pitti immagine ha proposto una ricerca di identità culturali forti

Una riflessione su Gosha Rubchinskiy, Fausto Puglisi, Lucio Vanotti e Raf Simons.

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giu 20 2016, 7:45pm

Ph. Andrea Buccella

"Mi sono rifugiato nella forma del quadrato, ed esposi un quadro che non rappresentava altro che un quadrato nero su un fondo bianco, i critici e il pubblico si lamentarono: - È andato perduto tutto ciò che noi abbiamo sempre amato. Siamo in un deserto. Solo un quadrato nero su un fondo bianco ci sta davanti! - e si cercavano parole schiaccianti per allontanare il simbolo del "deserto" e per ritrovare sul "quadrato morto" la preferita immagine della realtà. La critica e il pubblico consideravano questo quadrato incomprensibile e pericoloso, ma non c'era altro da aspettarsi" scriveva Malevich nel 1915 dopo aver esposto "Quadrato nero su fondo bianco" nella mostra "0,10 - The Last Futurist Exhibition of Painting" a San Pietroburgo. 

Quell'opera mise in discussione tutto quello che era considerato "arte " fino a quel momento anche le stesse avanguardie nascenti. L'opera d'arte non aveva più bisogno di avere legami con la realtà e andava verso l'astrattismo simbolico e magico delle forme geometriche pure. Azzerare per rimettere in discussione tutto e ricostruire, è la forza del messaggio della avanguardie ed è la stessa che ha portato a Firenze Gosha Rubchinskiy

Gosha Rubchinskiy by Andrea Buccella

Designer, fotografo e videomaker, il trentaduenne russo già conosciuto e distribuito nei migliori retailstore di tutto il mondo, grazie anche al supporto di Comme des Garçons, ha portato sulla passarella dell'ultima edizione di Pitti Uomo l'estetica dura e struggente delle culture giovanili della Russia post sovietica. Ha sorpreso il pubblico facendo sfilare i suoi "ragazzi di vita", reclutati grazie ad un casting su Instagram, con capi sartoriali abbinati a inflessioni sportswear attraverso suggestioni artistiche provenienti dalla fotografia e dal cinema. L'esaltazione di una vera e propria estetica del disagio, una visione della moda che ci porta a riflettere su cosa sono stati i regimi e cosa succede nel resto del mondo. 

Gosha Rubchinskiy PE17

Come racconta lo stesso Gosha in diverse interviste "bisogna porsi delle domande". Ma perché il suo stile piace tanto alla generazione nata dopo il 1991? Per la forza con cui afferma la sua identità, la purezza e crudezza del suo messaggio in un sistema moda dove regna un horror vaqui decorativo di stampe e motivi, dove si tende a riempire a caricare, dove gli stili si mixano e si ripetono ossessivamente. Siamo in un neoeclettismo dove il realismo di Gosha, quello che lui definisce un "rinascimento russo" rompe un sistema. In questo del tutto assimilabile a certi meccanismi estetici degli inizi del '900, quando l'ansia del nuovo stravolse il mondo. 

Gosha Rubchinskiy PE17

Ancora una volta la fiera Pitti Uomo giunta alla sua novantesima edizione rivela il suo grandissimo intuito nell'ospitare le realtà più vibranti e innovative a livello internazionale, figure molto diverse tra loro ma che rappresentano reazioni differenti ad un sistema saturo. Nella stessa giornata in cui ha sfilato Gosha, ha debuttato con la sua prima collezione uomo per la prossima estate Fausto Puglisi. Un incredibile set è stato animato da una schiera di gladiatori contemporanei, galeotti e atleti del calcio fiorentino, personaggi alla Gomorra in un caleidoscopio pop e mitologico di stampe e colori. Veri e propri "dei" della strada, adornati di coralli e amuleti barocchi in oro, sono la sua risposta ad un'estetica seducente che forse non seduce più. 

Fausto Puglisi PE17

C'è invece chi risponde con la purezza dei colori delle forme come Lucio Vanotti, che fa sfilare un uomo alla ricerca della suo mondo interiore. Il suo è un dandy intellettuale e introspettivo che vive di letture e preghiere sempre ricerca di equilibrio e pace. In una palette che passa dal mattone al vinaccia, con punte di carta da zucchero e lapis, il colore dominante è un avorio monacale usato nei volumi over di giacche, gilet e pantaloni, un filtro di distacco dalla realtà. 

Lucio Vanotti PE17

Questa edizione di Pitti si è chiusa con un omaggio a Raf Simons che può essere in qualche modo considerato il padre di questa estetica minimale e controcorrente, che parte dallo streetwear underground per innovare, rifiutando una visione estetizzante e mainstream. L'evento Florence Calling: Raf Simons ha celebrato il ritorno a Firenze del designer di Anversa con una selezione di capi di archivio e la presentazione della prossima collezione per l'estate 2017. La stazione Leopolda stravolta da impalcature, tubi innocenti e manichini rotti e mutilati, ha fatto da sfondo ad un'emozionante show-performance, una celebrazione della bellezza e della forza della giovinezza. Camicie e capispalla leggeri e fluttuanti con immagini dell'iconico fotografo Mapplethorpe diventano una galleria fotografica ambulante. Le foto di David Byrne, Laurie Anderson e Patti Smith sono ancora il simbolo di una libertà che vince su tutto.

Raf Simons PE17

pittimmagine.com

Crediti


Testo Alessio de'Navasques 
Foto Andrea Buccella