Il tema del sogno ritorna spesso nelle tue opere, c'è questa costante sovrapposizione tra realtà e immaginazione e trovo sia un concetto interessante ed estremamente attuale oggi che siamo in perenne conflitto tra reale e virtuale. Come ti rapporti al mondo del digitale? Ciò che viviamo online è reale o è da considerarsi una rappresentazione?
Credo sia tutto reale, la finzione è reale. Leggere una storia o rivivere qualcosa che si è sedimentato nella tua mente è tanto reale quanto fare direttamente esperienza di qualcosa. Anche l'immagine di noi stessi che pubblichiamo su Facebook, e pur non essendo rappresentativa al 100% di ciò che siamo in realtà, è una realtà che abbiamo creato noi pertanto esiste. Perché sentiamo il bisogno di separare ciò che reale da ciò che non lo è? Nel nostro subconscio tutto ha lo stesso peso, lì non riusciamo a controllare il nostro desiderio e attualmente sentiamo il costante bisogno di consumare immagini, e le immagini stesse si autoconsumano, si deteriorano e muoiono proprio come noi. Oggi si parla molto di consumismo visivo, ma è "consumando" che creiamo al tempo stesso.

Lo ritieni quindi una cosa positiva?
Sì, se affrontato nel giusto modo è positivo, creare immagini stimola la nostra creatività. Per me generare immagini è lavoro, attraverso di essere esprimo le mie ansie, le mie emozioni, sono un mezzo potente che mi mette in comunicazione col mondo.

Alle tue mostre lo spettatore è invitato ad utilizzare tutti i 5 sensi, a sentire, vedere, toccare, odorare, gustare... È un invito ad immergerci nelle nostre sensazioni e a godersi le cose fino in fondo?
È un invito a ricordarci a farlo. Vedo i video come "vita condensata", un luogo in cui riunire tutte le emozioni, ma allo stesso tempo si tratta solo di pixel. Cerco con le mie installazioni video di far provare tutte le sensazioni possibili, ma con la consapevolezza che non sarà mai intenso come nella realtà. Ciò che faccio sostanzialmente è cercare di innescare qualcosa nella memoria - quando vedi l'immagine di un lampone magari ti ricorda un evento di quanto eri piccolo, paragoni quel ricordo al presente e l'immagine ti riporta subito al gusto di quel lampone. Apprezzo quando la gente mi dice "I tuoi video puzzano", vuol dire che sono riuscita nel mio intento. Le sensazioni sono una parte importante delle mie opere, ho bisogno di fisicità.

Perché hai scelto di raccogliere molte delle tue opere in questa mostra? Com'è nata l'idea?
Mia nonna è un'artista e con questa mostra vuole raccontare la sua storia e la sua posizione come artista donna. Ha voluto inserire un karaoke e un parrucchiere perché secondo lei non dovrebbero mancare in nessuna mostra! C'è una certa ingenuità in tutto questo, una certa giocosità. Le piace giocare con l'idea di museo e di mostra, e da questo il titolo Visitor Center, il quale evoca qualcosa di provinciale in contrasto con l'austerità di una exhibition.

Hai accennato al ruolo di tua nonna come artista. Com'è per te essere un'artista donna oggi?
Sono stata molto fortunata perché faccio parte di una generazione che ha avuto molta libertà grazie ai traguardi raggiunti dal movimento femminista prima di me. C'è ancora molto lavoro da fare e grazie alla mia arte posso portare avanti la ricerca e continuare ad esprimere ciò che sento.

laureprouvost.com

hangarbicocca.org

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto su gentile concessione di Pirelli HangarBicocca, foto di copertina via Tate